Young Jazz in Town: concerto per concerto - Foligno, 31.5.2007/3.6.2007
La terza edizione di Young Jazz in Town ha portato a Foligno progetti e formazioni interessanti: concerti dalle diverse prospettive differenti, uniti dalla voglia di ricercare una voce propria e particolare.
Perugia Funking Band
Raccogliere l'eredità della Fantomatik Orchestra era difficile. I giovani musicisti della Perugia Funking Band hanno centrato il loro repertorio sul funky degli anni '70, su brani jazz conosciuti come Mercy, Mercy, Mercy. E, come al solito, Foligno ha risposto bene: le persone hanno seguito in processione la band, che si esibita nelle piazze, si è fermata agli incroci, è entrata in gelateria ed ha attraversato, suonando, i tavolini, ha esibito le sue coreografie... Una buona prova per i musicisti perugini: evidentemente a qualcosa serve un festival di caratura internazionale che porta da trent'anni nella città musica, seminari, musicisti da tutto il mondo... oltre a un indotto di turismo culturale, di ritorno pubblicitario, di prestigio... e va a finire che in Italia ci siano ancora degli amministratori che lasciano passare in secondo piano le attività culturali...
Le Monde de Kota
Una delle sorprese positive del festival. Un quartetto stranamente assortito - trombone, armonica, chitarra elettrica e contrabbasso - una forte propulsione alla ricerca sonora e un approccio completamente basato sulla melodia. La melodia e la disposizione orizzontale danno l'impronta maggiore alla musica del quartetto italo-francese. Si sentono gli echi della musica del Mali: una costruzione sempre progressiva, il suono dell'armonica sottile come certe voci, la chitarra squillante che richiama la percussività melodica del contrabbasso riprende le percussioni e i tamburi animati della tradizione. Ma a questo si unisce tutto un mondo di suoni, riferimenti e accenti: spunti classici e moderni, idee e prospettive particolari, gli incontri tra i diversi strumenti... una visione musica è aperta e distesa, capace di riferirsi a musiche diverse, senza snaturarsi né perdere coerenza.
Maria Pia De Vito "Songs from the underground
Il secondo concerto della prima serata ha visto sul palco del Teatro San Carlo uno dei progetti più recenti di Maria Pia De Vito, Songs from the underground. Brani dal sottosuolo: brani della memoria, del background più profondo della cantante, sostegno e sostanza del percorso intrapreso negli anni attraverso jazz e sperimentazione, canzone napoletana e contaminazioni etniche. Canzoni di provenienza diversa, Jimi Hendrix, Elvis Costello e Joni Mitchell, brani originali e arrangiamenti originali. Un forte impulso al concerto lo danno gli inserti elettronici utilizzati, in modi differenti, da tutti e quattro musicisti: loop e interventi sui suoni hanno caratterizzato in modo significativo molte improvvisazioni e lo sviluppo di passaggi tra le diverse fasi dei brani. Il progetto si fonda sulle possibilità espressive, tecniche e musicali dei quattro musicisti: è un progetto che potrebbe apparire scontato se prevalesse una delle componenti (canzone oppure elettronica oppure cantante accompagnata dal trio), esagerato, se fossero estremizzate tutte le componenti in una corsa al rialzo, piatto, se, al contrario, l'intenzione di togliere prendesse il sopravvento. Maria Pia De Vito dimostra una visione di insieme davvero importante: riesce a dare corpo alle canzoni e a sostenere l'impatto dei musicisti, a tenere sulla corda i suoi tre compagni d'avventura e manipolare la "macchina", come la chiama lei, dei suoni. Mai, come in questo caso, si può parlare di voci a proposito degli strumenti: le potenzialità di ciascun elemento, musicista e strumento, ampliate dall'elettronica, asservite alle necessità delle canzoni, diventano il fulcro della narrazione e dello sviluppo dei brani e del concerto.
Georg Vogel Quartet
Il quartetto di giovani musicisti austriaci rimane un po' schematizzato nel seguire ispirazioni e punti di riferimento, forse ancora troppo ingombranti data la giovanissima età. Quattro musicisti con ottime possibilità di crescita e grande potenzialità da esprimere, una proposta che si muove nell'alveo della corrente methenyana e nella scia della tradizione degli anni' 90: dalla loro prospettiva, un recupero del passato o, meglio, una posizione consolidata.
Michele Rabbia soloLo spettacolo di Michele Rabbia, da solo sul palco con i suoi strumenti, i suoi oggetti, i suoi movimenti ... Dedicato alla poesia e poesia allo stato puro, lo spettacolo - questa la definizione dello stesso Michele Rabbia - segue il filo narrativo degli interventi registrati che si innestano ai suoi movimenti. Alchimista dei suoni e suscitatore di eventi, Michele Rabbia, durante il corso dello spettacolo, usa oggetti di varia e quotidiana provenienza che suonano, scaturiscono rumori, colore e movimenti. Suoni lunghi e ipnotici, rumori secchi e improvvisi, pause, sorprese, ironie, inquietudini. Poesia in movimento che regala un attimo di distacco dalla realtà normale: vuoi per l'utilizzo differente di oggetti semplici, vuoi per la concentrazione di Rabbia e per la comunicativa potente che attraversa la quarta parete e commuove il pubblico. Uno spettacolo di altissimo impatto emotivo.
Generator X
Generator X porta all'interno del festival Young Jazz in Town le ispirazioni della musica improvvisata che spesso si ascolta nei festival jazz europei. Una musica che raccoglie dal rock la sfida del volume, alto e imponente, e molte sonorità e si nutre di musica free e improvvisazione. Le definizioni sono spesso scatole vuote che non chiariscono molto, ma si potrebbe parlare di avant-free-rock: il trio norvegese raccoglie gli stimoli delle avanguardie per spingerli ulteriormente avanti. La definizione che ne danno loro è musica "totally free and improvised", suonata dal vivo: il suono del sintetizzatore, il gioco della batteria sui suoni, grazie alle bacchette e piatti, il basso che spinge ed apre lo spettro sonoro grazie al macchinario utilizzato dal musicista. Un percorso rivolto alla libertà creativa sul palco, senza temere di perdere i propri punti di riferimento: unica obiezione sta nel considerare quanto avanti si pongano i propri obiettivi rispetto alle posizioni di partenza, ai gusti del pubblico, alle necessità espressive e via dicendo...
Francesco Saìu TrioTrio composto dai fratelli Francesco e Fabrizio Saìu, sardi, e dal bresciano Francesco Ganassin. Un incontro sonoro che porta il mediterraneo a contatto con le atmosfere dilatate della musica del nord europa, il calore del suono a confrontarsi con le elaborazioni filosofiche e i risvolti intimi. La musica si muove dalle influenze etniche dei suoni della chitarra acustica, delle percussioni e dei clarinetti per dirigersi verso le tensioni della ricerca contemporanea. L'improvvisazione si fonda su strutture aperture e meno convenzionali e, spesso, su lunghi spazi solitari dei tre musicisti; temi, momenti di insieme e passaggi scritti sono circolari e ipnotici, coinvolgenti e ben congegnati. Una ricerca sonora con molti riferimenti che diventa genuina e personale nella convinzione dei tre musicisti sul palco, nella sintesi operata nella scrittura da Francesco Saìu, nella gentilezza di un repertorio coerente con i punti di partenza e con gli sviluppi offerti dalle combinazioni sonore del trio.
Landon Knoblock Trio
Il piano trio è forse la formazione più canonica nel jazz, insieme al quintetto sax tenore e tromba. Diversi giovani musicisti si sono avvicinati a questa forma, a partire da Brad Mehldau per inserire nuove possibilità, accentare con le derive sonore provenienti da altri generi, riprendere brani da altri contesti, ampliare il suono essenziale e conosciuto del piano trio con l'elettronica... ma resta, comunque, il confronto con questa formazione, con la sfida e con la tradizione, con la "nudità" e con l'essenzialità del suono. Landon Knoblock, supportato in modo impeccabile da Joe Rehmer al contrabbasso e Austin McMahon alla batteria, si muove con personalità e garbo all'interno del piano trio. I punti di riferimento sono i musicisti venuti alla ribalta negli anni '90, Mehldau e Mark Turner, Metheny e il ritorno alla tradizione dei musicisti della fusion, Michael Brecker, su tutti. Ma contrariamente al concerto del quartetto austriaco, si legge, nelle note e nell'impasto sonoro del trio americano, una maturità e una consapevolezza molto maggiore: tre musicisti molto essenziali sul palco, intenti a muovere dai modelli e dalle ispirazioni per esprimere una musica moderna, ben confezionata e diretta, con una buona capacità di interplay. Landon, Joe ed Austin lo hanno dimostrato anche nelle jam session serali: una ottima capacità di interpretazione degli standard e delle canzoni unita alla disposizione ad aprire la propria musica all'intervento degli altri musicisti.
salispetrellaGoldfinger, I feel good, Smoke on the water, One note samba, Nino Rota... e molto altro... Antonello Salis e Gianluca Petrella hanno proposto al pubblico folignate il loro incontro fatto di suoni e rumori, colori e movimenti, tutto all'insegna dell'ironia, del gioco e del pastiche. Improvvisazione e preparazione si mescolano in un susseguirsi di sorprese e trovate, di intuizioni percorse o lasciate a metà strada. Due musicisti sul palco, cento ruoli da interpretare: Salis e Petrella entrano ed escono dalle ritmiche, dalle armonie, dalle melodie per convogliare sul palco tutto quello che può produrre la sostanza della musica: e se sia lo sgabello del pianoforte o la fisarmonica, poco importa, l'importante è ottenere il risultato.
Alessandro Bravo Trio
Il trio di Alessandro Bravo si muove nell'alveo del canone e di geometrie già consolidate. L'omaggio finale a Gershwin, una piccola suite centrata sulla Rapsodia in Blu, che non è così usuale da venir eseguita in trio, a mo' di standard. Il canone e la composizione: i temi e le improvvisazioni proposte da Alessandro Bravo e dalla ritmica composta da Steve Cantarano e Alessandro Marzi mette in luce esperienze e conoscenza della materia. Il suono proposto dai tre non si discosta dalle matrici classiche del piano trio, dai riferimenti aurei del caso...
Fabrizio Scarafile Quartet
Anche nel caso del quartetto di Fabrizio Scarafile si può parlare di richiamo alle tradizioni, ma il percorso intrapreso dai quattro di discosta con maturità, piglio ed energia da una esecuzione legata al canone. Innanzitutto la ritmica, leggera, eterea in alcuni passaggi, capace di dominare e rilanciare le svolte più energiche dei solisti, sempre alla ricerca di un accompagnamento preciso e personale. Andrioli, autore dei brani originali del quartetto, e Scarafile recuperano riferimenti e influenze per trovare una chiave espressiva che possa veicolare emozioni. Ne viene fuori un concerto raffinato ed energico, un ottimo punto di partenza per poter sviluppare ulteriormente un materiale dalle mille possibilità e dai mille risvolti.
Francesco Bearzatti TinissimaChiusura di alto rilievo con il nuovo progetto di Francesco Bearzatti. Tinissima è dedicato a Tina Modotti e segue, se si vuole, gli spostamenti e gli attraversamenti dell'artista friulana. Un progetto concepito come una unica suite di otto movimenti: un intreccio di richiami del folklore del nordest e musica di matrice messicana, suggestioni americane e melodia italiana. Otto movimenti che mettono in risalto lo spessore raggiunto dalle qualità progettuali e di band leader di Francesco Bearzatti: un torrente in continuo scorrimento, indirizzato in modo preciso verso la direzione prefissata. Il sassofonista ha raggiunto il pieno controllo del suo linguaggio, fatto di esplosioni e sterzate brusche, capace di attingere in modo vario e molteplice a suggestioni diverse. La scelta dei suoi tre compagni di palco chiarisce ancor meglio lo spirito e la forza di Tinissima. Giovanni Falzone è un contraltare efficace all'energia sonora del leader: energico anch'egli, coglie, sostiene e rilancia tutti gli stimoli di Bearzatti; con simpatia e verve amplia il gioco teatrale - spostamenti, sguardi, movimenti - innescato dal leader; con le urla e i gritos rende al meglio l'atmosfera dei brani messicani, carica Bearzatti e la ritmica. La scelta della ritmica è un altro dei punti di forza del quartetto: Danilo Gallo e Zeno De Rossi formano una coppia affiatata ed eclettica, capace di spaziare, come poche altre nello spazio di poche battute, dallo swing all'hard rock, dalle atmosfere messicane alla ballata. I suoni del clarinetto e del basso acustico si sommano e caratterizzano in modo efficace l'andamento del concerto, togliendo le ultime prevedibili possibilità. Ne viene fuori un concerto entusiasmante, con i solisti a rincorrersi a suon di note e a danzare sul palco, con il pubblico che esce canticchiando i brani della suite.