Due Laghi Jazz Festival - Avigliana (TO) – 23 agosto / 1 settembre
Foto: Lorenza Cattadori



Le due scuole di pensiero coesistono e si sovrappongono, senza creare particolari intoppi: una fa coincidere l’inizio di un anno con il primo giorno del primo mese convenzionale, mentre l’altra trova più naturale aspettare la fine delle vacanze per rinnovare promesse o iniziare progetti, e talvolta le agende. Fulvio Albano deve appartenere a quest’ultimo gruppo, se è vero che da ormai quattordici anni organizza un festival sempre più blasonato e ricco d’iniziative proprio a fine agosto, quando le performances estive ‘canoniche’ hanno esaurito la propria eco e gli animi sono pronti di nuovo a recepire.
Il ‘Due laghi Jazz Festival’ di Avigliana è una manifestazione estremamente composita e unica nel suo genere, che coniuga un profondo desiderio di divulgazione – del quale la massima espressione è l’accurato e frequentatissimo workshop – alla letteratura e al cinema; che avvicina nomi di assoluto richiamo e magnifici artisti pressoché sconosciuti; che organizza gite in battello in compagnia di un’orchestrina dixieland (la Floating Band) o aperitivi e cene in jazz il cui successo non di rado coglie di sorpresa gli stessi gestori di locali, spesso impreparati a soddisfare ogni richiesta.
La brochure, edita con l’apporto del Jazz Club Torino e vari sponsor tra cui Air France, Fondazione CRT, Regione Piemonte e Provincia di Torino, risulta ogni anno più cospicua e densa di avvenimenti. Un programma eterogeneo e duale in modo affascinante, rigoroso eppure leggero esattamente come la località alle porte della Val di Susa che lo ospita: da una parte il monastero della Sacra di San Michele e dall’altra i localini colorati sui laghi.
E anche in quest’edizione non è mancata la supervisione costante di Fulvio Albano durante ogni momento della manifestazione: instancabile e preciso, entusiasta anche se in un modo molto defilato. Al suo trio è affidato l’incipit del festival il 23 agosto, seguito dalla proiezione di ‘Mo’ Better Blues’, ormai considerato un classico di Spike Lee. Il gusto per la parola jazz scritta si esprime nel pomeriggio del 24 agosto con la presentazione del volume “Django oltre il mito – La via non americana al jazz” di Roberto Colombo (Erga Editore – Genova), seguito da un concerto dello stesso autore insieme a Egidio Colombo, naturalmente dedicato a Django Reinhardt.
Il workshop cui si faceva accenno prima è parte integrante e motivo di prestigio del Due Laghi Jazz Festival: partito nel pomeriggio di sabato 25 agosto si è concluso con un concerto la sera del 29, piacevolissimo e in qualche caso davvero emozionante, benché quest’anno l’organizzazione avrebbe davvero potuto offrire alla performance dei musicisti maggiore accuratezza nella presentazione, e nel risalto del profondo impegno individuale dal quale operazioni artistiche del genere non possono prescindere. A parte questa piccola nota stonata, per sentirsi coinvolti a pieno al pubblico bastava leggere l’entusiasmo nelle espressioni dei partecipanti e la soddisfazione dei bravissimi insegnanti: Ann Malcom per il canto, Francis Coletta per la chitarra, George Robert per il sax, Mario Rusca per il piano, Riccardo Fioravanti per il contrabbasso, Sangoma Everett per la batteria a cui si aggiunge Palmino Pia per le lezioni teoriche e la storia del jazz. In queste sere, dopo le otto ore di studio, sono stati organizzati concerti molto interessanti con giovani artisti originali e inusuali nell’interpretazione: Thomas Encho in primis, il progetto ‘Stringology’ sulla via di Django (sempre curato dai Colombo) e soprattutto il duo altoatesino composto dal bravo pianista Michael Loesh e dalla sassofonista e cantante Helga Plankensteiner, già vincitrice a Siena Jazz e dal fascino personale molto particolare, una strana commistione tra Nina Hagen e Ute Lemper. Insieme a loro Luciano Milanese al contrabbasso ed Enrico Tommassini alla batteria.
Le tre serate finali, alle quali tradizionalmente vengono affidati i nomi più noti del cartellone, hanno lasciato spazio anche alla presentazione di un nuovo progetto: il 30 agosto il grande pianista Enrico Intra, con l’apporto di Carlo Garofano alle percussioni e l’insolita creatività di Alex Stangoni ha proposto un concerto denso di sonorità elettroniche intitolato ‘Around to Cage’.
Grandissima affluenza di pubblico anche la sera successiva, che vedeva Lee Konitz affiancato dai musicisti del Jazz Club (Claudio Chiara, sax alto; Stefano Calcagno, trombone; Giampaolo Casati, tromba; Fulvio Albano, sax baritono; Gianluca Tagliazucchi, piano; Paolo Benedettini, contrabbasso; Alessandro Minetto, batteria insieme a Valerio Chiovarelli al basso tuba e Martin Meyes al corno in Fa) racchiusi sotto il nome di ‘The Birth of the Cool Today’. Un’esibizione impeccabile con qualche volo del pensiero e qualche momento altissimo, ma che è possibile definire senza possibilità di smentita un concerto ‘di enorme spessore ma di scarso volume’, data l’oggettiva predisposizione del Nostro a non suonare accanto a un microfono, o davanti ai musicisti e non nella parte posteriore del palco, o almeno non con le spalle al pubblico…
Di tutt’altro atteggiamento il concerto finale della manifestazione, affidato alla verve personale e strumentale di un gigante delle percussioni come Ray Mantilla. Insieme al suo gruppo Space Station, all’interno del quale spiccano elementi brillanti come Mike Freeman al vibrafono, il simpatico Bill Elder alla batteria, Cucho Martinez al basso ed Edy Martinez al piano, Mantilla ha voluto dedicare la serata a Tito Puente, per le evidenti affinità estetiche, e a un grande appassionato e divulgatore della musica jazz come Alberto Alberti, che è stato evocato molto spesso durante il concerto. Un pubblico affascinato ed equamente diviso tra chi si muoveva lasciandosi trasportare dal flusso ritmico e chi assisteva composto, come immobililizzato dall’energia sprigionata dal percussionista, ha riservato all’esibizione un lunghissimo applauso che ha quasi commosso Mantilla, il quale nell’imprescindibile bis ha deciso di eseguire il brano ‘Mantilla’s Jam’: uno dei più belli e coinvolgenti, insieme a ‘Sognando Puertorico’ e a una divertente e divertita versione di ‘Oye como va’.
Alla richiesta di un altro brano, sotto l’occhio vigile del Sindaco (donna, illuminata e jazzofila) che non poteva permettere la prosecuzione del concerto nella splendida piazza Conte Rosso - data l’ora tarda – i musicisti si sono trasferiti nel cortile dell’attigua Sala Consiliare, per una di quelle jam session che hanno reso famoso nell’ambiente il Festival Jazz di Avigliana.

Lorenza Cattadori - Jazz Convention year 2007