Fresu, Salis & Kocani Orkestar - La Sardegna Incontra la Macedonia - Villa Arconati, Castellazzo (Mi), 24.07.2007
Foto: Roberta Guzzetti



Antonello Salis: fisarmonica, pianoforte
Paolo Fresu: tromba, flicorno
Kocani Orkestar

Quasi due ore di ubriachezza musicale hanno tenuto incollato il foltissimo pubblico del Festival di Villa Arconati al concerto che ha visto due tra i più grandi musicisti sardi impegnati in un bizzarro progetto affianco ad una delle formazioni musicali più stravaganti d’Europa, la macedone Kocani Orkestar. L’orchestra, già famosa per le sue reiterate collaborazioni con Vinicio Capossela e Goran Bregovic, ha dato sfoggio alla sua musica travolgente, riuscendo a far ballare – soprattutto verso la fine del concerto – quasi tutto il pubblico. Un mix di musica balcanica, suoni tzigani e jazz – quest’ultimo non messo in scena solo da Salis e Fresu, come si potrebbe pensare, ma anche dalla stessa orchestra, grazie all’abbondanza di assoli e ad alcune sonorità particolarmente jazzy – davvero esplosivo. C’è da dire però che tra i momenti più interessanti in senso stretto sono stati i duetti tra gli stessi Salis – che si è visto prevalentemente al pianoforte – e Fresu – soprattutto al flicorno – in cui si davano “battaglia” il pianismo percussivo a cluster e glissati del primo e il lirismo che ha sempre costituito il tratto distintivo del secondo. Lirismo che la faceva ancora da padrone anche negli assoli accompagnati dall’Orkestar, creando una dissimetria talmente intensa da diventare decisamente riuscita. Tutte le due ore di musica sono state una sorta di meltin pot di culture musicali differentissime ma ben allacciate tra loro.
Nell’insieme il concerto è stato il portavoce di una musica di disarmante intensità, di ritmi insoliti mescolati a voci più classicamente jazz in grado di conquistare tutti. Un progetto senza dubbio interessantissimo dal punto di vista musicologico ma anche – ed è senz’altro questa la sua forza principale – di semplice ascolto, in grado di fare presa immediatamente su tutte le orecchie grazie alla travolgente ritmicità e al costante senso di “ubriachezza” che l’ininterrotto fluire di note e sincopi riesce a causare.

Diego D'Angelo - Jazz Convention year 2007