Wayne Shorter Quartet - Footprints Al Teatro Manzoni - Teatro Manzoni, Milano, 23.04.2007
Wayne Shorter: sassofoni soprano e tenore
Danilo Perez: pianoforte
John Patitucci: contrabbasso
Brian Blade: batteria
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Un gruppo d’eccezione ha chiuso la stagione 2006\2007 della rassegna “Aperitivo in Concerto” del teatro Manzoni di Milano. Da anni l’iniziativa del gruppo Mediaset si è distinta per la grandiosa qualità delle proposte che portava sul suo palco: da ormai quasi dieci anni alcuni degli appuntamenti jazzistici più importanti del capoluogo lombardo ha visto come cornice il palcoscenico del centralissimo teatro. Il concerto di chiusura non ha fatto altro suggellare l’importanza di questo rassegna per il jazz americano in Italia: un Wayne Shorter in forma smagliante – nonostante i suoi magnificamente portati settantatré anni – ha stregato letteralmente il foltissimo pubblico presente con un concerto di oltre settanta minuti con una sola interruzione. Un flusso continuo di musica, dunque, che sembra quasi strizzare l’occhio alle infinite session del periodo in cui Wayne collaborava ai primi dischi “fusion” di Miles Davis: in un certo senso, quell’esperienza è ancora presente anche nella musica stessa, e non solo nella distruzione del concetto di stesso di “canzone”. Gli echi non mancano, per quanto il quartetto abbia indiscutibilmente intrapreso ormai una strada del tutto nuova. Allontanatosi dagli stilemi
fusion e funky di dischi come Atlantis, la ritmicità rimane una componente fondamentale del percoso musicale shorteriano, ma come sempre a farla da padrona è la ricerca armonica. In questo, decisamente, Danilo Perez è un campione: la sua visione armonica è, si potrebbe dire, totale, nel senso che qualsiasi possibilità l’intelaiatura armonica gli offra, lui è pronto a sfruttarla nel modo più originale possibile; niente di meglio per accompagnare un genio dell’armonia come Shorter. E’ inutile soffermarsi sulle ben note qualità di Brian Blade portatore di un drumming squisitamente contemporaneo e altrettanto squisitamente sofisticato ed espressivo per quanto di marca dichiaratamente postboppistica. D’altro canto, per i meno smaliziati sarebbe stata una vera sorpresa il contrabbasso di John Patitucci. Notoriamente individuato come uno dei massimi esponenti del basso elettrico, e notoriamente portato alla ritmicità funky (come dimenticare i bellissimi dischi in cui accompagnava l’elektric band di Chick Corea?), è un vero piacere vederlo alle prese con la versione acustica dello strumento, da cui riesce a far scaturire una liricità – accompagnata dalla sua ben nota ricchezza di idee – assolutamente strepitosa.
In definitiva, il quartetto di Shorter non perde un colpo, ed è in grado di affascinare alla grande esperti e meno esperti. L’incredibile raffinatezza e modernità del gusto musicale di cui i musicisti si fanno portavoci è accompagnato – forse si potrebbe dire filtrato – da una godibilità senza precedenti. Il fascino è, dunque, onnicomprensivo.