Terni In Jazz diventa Grand Tour... - Terni, 20-25 giugno 2007
Foto: Fabio Ciminiera



Il Terni in Jazz Fest, il festival organizzato a Terni dallo staff di Jazzit, è sempre stato, per vocazione naturale, molteplice e multidisciplinare... l'idea di rinnovare le modalità del Grand Tour, di creare un percorso attraverso il territorio ternano nella sua totalità applicata al festival jazz, di unire musica e arti visive, è lo sbocco naturale di sette anni di lavoro da parte di Luciano Vanni e dei suoi collaboratori.
Andiamo con ordine... Nel 2003, in occasione della sua terza edizione, il festival produsse Ulisse: un confronto tra i musicisti e Marco Paolini, tra musica ed arte, ambientato nel Parco Archeologico di Carsulae. Da allora l'appuntamento ternano si è configurato come una possibilità artistica dai confini aperti: disegnare una dimensione non legata solamente alla musica, ma, se possibile, alla ricerca di una esperienza totale.
Sin da quella terza edizione, Terni in Jazz Fest ha proposto, di volta in volta, attività volte a legare la musica jazz ad esperienze ed emozioni diverse: il Meeting del Jazz in Italia, musicisti in improvvisazioni libere nei musei, incontri e concerti in biblioteca, sortite in provincia, l'apertura del festival alle Cascate delle Marmore, lo scenario, splendido, dell'Anfiteatro Fausto e via discorrendo...
L'edizione del 2007 raccoglie le premesse delle precedenti edizioni e rilancia, in modo sostanzioso e sostanziale, l'apertura alle altre forme artistiche. Ai concerti in provincia si abbinano le degustazioni enogastronomiche; al confronto tra arte figurativa e musica si annodano gli incontri con i filosofi a Palazzo Mazzancolli, nuova location aggiunta alle tante sedi del festival; ai concerti dell'Anfiteatro Fausto si collegano le sonorizzazioni in piano solo delle immagini di Terni, ritratti in movimento della città realizzati dallo staff del festival. Il Grand Tour come conseguenza logica e naturale del percorso delle sette edizioni del festival.
Terni in Jazz Fest resta, in ogni caso, un festival centrato sulla musica e sulle diverse possibilità di improvvisazione.
Il programma musicale ha avuto come riferimento principale il pianoforte. Sei pianisti anticonvenzionali, affermati attori di una generazione emergente, lo sguardo rivolto all'Europa e alla eccentrica varietà del jazz europeo, si sono esibiti sul palco dell'Anfiteatro Fausto. Tre pianisti italiani hanno proposto le sonorizzazioni in piano solo nella Chiesa della Madonna del Carmine. In un certo senso, il festival ha voluto riaffermare il ruolo principe del pianoforte nel gioco di combinazioni e creazioni del jazz.
Uno sguardo totale al pianoforte: dalle esplosioni nervose e vitalissime di Jean-Michel Pilc al risvolto metropolitano della visione lirica di Eric Legnini, dalla lettura molteplice di linguaggi e tradizioni di Bojan Z. alla rielaborazione delle tradizioni del jazz esibita da Jason Moran. Allo stesso modo, le tre sonorizzazioni hanno proposto tre pianisti, Mirko Signorile, Claudio Filippini e Giacomo Aula, diversi per stile ed intensità che ben rappresentano le nuove leve pianistiche del panorama italiano.
Tre formazioni consolidate e una produzione originale si sono esibite all'Anfiteatro Fausto nelle due ultime serate del festival. Un'improvviso, quanto improcrastinabile, impegno familiare ha impedito a Stefano Di Battista di essere presente a Terni per dare vita ad un quartetto di musicisti attivi in Francia: Eric Legnini, Remi Vignolo e Manu Katché sono stati, quindi, affiancati da Stephane Belmondo alla tromba per un concerto che stato, come è facile immaginare, diverso dal progetto originale e che si è animato del groove e delle tensioni metropolitane della ritmica e della tromba. Il concerto ha dato risalto a quattro musicisti di grande livello, alle prese con i brani provenienti dalle loro esperienze più recenti come le tracce scelte da Neighbourhood di Manu Katché, da Big Boogaloo di Eric Legnini e da Wonderland, il CD dedicato dal trombettista ai brani di Stevie Wonder.
I due trii, Bojan Z. Trio e Hoenig/Pilc Project, sono due formazioni abili nel gioco, nell'intreccio delle linee, nella compenetrazione di stili e linguaggi diversi, nell'esibizione, anche scenica, della musica. La gestione corale del trio guidato dal pianista di origine serba, un gioco di sguardi e sostegni reciproci che unisce Bojan Zulfikarpasic, Remi Vignolo e Ben Perowski, la direzione comune e la possibilità di sommare le linee dei tre musicisti crea il percorso musicale vario e onnicomprensivo del trio. Le regole dell'esibizione di Ari Hoenig, Jean-Michel Pilc, con Thomas Bramerie al contrabbasso, sono quelle di una accesissima competizione sonora: pianoforte e batteria si fronteggiano, si rispondono, sfruttano a proprio vantaggio l'accompagnamento del contrabbasso... il tutto viene tenuto insieme dalla grande abilità e dal virtuosismo pirotecnico di Pilc e Hoenig, dalla danza, forsennata, di Hoenig e Pilc sui rispettivi strumenti e dalla vicinanza estrema dei tre musicisti sul palco.
Equality, il progetto centrato sul batterista Nasheet Waits e sul pianista Jason Moran, si basa sulla lettura e sulla rielaborazione delle molte tradizioni del jazz statunitense. Un misurarsi continuo di esplosioni libere e aperture melodiche che, alla lunga, diventa un po' prevedibile. Il discorso musicale si rende interessante nella sintesi tematica e sonora dei diversi presupposti di partenza, un po' meno, come si diceva, nello sviluppo e nelle soluzioni proposte.
Delle diverse anime del Grand Tour, gli incontri con i filosofi sono stati, senz'altro, i più intriganti e più stimolanti. A metà strada tra conferenza e performance, riflessioni ad alta voce sulla musica e sulle possibilità espressive dell'uomo, gli incontri con Emanuele Severino, Giulio Giorello e Massimo Donà (principale animatore di questa sezione del festival) hanno costituito un esperimento interessante e sicuramente percorribile in direzioni sempre diverse ed originali. Concetti filosofici e musicali si intrecciano in modo felice e la verve e la capacità espositiva dei filosofi fanno il resto: il discorso intorno al tempo sviluppato da Massimo Donà oppure la tensione all'assoluto, il concetto di limite dell'analisi matematica, interpretata in musica da Giorello nella dinamica del crescendo, diventano il terreno e lo spunto per un'esperienza vicina alla musica e intrinsecamente connotata di altre possibilità... per giungere, in pratica e con un tragitto naturale, al modo di conoscere e di vivere un territorio, nel nostro caso la musica, con le aperture e la curiosità tipiche, da sempre, dello spirito del Grand Tour.

Fabio Ciminiera - Jazz Convention year 2007