Jeremy Pelt Quartet - New York a Brera - Cortile D’onore del palazzo di Brera, 12.07.2007
Jeremy Pelt: tromba, flicorno
Franck LoCastro: pianoforte, Fender Rodhes
Gavin Fallow: contrabbasso e basso elettrico
Dana Howkins: batteria
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Trentenne californiano trapiantato a New York, Jeremy Pelt ha già raccolto numerose occasioni in cui far parlare di sé: per tre anni consecutivi è stato “First Rising Star On Trumpet” del Downbeat Critics Poll e nel 2005 ha vinto il premio della JJA. E nel concerto di Milano non ha smentito tutte queste premesse. La sua tromba ha un vibe impressionante, sia con la sordina, sia con il pedale del wha. L’ultimo Miles? No, il suono è diverso; se proprio si vogliono cercare paragoni il sound del suo gruppo ricorda il quintetto di Dave Douglas – se non altro per l’uso massiccio del Fender Rodhes, decisamente non per il suono delle trombe – mentre nelle orecchie di Pelt sicuramente suonano Eddie Henderson e Lee Morgan. Ma naturalmente l’estetica musicale è decisamente diversa.
Punti cardine del concerto sono stati alcuni brani presi dall’ultimo disco, “Identity”, come la funkeggiante “Suspicion”, che mette in risalto la grande velocità e la formidabile tecnica del trombettista, sottolineando però in modo particolare la sua squisita attenzione per la frase curata, elegante, ben riuscita sotto tutti i punti di vista. Le qualità del suo fraseggio sono ancora meglio messe in mostra in “Eye Of The Beholder”: quila sua attenzione per le pause, moltissime, e per le dinamiche, produce un assolo memorabile. Sempre in questo brano c’è inoltre spazio per un assolo del contrabbasso di Fallow, preciso e interessante. In brani più veloci viene invece messa appieno in risalto la qualità del batterismo – molto fisico e fuori dagli schemi – di Dana Howkins, di cui non si può immaginare nulla di meglio per sostenere questo quartetto.
Alcuni dei brani suonati al concerto a Brera verranno inclusi in un disco di prossima pubblicazione (probabilmente a settembre) in cui l’attenzione all’elettronica e alla distorsione diventerà ancora più presente: già lo stesso Pelt, oltre che al pedale del wha utilizza piccole distorsioni per modificare il suono del flicorno, ma anche Franck LoCastro ha dato grande spazio all’effettistica sul suo Fender. Tutta l’elettronica e le distorsioni sono usate in modo accuratissimo e per nulla invadente, per sottolineare l’elemento descrittivo della musica e con una grande carica emozionale.
In definitiva, dobbiamo ammettere di aver raramente sentito un musicista così giovane suonare la tromba in questo modo. Da non perdere.