Stefano Bollani - Piano Solo - Villa Arconati, Castellazzo di Bollate (Mi), 03.07.2007
Stefano Bollani: pianoforte
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Nel 2006 la rivista “Musica Jazz” lo elegge a musicista dell’anno. E senz’altro una delle più importanti pubblicazioni italiane di quell’anno è stato il suo “Piano solo”, inciso per la ECM. E’ con questo repertorio, con queste idee che Stefano Bollani si è presentato in concerto, da solo in compagnia di uno Steinway & Sons, nella magnifica cornice di Villa Arconati, che da anni può fregiarsi di ospitare alcuni dei più importanti nomi del jazz italiano e internazionale. Il pubblico foltissimo già da solo indica la fama raggiunta dal pianista toscano (di adozione, ma milanese di nascita), e non si fa fatica a capire il perché. Bollani unisce in modo unico in Italia il consenso della critica e del pubblico: dalla prima proprio grazie a pubblicazioni come questa per la ECM, raffinate, profondamente jazzistiche, che mostrano un pianista che ha ben digerito la lezione dei “grandi” del pianoforte solo, e non parliamo unicamente di Keith Jarrett; almeno da citare sono Lennie Tristano – soprattutto per l’uso frequente di ostinati alla mano sinistra - e molta musica strumentale del novecento russo; dal secondo, invece, grazie al suo incontrollabile carisma, che trasforma ogni suo concerto non solo in un fluire interminabile di note, ma anche in uno spazio in cui al pubblico “tutto è concesso”, risate incluse. A metà concerto, dopo un breve pausa, il Nostro se ne esce sul palco con carta e penna, raccoglie dal pubblico una decina di brani (una specie di sagra del brutto, da “Heidi” ad altre cosette così) e si diletta (e diletta gli astanti) con una lunga improvvisazione in cui fonde tutte le idee arrivategli. Kitsch? No, ed è questo il bello.
Ma a parte queste piroette musicali, il Bollani davvero eccezionale è quello di tutto il resto del concerto, uno straordinario pianista dotato di una pronuncia chiarissima, di una articolazione del suono uniforme, e dalla straordinaria sensibilità ritmica. Nei suoi brani c’è sempre, nascosto qua o là, un tempo composto; il pianoforte sembra essere davvero uno strumento percussivo. E non lo diciamo solo per la spiccata ritmicità, o per l’uso di sonorità estreme come cluster, glissati e così via: ma anche proprio perché l’intelaiatura in legno della cassa armoniche, le corde, i martelletti, tutto diventa strumento, tutto fa musica. Merita una menzione speciale la rilettura che Bollani dà del brano “Antonia”, composta da un altro eccellente pianista italiano, Antonio Zambrini, e che è l’apertura del disco ECM: è una ballad dolce, intensa, ma non melensa; è una dolcezza che oseremmo dire “disincantata”, resa tale grazie alla disarmante complessità armonica con cui viene resa, che mette in fuga qualsiasi luogo comune, qualsiasi manierismo e, in definitiva, qualsiasi “già sentito”. In tutto Bollani, del resto, i luoghi comuni, i manierismi, i “già sentiti” sono banditi del tutto.