Gli allegati di Jazzit
Foto: da internet



Quattro lavori interessanti hanno accompagnato i numeri più recenti di Jazzit. Musicisti emergenti e progetti intriganti, incontri musicali che attraversano confini nazionali e di linguaggio. Progetti maturi e già capaci di imporsi all'attenzione come The 3 Moons, il trio formato da Gaetano Partipilo, Mauro Gargano e Fabio Accardi, oppure il quintetto di Carlo Nardozza. Incontri particolari con nomi importanti come Gianluca Petrella, ospite nel disco del contrabbassista Marco Bardoscia, oppure David Binney, Chris Potter e Miguel Zenon nel lavoro del chitarrista statunitense Miles Okazaki
Un suono moderno abbraccia la tradizione per dare impulsi personali e diversi. Nuove strade del jazz? Forse, e più semplicemente, nuove possibilità espressive uniscono brani e strumenti della tradizione al vissuto musicale dei nostri giorni e all'evoluzione che è partita dal lavoro dei mostri sacri del jazz.
Ma passiamo la parola a Marco Valente che ci racconta, dall'interno, il percorso di Jazz Engine, l'etichetta che ha dato vita a questa nuova iniziativa. Da escamotage utile per attirare il lettore all’acquisto a vero e proprio must. È stata questa, negli anni, la parabola ascendente che ha contraddistinto la storia dell’allegato. E sarebbe l’obiettivo che si è prefissato alcuni mesi fa la redazione di Jazzit che ha, infatti, siglato un accordo con Marco Valente per la produzione dei dischi da offrire assieme al magazine.
"L’idea alla base della collaborazione era quella di fare del cd allegato un disco da collezione - spiega il vulcanico ed intraprendente imprenditore di Bisceglie, vero e proprio punto di riferimento nel panorama jazzistico nazionale (tra le sue "creature" ricordiamo il sito Italian Jazz Musicians, il portale di compravendita di materiale musicale Jazzos e l’etichetta discografica Auand). "Offrire al cliente un prodotto originale, non una compilation come avviene nella maggior parte dei casi, una scelta concepita proprio nell’ottica di un lettore che, a prezzo contenuto, si ritrova qualcosa di nuovo".

Ecco spiegato il motivo per cui anche l’aspetto grafico riveste un ruolo fondamentale. "I lavori proposti non sono tutti inediti, tuttavia mi piace l’idea che anche la veste grafica sia personalizzata - specifica Valente - ecco perché affido il restyling della copertina ad un grafico, voglio che il risultato finale abbia un aspetto unico ed inconfondibile". Colori particolarmente accesi e immagini tutt’altro che casuali: su ogni copertina svetta infatti una figura che metaforicamente richiama al titolo dell’album. Basti pensare, a questo proposito, al cd "Rubberduck" di Carlo Nardozza rappresentato da una papera, piuttosto che a "Mirror" di Miles Okazaki, il cui titolo è invece richiamato da uno specchietto retrovisore. La ricerca della soddisfazione dell’utente viene perseguita essenzialmente ad un duplice livello. "Da un lato cerchiamo infatti di mantenere un certo equilibrio economico, sia in termini di costi di produzione che di richiesta di spesa per l’acquirente, d’altro canto cerchiamo di diffondere i lavori di artisti, magari, poco conosciuti al grande pubblico ma non per questo meno validi."
Il lavoro qualitativo parte naturalmente dalla scelta dei nomi. "Innanzitutto - puntualizza Valente - partiamo dalla logica della scelta: la mia proposta segue per il momento uno schema preciso, che presuppone l’alternanza tra artisti stranieri e artisti italiani. Inoltre si tratta di musicisti che preferisco conoscere di persona. Sono sempre in giro per festival e concerti, mi piace scoprire idee fresche che possano anche rivitalizzare un ambiente che altrimenti rischierebbe di rimanere chiuso e stantio". Come avrà fatto il nostro a scovare le proposte delle prime uscite con Jazzit? "È presto detto. Ascoltai per la prima volta Nardozza una volta in cui mi trovai in Belgio in qualità di giurato di un concorso; questo ensemble vinse la competizione a mani basse e scoprii con sorpresa che questo trombettista di chiari origini italiane era già una celebrità nel suo paese, mentre da noi era pressoché uno sconosciuto. I Three Moons sono Gaetano Partipilo, Fabio Accardi e Mauro Gargano, tutti e tre pugliesi, dunque a me già noti; ci tengo però a precisare che non ho operato questa scelta in un’ottica campanilistica, ma solo in base alla sua funzionalità... se fossero stati veneti piuttosto che sardi per me sarebbe stato lo stesso."
Viene da chiedersi quale sia il ritorno economico per un’operazione di questo genere. "Devo confessare che i guadagni sono molto limitati, anzi lavoro prevalentemente in un regime di leggero sottocosto. Se poi andiamo a vedere la mole di impegno e stress che comporta l’uscita di un nuovo cd ogni sessanta giorni..."
Cosa allora ha spinto l’eclettico pugliese ad imbarcarsi in questa avventura? "Innanzitutto l’amicizia che mi lega a Luciano Vanni, a cui sono legato fin dal 1997, quando ci conoscemmo all’Instabile Festival a Pisa. All’epoca ognuno dei due promuoveva le proprie attività, lui la rivista Gezzitaliano (antesignana dell’odierna Jazzit, nda), mentre io pubblicizzavo IJM. Da allora siamo andati avanti su strade parallele e ci siamo sempre scambiati idee, dunque credo che questa collaborazione sia stata un approdo spontaneo".

Alberto Francavilla - Jazz Convention year 2007