ANALISI
A cura di: Paolo Rosato
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PRESENTAZIONE DEL CORSO
 

Salve amici, stiamo per iniziare un lungo (?) viaggio insieme e forse è bene conoscersi un poco di più prima di addentrarci in un mondo - quello dell'analisi musicale - che può suscitare reazioni diverse e contrastanti.
Io stesso, quando Marco e i suoi amici mi hanno proposto di occuparmi di questa sezione mi sono detto: ma sarò nel posto giusto? Non vorrei che la lettura del mio curriculum provocasse un crollo delle sempre più quotate azioni di "Jazz convention"!
Loro, avevano sentito un mio seminario su Anton Webern, l'allievo di Arnold Schoenberg, l'ispiratore delle avanguardie più spericolate del secolo scorso. Apparentemente, nulla di più lontano dal jazz. Per di più, le mie analisi sono ben diverse da quelle che si praticano nelle tanto decantate scuole americane, sia in ambito classico che jazzistico. Ma, Marco non aveva dubbi, ed è riuscito a toglierli anche al sottoscritto. Allora mi sono detto: in fondo siamo ormai nel terzo millennio (cioè, si può forse fare qualcosa di nuovo) e poi mi sono ricordato che nel secolo scorso, nel vecchio Novecento, avevo suonato io stesso per anni musica jazz e che addirittura avevo già una volta misurato la mia prospettiva teorica con quella musica: già, me ne ero semplicemente dimenticato, ma è roba appunto di un secolo fa! Ecco allora la nuova sfida che lancio a me stesso: riprendere quel discorsetto e vedere un po' se potrà servire a qualcosa, almeno per qualcuno che avrà la pazienza e la bontà di seguirmi.
Ricordo che una volta riuscii a far capire qualcosa di armonia anche a ragazzini della scuola media con grande sorpresa di altri docenti. In verità il mio motto è che una teoria analitica, se è ben pensata, deve funzionare bene sempre, in ogni campo e con ogni tipo di allievo. Perché la forza di una teoria sta nella sua semplicità di base, dalla quale si devono però poter fare grandi cose.


Struttura e finalità del corso


In questo primo corso mi occuperò essenzialmente di analisi melodica, un settore molto trascurato, soprattutto - ma non solo - nel jazz. Ricordo infatti che spesso lo studio dell'improvvisazione del secolo scorso si limitava alla conoscenza di scale di ogni salsa e, nella migliore delle ipotesi, di patterns melodici che erano in fondo progressioni da studiare meccanicamente sullo strumento. Non che tutto questo non servisse e che non serva più, ma credo che l'analisi possa dare alla didattica della composizione e dell'improvvisazione anche elementi più stimolanti sui quali esercitarsi.
Il senso del corso consisterà nel rendere coscienti quelle operazioni che ogni musicista fa istintivamente senza rendersene conto nel corso della sua formazione e delle sue esperienze musicali. Come ogni bambino impara a parlare senza conoscere coscientemente la grammatica (in verità apprende tanti modelli di comportamento linguistico da tutto ciò che ascolta), così tutti possiamo imparare la musica, senza tante chiacchiere. Ma lo studio intelligente può farci parlare e suonare meglio e in più breve tempo.


finalità del Corso:

Sviluppare le capacità compositive e improvvisative tramite:


  • analisi di standard e di soli di noti jazzisti applicando i criteri dell'analisi lineare modellizzante:
  1. conoscenza di elementi
  2. conoscenza di strutture
  3. conoscenza di processi
  4. formalizzazione dei processi
  • autoanalisi (applicazione della metodologia analitica sulle proprie produzioni musicali).
assimilazione di elementi, strutture e processi complessi secondo le seguenti fasi:
  1. istintività musicale
  2. razionalizzazione
  3. sviluppo processi
  4. interiorizzazione
  5. nuova istintività
Struttura di ogni lezione:
  1. Teoria
  2. Esemplificazione
  3. Esercitazione analitica
  4. Confronti tra jazz e altri ambiti musicali
  5. Applicazione didattica nella composizione e nella improvvisazione
  6. Approfondimenti su questioni teoriche
  7. Discussione e problematizzazione


Paolo Rosato - Jazz Convention Year 2001