Crocevia di suoni: Jazz Festival - Agrate Brianza, dal 29.06 al 01.07.2007
Foto: Roberta Guzzetti



Una intensa tre giorni di suoni e musica, ma anche di immagini e colori. Il festival jazz “Crocevia di suoni”, ideato e organizzato dal sassofonista agratese Felice Clemente, ormai giunto alla terza edizione, ha trovato quest’anno non solo un perfetto equilibrio tra le serate, ma anche il folto pubblico ha mostrato di essere davvero appassionato a questa kermesse: basti, a sottolinearlo, il concerto conclusivo, nato sotto il cattivissimo auspicio di una tromba d’aria ma che ha comunque visto presenti oltre un centinaio di persone.
Ad aprire il festival, del resto, è stato un quartetto d’eccezione: quello del sassofonista Pietro Tonolo, che ha visto i giovani Riccardo Chiarion alla chitarra e Tommaso Cappellato alla batteria affiancati a un contrabbassista d’oltreoceano, Marc Abrams. La serata è stata un mix di brani composti dal sassofonista scomparso da pochi anni Steve Lacy, di brani “pop” italiani (del resto l’ultimo disco a firma Tonolo si chiama appunto “Italian Song”) e di brani di sua composizione ancora inediti. Inutile sottolineare le qualità ben note di Pietro Tonolo, che forse sono state particolarmente messe in mostra nella rilettura di “Almeno tu”, la famosissima canzone a firma Fabrizio portata alla fama da Mia Martini: il brano è diventato una ballad struggente, con un suono straordinario di sax soprano, in cui il tema più che essere presente veniva sottilmente riecheggiato, fatto riemergere a tratti, il tutto condotto in modo estremamente raffinato. Da sottolineare, infine, oltre al promettentissimo Chiarion, il suono unico del contrabbasso di Abrams: una limpidezza di suono e un melodismo assolutamente straordinari.
Il secondo giorno del festival ha visto due appuntamenti alternarsi nella bella cornice di piazza S. Paolo: nel tardo pomeriggio un concerto affascinante e piuttosto elegante, quello del nuovo quartetto di Felice Clemente “Nuevos Aires Ensamble”, che ha visto al fianco dell’organizzatore della kermesse il percussionista italiano Francesco D’Auria, la voce di Paòla Fernàndez Dell’Erba e la chitarra di Javier Pérez Forte, entrambi sudamericani. Un quartetto interessante, che unisce jazz e tango – per quanto diversamente da un gruppo come gli Aires Tango di Javier Girotto – in brani melodici, di immediata presa, semplici ma emotivi. Una curiosità: Francesco D’Auria si porta ormai da anni in concerto uno strano strumento, che sembra un po’ un incrocio tra una steel drum, un gong e un disco volante: è una percussione melodica di recente invenzione, chiamata “Hang”, costruito in svizzera, e D’Auria ne è uno dei principali suonatori italiani. Ha dato una dimostrazione di questo inusuale strumento proprio durante il concerto del “Nuevos Aires Ensamble”, stupendo tutto il pubblico per le potenzialità timbriche e per il suono a metà tra una steel drum, appunto, e un vibrafono, molto armonioso.
La sera la stessa piazza San Paolo ha fatto da cornice al trio di Massimo Colombo, con Marco Micheli al basso e Francesco Sotgiu alla batteria: una serata in cui a brani di dischi meno recenti sono stati alternate composizioni di Colombo tratte dal suo ultimo disco da leader, “Caravaggio”: così come il grande pittore, anche Colombo alterna tonalità chiaroscurali, in una musica scarna, sempre tesa e rarefatta: un obbiettivo pienamente raggiunto anche grazie alla sottigliezza timbrica di Sotgiu.
Un evento d’eccezione ha chiuso infine il festival domenica 1 luglio: “Creature di Sabbia”, in cui si intrecciano la musica del trio di Tino Tracanna (sassofonista che non richiede certo presentazioni) accompagnato da uno straordinario Pablo Perez al piano, dotato di una sonorità intensissima e sempre in grado di fare l’assolo giusto al momento giusto, e da Stefano Bertoli alle percussioni, alle creazioni dell’artista visivo Massimo Ottoni, che “dipinge” (si può dir così?) su una lastra di vetro usando solo sabbia, dita e pennelli, proiettando poi il tutto su un telone: immagini in movimento, perfettamente intrecciate alla musica; improvvisazione musicale e improvvisazione visiva; metamorfosi di temi e melodie allacciate a metamorfosi di immagini di sabbia. Una serata tutta particolare, e indubbiamente gustosa, ha dunque chiuso questa terza edizione del “Crocevia di Suoni Jazz Festival”: i nostri migliori auguri a Felice Clemente, sperando che la quarta edizione possa superare ancora l’eccellenza raggiunta quest’anno.

Diego D'Angelo - Jazz Convention year 2007