Intervista a Terez Montcalm
"Ogni volta che comincio a lavorare su una canzone - afferma Terez Montcalm, cantante e chitarrista canadese, di recente in tournée in Italia - proprio perché ho un mio suono, un mio modo di cantare e uno stile particolare, porto questa canzone ad essere molto differente dall'originale. Quando comincio a lavorare su un brano con la chitarra, non mi pongo obiettivi prefissati, e mi rendo conto, solo dopo averci lavorato per quattro o cinque giorni, che quel brano può funzionare, altre volte non funziona e comincio a pensare a quali altre canzoni posso affrontare. Alla fine, sono dieci anni che lavoro al progetto di Voodoo: mi ha accompagnato durante tutti questi anni, mentre scrivevo e realizzavo i miei altri cd."
D. Voodoo è un mix di influenze diverse: suoni brani rock, gli standard del jazz, il blues, ci sono brani scritti da te. Cominciamo dalla scelta dei brani presenti in Voodoo.
R. La scelta delle canzoni presenti in Voodoo mi riporta a quando ero più giovane e ascoltavo le canzoni jazz e, insieme, i brani di Elton John e degli Eurythmics. I miei fratelli avevano moltissimi dischi di Hendrix, Johnny Winter, Frank Zappa... ascolti davvero molto diversi tra loro. Ho deciso di arrangiare e riarmonizzare alcuni brani pop: in alcuni c'è voluto molto lavoro, in altri è stato molto più facile. Ho cercato di lavorare sui brani, non aveva molto senso eseguirli in modo identico all'originale. Sono canzoni che ho amato molto, indipendentemente dal fatto che fossero brani jazz o pop, cantate da uomini o da donne. Per fare un esempio, considero For heaven's sake una ballad e ho cercato di rispettare questo nella mia interpretazione, ma, a metà del brano, ho aperto allo swing... ho cercato di fare cose di questo tipo. Come dicevo prima, ho ascoltato tantissimi generi di musica e tutti insieme, sin da quando ero giovane: le mie influenze sono, per questo, molto ampie e mi piace ogni tipo di musica. Ma la musica che ascolto appena mi sveglio la mattina o se voglio rilassarmi durante i weekend è il jazz. Mi piacciono moltissimi musicisti jazz e non mi sono mai negata a nessun tipo di musica.D. Il disco ha un suono molto intimo e caldo.
R. Ho voluto un suono molto acustico, in modo poter suonare con molta agilità e con un certo contrasto di partenza Voodoo Chile o Sweet Dreams degli Eurythmics. Michel Cusson, il produttore del disco, mi ha aiutato moltissimo con i suoni e, insieme al gruppo, abbiamo lavorato molto in studio prima di cominciare a registrare e alla fine abbiamo ottenuto il risultato che speravamo di ottenere. E Michel, che molti ricorderanno come il chitarrista esplosivo degli Uzeb, suona molto spesso la chitarra acustica, oggi: credo che suoni più l'acustica che l'elettrica.
D. Parliamo della tua voce. Dolce ed aspra, aggressiva e morbida, la tua voce è il punto di partenza della tua musica.
R. Si, sin da quando ero molto giovane - all'incirca a sette anni - ho provato a cantare ed è venuta fuori questa voce. La gente era sorpresa e mia madre mi ha addirittura portato da un dottore, dal momento che ero spesso malata. Il dottore però ha stabilito che non avevo nessun problema alle corde vocali. Per cui, sin da piccola, la mia voce quando canto è questa; ovviamente quando ero più giovane non era così gradevole, ma con il lavoro e con gli anni ho imparato ad usarla. Quando le persone, qui in Quebec, hanno ascoltato il mio primo album, non riuscivano a credere che non avessi problemi con le mie corde vocali... sono dovuta andare di nuovo da un dottore che ha confermato in un programma televisivo che non avevo nessun problema. Ma con questa voce posso cantare il jazz e posso cantare il rock, non ho nessun tipo di limitazione. Ad alcuni piace la mia voce, ad altri no, ma in ogni caso ho il vantaggio di avere una voce immediatamente riconoscibile.
D. Voodoo è il tuo primo disco con testi in lingua inglese. Quali sono state le differenze nel tuo lavoro sui testi, rispetto al francese?
R. Si per Voodoo, per la prima volta, ho scritto i testi dei brani in inglese. a me piace sia cantare in francese che in inglese; inoltre la mia musica non ha valenze politiche. Ovviamente, il francese è la mia lingua madre, ma la musica è universale e non ho nessun tipo di preferenza. Certo, quando scrivo un brano, lo scrivo in francese e, nel caso, lo traduco in inglese. Ho cercato di scrivere in inglese per Voodoo dal momento che erano in inglese la maggior parte dei brani che volevo interpretare. Nella versione europea del disco ci sono anche tre brani in francese. Ho scelto questa strada per poter suonare in un numero maggior di jazz festival europei: da voi ci sono tre o quattrocento festival, e per me è molto importante potermi esibire spesso dal vivo. Il Canada, e in particolare in Quebec, non sono molto grandi e le possibilità di poter fare concerti sono, per forza di cose, limitate: perciò, se vuoi vivere con la tua musica devi uscire dal Canada e per fare questo devi cantare in inglese e non solo in francese, non sarebbe saggio fare il contrario. Non smetterò certo di cantare in francese, così come non smetterò di cantare in inglese, ma ho in repertorio anche un paio di brani in italiano e mi piace imparare canzoni in spagnolo... non mi importa più di tanto della lingua...
D. Sei stata di recente in Europa. Qual è stato il tuo rapporto con il pubblico? Come hanno reagito gli europei al tuo suono e alle tue canzoni?
R. Ho avuto delle buone risposte. Il pubblico è stato caldo e molto generoso e, in generale, le persone hanno apprezzato molto i miei concerti e lo stesso la critica. Sono stata davvero molto contenta e non vedo lì'ora di tornare in Europa in autunno per un nuovo tour, ma i concerti che abbiamo fatto nello scorso mese sono stati davvero un'esperienza positiva. Anche se in alcuni posti abbiamo avuto piccoli problemi, dovuti al fatto che non erano perfetti per un concerto quasi del tutto acustico, abbiamo fatto un ottimo lavoro e il pubblico come dicevo è stato molto ricettivo e generoso nei nostri confronti: mi sono divertita molto e
D. Sempre a proposito della voce, un aspetto che mi ha colpito è il feeling che hai creato in Shattered e Growing Stronger con l'uso della seconda voce.
R. Si, nei due brani, con questo espediente, ho voluto creare un mood simile a quello presente nei brani di Anita Baker... un richiamo, niente di più, ma nella mia mente suonava in quella direzione.