Intervista a Scott Henderson
Jazz Convention: Partiamo dalla prima curiosità che riguarda la nuova formazione della Scott Henderson Blues Band. Hai cambiato batterista e, di conseguenza, non c'è più il cantante...
Scott Henderson: Recentemente, non ho più scritto musica per la voce: l'ho fatto per i precedenti dischi, ma ultimamente non ho avuto più interesse nel farlo. Non sono una persona impegnata politicamente, non ho cose particolari da dire dal punto di vista sociale, non ho necessariamente bisogno di un testo. Le parole che ho scritto per la mia musica erano divertenti. A dire la verità, scrivere testi, per me, è sempre stata una vera scocciatura e non credo che riprenderò a farlo: è molto più semplice per me scrivere le note rispetto alle parole.
D. Questo fatto, sposta, se vogliamo, il suono della Blues Band: diventa più orientata verso il power trio...
R. ... ma anche più orientata verso il jazz. La mia intenzione è sempre quella di non lasciare il jazz alle spalle del blues, come poteva essere ad esempio Dog Party, nel quale l'influenza del jazz sembra del tutto assente. A me piace suonare diversi stili musicali, il jazz, il blues, il rock e la Scott Henderson Blues Band mi permette di suonare ciò che voglio... Non siamo molto etichettabili per le case discografiche, ma non importa, è una musica che ci fa divertire. Noi suoniamo, di volta in volta, con lo stile che serve a ciascuna canzone: alcuni brani sono dei blues e hanno bisogno di un determinato vocabolario, altri brani sono orientati verso altre direzioni e hanno bisogno di un altro vocabolario... a noi piace suonare in contesti diversi e la formazione in trio consente, con molta facilità, di passare da un mondo all'altro.
D. Siamo vicini al palco e alla tua pedaliera... effettivamente usi un numero contenuto di pedali... rispetto ad altri chitarristi che portano sul palco un numero maggiore di effetti...
R. Se usi troppi attrezzi, perdi il tuo suono personale. Io cerco di mantenere la pedaliera il più semplice possibile e cerco di non esagerare nemmeno con i cavi di collegamento, che alla lunga portano un decadimento del suono. Cerco di mantenere la pedaliera il più semplice possibile e di avere con me solo quegli effetti che sono assolutamente necessari per alcuni brani. Il miglior suono sarebbe quello che viene fuori direttamente dalla chitarra e dall'amplificatore, usando un solo pedale... Io, ad esempio, uso il pedale per la distorsione e molto più della distorsione dell'amplificatore, questo mi permette di portar fuori un suono molto più mio: ho provato questo set-up a casa, poi ho combinato insieme gli altri pedali e non ho sentito cambiamenti nel tono della chitarra... mi sento molto a mio agio con il suono che ottengo in questo modo: se ci fossero stati dei cambiamenti avrei tolto alcuni dei pedali.
D. In quest'ottica diventa molto più importante lavorare sulle corde, sul tocco per arrivare al suono...
R. Più è naturale il suono più il pubblico riesce a cogliere le sfumature del tuo modo di suonare la chitarra, di usare le dita e il plettro... si, l'idea sarebbe quella di suonare come se avessi a disposizione solamente un amplificatore e una chitarra.
D. Parlare di chitarra, effetti, suoni, ci porta a parlare del tuo status di guitar hero. Ci sono molte persone che fanno riferimento a te e al tuo modo di suonare la chitarra. Qual è il tuo punto di vista?
R. Beh, senz'altro è lusinghiero... non c'è molto altro da dire, è davvero un onore. Io non mi reputo al di sopra degli altri, ci sono moltissimi musicisti ai quali fare riferimento: ci sono tantissimi eccezionali chitarristi al mondo! Io mi ritengo molto fortunato: ho potuto sviluppare il mio stile e posso vivere suonando le cose che amo, ho realizzato il mio sogno. Sono un musicista professionista sin da quando avevo diciassette anni e ho dovuto suonare anche della musica che non mi piaceva molto. Il mio sogno è sempre stato quello di poter crescere come musicista e poter vivere suonando la musica che amo. Questo era il mio obiettivo e ci sono, in pratica, riuscito. Ma, ci sono davvero moltissimi grandi musicisti al mondo ed è impossibile essere presuntuosi quando ti confronti con musicisti di altissimo livello, ognuno con le sue qualità, con le sue particolarità. Quando consideri questi musicisti è impossibile stilare delle classifiche, dire che uno è meglio di un altro: ci sono così tante espressioni possibili e il vocabolario musicale è talmente ampio che nessuno può dire di conoscerlo tutto ed è grande abbastanza da consentire ad ognuno di avere una propria nicchia.
D. Dicevi prima che ti piace suonare in tanti diversi stili, immagino che ci saranno state molte influenze diverse sul tuo stile...
R. Io mi considero molto fortunato nel non essere mai stato uno snob e non aver sostenuto la purezza di un qualche stile o la superiorità di uno stile sugli altri. Non voglio fare nomi, ma ci sono dei chitarristi di jazz che guardano dall'alto in basso chiunque suoni jazz usando la distorsione invece di usare, come si conviene, una Gibson L5 con un suono pulito e lo stesso accade con alcuni musicisti rock. Sono stato molto fortunato perché, sin dalle mie prime esperienze, non ho avuto questo tipo di atteggiamento purista. E così, quando da giovane ascoltavo gruppi come Led Zeppelin e Deep Purple e ho sentito per la prima volta i dischi di John Coltrane, non ho pensato: "Non è rock, non mi interessa!". Sono stato fortunato a subire il fascino di moltissimi tipi di musica al punto di spingermi a studiare il modo di suonarla. Ho cominciato con il rock, poi, in seguito, mi sono avvicinato al jazz, ma la cosa più importante è stato comprendere come non ci siano differenze nell'improvvisare nel rock oppure nel jazz, o nel blues o nel country. La filosofia, l'idea alla base è sempre la stessa: lasciare da parte se stessi, non pensare, ascoltare la musica e suonare.
D. In un certo senso, ora, all'inizio del ventunesimo secolo è molto più possibile rispetto a vent'anni fa, immagino, lavorare in questa maniera...
R. Si, soprattutto per quelle band, come questa, che non devono essere etichettate in una maniera piuttosto che in un'altra da una major. È più facile essere creativi, ma continua sempre ad essere difficile riuscire a vivere come musicista: a parte quelle poche popstar che arrivano ad essere ricche, in poco tempo, nella maggior parte dei casi, ti trovi ad aver a che fare con persone che devono combattere per arrivare alla fine del mese con i progetti che portano avanti e spesso sono costrette a fare anche qualcos'altro per arrotondare.
D. Ci sono meno costrizioni...
R. Alcune etichette insistono affinché i loro artisti siano vendibili... la più grande fortuna della mia carriera è stata quella di non avere un'etichetta che mi dicesse cosa dover fare, ho sempre avuto intorno a me delle persone che hanno creduto nei miei progetti e hanno prodotto i miei lavori senza interferire nella fase creativa. Una cosa fantastica! La maggior parte delle volte, le diverse etichette che hanno prodotto i miei cd, si sono fidate di me, sapevano che avrei fatto dei buoni dischi e sapevano già in partenza che non sarebbe stato possibile etichettare in una qualche maniera la mia musica,. sapevano che non avrei fatto un disco di rock'n'roll o di jazz tradizionale, sapevano che i miei dischi avrebbero avuto al loro interno ingredienti diversi tra loro e combinato alla mia maniera
D. In un certo senso, questo ci porta a parlare di VitalTechTones, il gruppo che hai formato con Victor Wooten e Steve Smith...
R. Ci siamo trovati in studio per realizzare un disco, questa formazione non si è mai esibita dal vivo. Abbiamo composto la musica per questo progetto in studio e questo per me è stato un po' stressante: quando siamo entrati in studio, non avevamo dei brani pronti. Io preferisco poter prendere il tempo necessario per scrivere la musica e rendermi conto con certezza se quello che ho composto mi piace e funziona. Ho passato la maggior parte delle sessioni, a grattarmi la testa e a chiedermi se le cose andassero effettivamente bene e a pensare che il giorno successivo non mi sarebbe piaciuto nulla di quello che avevo scritto. È stato un disco fatto velocemente e lo abbiamo sicuramente realizzato al meglio delle nostre possibilità.
D. Volevo parlare di VitalTechTones, proprio in quanto combinazione del lavoro di tre musicisti che venivano da tre gruppi e da tre contesti differenti
R. Come dicevo, è stato un progetto concepito in quel momento ed è stato realizzato in pochi giorni. È stato l'unico progetto concepito in quel modo nella mia carriera: credo che moltissimi altri jazzisti abbiano esperienza a riguardo a situazioni strane, in cui ci si incontra con musicisti che non si conosceva fino a un momento prima e ti dicono di suonare insieme, di comporre musica insieme. Ci sono dozzine di esperimenti falliti, in modo orribile: siamo stati fortunati, a noi è andata bene, ci siamo piaciuti come persone e abbiamo lavorato davvero bene insieme e la musica funziona.
D. La Scott Henderson Blues Band è in tour da molto tempo... come si sviluppa, concerto dopo concerto, il repertorio, tutto quello che avviene intorno al palco.
R. Potrei mentire e risponderti che ogni concerto è totalmente differente dagli altri, ogni sera è una nuova esperienze e fesserie del genere... (Scott ride a crepapelle)... Io cerco di essere differente per quanto mi è possibile, ma non posso reinventarmi ogni sera e se è vero che c'è sempre la possibilità di creare delle cose nuove, c'è anche la possibilità di creare delle vere schifezze... Cerco con tutto me stesso di fare delle cose diverse ogni sera, cerco di trovare nuove cose da suonare, ma spesso non è possibile: tu sei quello che sei, hai il tuo vocabolario. Il miglior concerto, a mio parere, è quello in cui riesco a suonare molte cose diverse da quelle che sono riuscito a suonare la sera precedente, ma non riesci ogni sera a fare questo e devi convivere con questo. A volte può succedere che ti possa sembrare di fare cose simili, sera dopo sera. Tutti i musicisti, prima o poi, suonano in trio è un'esperienza che ti permette di crescere, una grande sfida per qualunque musicista, perchè sei praticamente nudo rispetto alla musica. Ricordo che quando suonavo con un tastierista era decisamente più facile, sei sempre allo scoperto quando suoni in trio. Ma è divertente e il fatto di suonare in trio, permette maggiormente di cambiare la situazione mentre suoni e creare ogni volta qualcosa di diverso.
D. Immagino che, con un tour così lungo, cresca anche l'interplay tra i musicisti, la capacità di affrontare insieme le situazioni...
R. Io voglio che questo gruppo punti sul groove, in modo esplicito: la gente deve sentire il groove del trio: non sono interessato tanto a mettere in mostra la capacità di gestire tempi strani, non siamo così eterei come persone... la nostra musica è molto energetica, siamo body-music person. Io amo la complessità armonica e mi interessa giocare su armonie originali, non sono così interessato alle complicazioni ritmiche: amo la musica con un'anima groove. Questo è uno dei motivi per cui ho sempre amato i Weather Report: le loro armonie sono molto belle e, spesso, complesse, ma la loro melodia e il loro ritmo sono fondamentalmente semplici e credo che questa sia tra le ragioni del loro successo: non erano di quelle formazioni totalmente cerebrali, così eteree e così eclettiche che, solitamente, piacciono solo ai musicisti. Se non c'è groove, la musica diventa davvero difficile da essere ascoltata, diventa quasi una sfida. Sono un ragazzo della vecchia scuola, mi piacciono i 4/4, i 3/4...
D. ... a te piace quando il pubblico tiene il tempo...
R. ... a me piace quando il pubblico sente il groove nella musica, quando la gente si sente bene grazie alla mia musica. Noi siamo molto soddisfatti del modo in cui suona Alan, perché lui lavora sul groove in modo naturale: non suona mai al di sopra delle righe o in modo troppo complesso per la musica che stiamo suonando... punta dritto sul groove. Questo è molto importante per un ragazzo che suona la batteria: non mancano ovviamente gli spazi nei quali può esprimere la sua personalità, ma Alan crea un ottimo equilibrio tra la sua tecnica e il groove e fa sempre un gran lavoro. È difficile trovare un batterista del genere.
D. Ovviamente, anche se è banale dirlo, anche nel tuo stile si ritrova lo stesso equilibrio..
R. In un buon concerto, forse... spero di sì. Alla fin fine c'è sempre una grande differenza tra suonare delle frasi e suonare delle melodie. Spero sempre di non suonarmi addosso, di non suonare troppe frasi e lasciare da parte la melodia: cerco di tenere a mente, ogni volta, quando suono, di riuscire ad essere melodico. Ci sono moltissimi chitarristi che pensano solamente a suonare il più veloce possibile ed è fantastico suonare al massimo, ma le due cose non si escludono, è una questione di equilibrio...