Aires Tango - dall’Argentina con… il Jazz - Teatro Nuovo, Varese, 11.05.2007
Foto: Roberta Guzzetti



Javier Girotto: sax soprano, moxeno, campionatore
Alessandro Gwis: pianoforte e elettronica
Michele Rabbia: batteria e percussioni
Marco Siniscalco: basso elettrico

Come al solito, un concerto degli Aires Tango non è solo musica, ma c’è sempre altro. Come al solito, si parla di Argentina: terra natale di Javier Girotto, in cui l’anno scorso ricorrevano i trent’anni dall’inizio della dittatura argentina, che fece trentamila desaparecidos. E appunto “30mila cuorI ” è il titolo dell’ultimo album del gruppo uscito proprio l’anno scorso per le edizioni de “Il manifesto”: un omaggio a quelle trentamila persone torturate, forse uccise, sicuramente sparite, grazie alla “guerra sporca” di Videla, Viola, Galtieri e Bignone.
E’ impossibile comprendere a fondo la musica degli Aires Tango senza queste precisazioni, forse. Sicuramente perché tutto il concerto dell’undici maggio è stato infarcito di campionature vocali tratte dagli anni della dittatura: ordini di generali, canzoni “popolari” e così via. Ma in realtà la tessitura tra discorso politico-sociale e musicale non si ferma qua: è l’intelaiatura stessa della musica, la progressione del discorso melodico e ritmico che quasi grida vendetta in ogni istante, ma sempre per stemperarsi subito dopo. C’è un alternarsi di climax ascendenti, con momenti di altissima tensione emotiva grazie al sax quasi recitante, quasi parlante di Girotto e alla violenza timbrica della batteria di Rabbia, e di momenti di distensione, in cui emerge il lato più propriamente argentino, quasi da tanguedia del concetto musicale che gli Aires Tango sviluppano. Per rimarcare ancora di più la profonda derivazione popolare sudamericana della sua musica, Girotto ha suonato – in un brano, “Abuelas de plaza de mayo”, per la verità non di “30mila cuori”, ma del disco precedente, “Escenas Argentinas” – il Moxeno, un flauto andino manufatto proveniente dal nord est argentino: l’intensità cavata fuori da quello strumento, così densamente popolare eppure trattato in modo prettamente jazzistico, è l’impronta più propria della musica di Girotto.
Insomma, un concerto all’insegna dell’eccellenza, ma anche della sperimentazione: non è mancata un’accurata parte elettronica, non solo coi campioni “storici”, ma anche attraverso filtri sul pianoforte, che contribuivano senz’altro ad accentuare la fusione Europa-America latina. Impossibile, in conclusione, non soffermarsi sulla straordinaria musicalità di Siniscalco, bassista e contrabbassista già più che ben noto in Italia: sottile, raffinato quanto energico e – perché no – ironico.

Diego D'Angelo - Jazz Convention year 2007