Young Jazz in Town 2007 - Foligno, 31.5.2007/3.6.2007
Foto: Fabio ciminiera



Il festival Young Jazz in Town è arrivato alla terza edizione e, come ha detto spesso Franco Dottorini, presentando i concerti, è diventato maggiorenne... e la rassegna assume nel sottotitolo, "Festival di ricerca e sperimentazione", una nuova prospettiva di lettura e di sviluppo per le prossime edizioni: festival giovane per l'età anagrafica dei musicisti, ma anche festival giovane per la volontà di aprirsi a linguaggi sempre più nuovi.
Proprio il secondo aspetto è stato particolarmente rilevante nella costruzione del programma. Concerti dall'atteggiamento diverso hanno portato, a fianco del jazz più canonico, espressioni cameristiche, forme vicine al rock e alla sperimentazione sonora, l'incrocio tra musica e teatro.
Il festival mantiene fede alla parola "young" presente nel titolo e, pur inserendo all'interno del cartellone alcuni musicisti più esperti, sono comunque pochi quelli che superano i trent'anni e basta una mano per contare quelli che superano i quaranta... E, se questa osservazione ha senso sotto il punto di vista ,meramente numerico, ha molto più significato notare l'atmosfera creata dal festival: un riscontro reciproco che parte dall'essere presenti per diversi giorni al festival, ascoltare i concerti, confrontarsi, come in uno stage continuo, tra musicisti durante le prove, i sound-check, le jam session serali. Come già si notava lo scorso anno, la partecipazione dei musicisti diventa un aspetto decisamente notevole e caratterizzante della rassegna: tant'è che poi, molti ragazzi presenti l'anno scorso a Young Jazz in Town si sono stabiliti a Foligno.
Un festival aperto a linguaggi diversi, si diceva. Innanzitutto la provenienza varia ed internazionale dei musicisti: Stati Uniti, Norvegia, Austria e Francia... ma anche ragazzi italiani, come Guido Zorn o i pugliesi Andrioli, Scarafile e Angiuli, che vanno a vivere all'estero per fare esperienza e maturare, con una prospettiva più completa, come musicisti. L'apertura passa, anche, attraverso l'intenzione precisa di ospitare progetti sviluppati in modo aperto dagli stessi autori. Come Tinissima, suite in otto movimenti dedicata da Francesco Bearzatti a Tina Modotti, un viaggio musicale sul percorso seguito dalla fotografa nata ad Udine e cittadina del mondo; come Songs from the underground di Maria Pia De Vito, un incrocio di suoni, canzoni e repertori gestito con classe ed eleganza. Molte le aperture ai generi diversi, durante il festival: dalla canzone con la De Vito alle sperimentazioni sonore della musica free e totalmente improvvisata dei norvegesi Generator X, dalla performance eclettica di Antonello Salis e Gianluca Petrella alle atmosfere rarefatte del Francesco Saìu Trio e alla melodia pura de Le Monde de Kota. Per arrivare, infine, al Michele Rabbia Solo: uno spettacolo tra poesia, magia e percussioni, un percorso totale, nel quale oggetti quotidiani diventano produttori di suono, e la voce di Carmelo Bene, i Canti Orfici di Dino Campana, i testi di Artaud si mescolano in una atmosfera sospesa ai movimenti e alle intuizioni di Rabbia.
Il jazz, più classicamente inteso, è stato presente nella musica proposta dal Landon Knoblock Trio, dal Fabrizio Scarafile Quartet, dal trio di Alessandro Bravo e dal Georg Vogel Quartet. Ma, ancora, le quattro formazioni muovono in modo differente dalle influenze e dai riferimenti di partenza. Il quartetto austriaco guidato dal pianista Georg Vogel, meno di ottant'anni in quattro, segue la deriva del chitarrismo metheniano e il trio di Alessandro Bravo, completato dai pregevoli Steve Cantarano e Alessandro Marzi, si dirige nel canone del piano trio, con una interessante chiusura, una versione in trio della Rapsodia in Blu di Gershwin. Scarafile e Knoblock esprimono una visione più personale e maggiormente votata ad accogliere nelle proprie espressioni stimoli differenti: entrambe le formazioni creano i presupposti per elaborare la tradizione con una voce più libera e slegata da posizioni precostituite.
Young Jazz in Town mette in evidenza anche la buona predisposizione a dialogare con altre realtà culturali e sociali di Foligno e ad aprire canali di collaborazione importante. La presenza di Generator X è stata realizzata grazie alla collaborazione con l'Ambasciata di Norvegia e con l'associazione Dancity. Durante le serate del festival, associazioni come l'Afam e Amnesty International hanno portato le proprie iniziative a fianco dei concerti e lo staff di Via Industriae si è occupato di riprendere, fotografare, intervistare i musicisti e tutto quello che accadeva sul palco e intorno ai concerti.
Torneremo, presto, sul festival folignate e sui concerti visti durante Young Jazz in Town.

Fabio Ciminiera - Jazz Convention year 2007