Ellington Celebration: da una soffitta dell’America al palco del Supercinema - Chieti, 06.3.2007
Foto: da internet



Ah si? Ma dai! Bene bene. E così via dicendo. Dall’inizio alla fine del concerto, l’alternarsi di violini e percussioni, sassofoni e clarinetti, ci ha condotto in un sali e scendi emozionante tra numerosi belvedere mozzafiato e strade strette e nascoste. Andato in scena il 6 marzo scorso al Supercinema di Chieti, l’Ellington Celebration si potrebbe descrivere proprio come un incontro di due vecchi amici che passeggiano per la città saltando da un jazz club all’altro senza ignorare il quartiere latino e il rione più colorato. Susseguirsi di diapositive e fotogrammi del grande sogno di Edward Kennedy “Duke” Ellington (1899 – 1974. Straordinario compositore statunitense noto anche come Il Duca), il concerto si è mostrato, soprattutto, come la concretizzazione di una collaborazione, spesso ritenuta inopportuna o forzata, tra musica classica e musica jazz.
L’orchestra sinfonica del teatro Marrucino e la Sidma Jazz Orchestra, impeccabilmente dirette dal maestro Bruno Tommaso, hanno infatti dato vita a quella che lo stesso Luca Bragalini, musicologo dall’indiscussa competenza e autore primo della serata e della “riscoperta” di Ellington, definisce essere una vera e propria storia d’amore. L’improvvisazione e lo stile casual dei jazzisti (confermato anche dall’assenza appositamente studiata di papion e scarpe lucide!) si sono ben incastrati con la precisione e il raziocinio dei musicisti classici dando prova di come, talvolta e quasi magicamente, le differenze tra due amanti possano anche essere pregi. Incorniciato da un’iniziale breve suite per corno e pianoforte composta da Billy Strayhorn (1915-1967 amico e braccio destro di Ellington) e da una pagina conclusiva per solo pianoforte eseguita da Paolo Birro e composta da John Lewis (1920 – 2001 uno dei massimi compositori della storia del jazz), il concerto si è articolato in quattro movimenti scritti da Ellington: “Night Creature”, “Three Black Kings” (con un terzo movimento arrangiato da Bruno Tommaso), “Harlem” e la disseppellita “Celebration”, una delle pagine meno note del Duca eseguita solo nel 1972 e nel 1974, ma finalmente tornata alla luce dopo oltre trent’anni di oblio, grazie alla curiosità di Luca Bragalini e alla soffitta di Cathy Collier, (vedova di un orchestratore di Celebration, Ron Collier), inconsapevole quanto encomiabile custode del manoscritto. Il disco del concerto verrà distribuito insieme ad un libro in prossima uscita, scritto da Bragalini per Zecchini Editore e dedicato all’Ellington sinfonico, in modo da completare un progetto che, come afferma l’autore del testo, permette ad una scoperta musicologica di non rimanere ad appannaggio degli addetti ai lavori ma di tridimensionalizzarsi e raggiungere tutti gli interessati. “In fondo – continua Bragalini con un po’ di sana autoironia - anche Ellington, come ogni compositore, scriveva per se stesso e per il pubblico, non certo per i musicologi.

Federica Fusco - Jazz Convention year 2007