Trumpet Legacy - Foggia, Cafeteria del Centro - 15.10.2007
Fabrizio Bosso: tromba
Flavio Boltro: tromba
Luca Mannutza: piano
Luca Bulgarelli: contrabbasso
Lorenzo Tucci: batteria
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La Cafeteria del Centro ha scelto, per il primo appuntamento della nuova stagione, una delle formazioni più in vista del panorama nazionale: il quintetto Trumpet Legacy, guidato da Flavio Boltro e Fabrizio Bosso con il supporto della ritmica, solida e affiatata, composta da Luca Mannutza, Luca Bulgarelli e Lorenzo Tucci.
Trumpet Legacy è una formazione nata per una di quelle combinazioni inevitabili, già quasi scritte in precedenza. Dopo una jam session fatta in Sardegna, qualche tempo fa "abbiamo fortemente voluto che questo incontro diventasse un realtà sempre più stabile, racconta Flavio Boltro. Ci conosciamo da sempre e abbiamo stretto da subito una forte amicizia. Negli anni, abbiamo suonato ciascuno nelle nostre formazioni, ma è capitato spesso di trovarci negli stessi posti a fare delle jam: ci conosciamo bene, ci stimiamo, io amo il suo suono e, viceversa, lui ama il mio, stiamo bene insieme anche umanamente. Abbiamo sviluppato entrambi una nostra personalità, ma pensiamo la musica in modo simile e questo fa si che questo gruppo suoni al meglio. Per riuscire a trovare un impasto particolare con due trombe, bisogna anche stare bene insieme e avere dei punti di riferimento comuni: se mancano certi elementi, non basta solamente essere dei buoni musicisti..."
La ricetta di Trumpet Legacy si basa su ingredienti semplici, quanto efficaci: rigore esecutivo ed energia, la solidità di tutti gli elementi del gruppo, la scelta di un repertorio costituito da brani composti o resi celebri dai grandi trombettisti del bop - Clifford Brown, Freddie Hubbard, Woody Shaw - scelti avendo cura di non interpretare i "soliti" standard, una capacità tecnica sullo strumento che permette ai solisti di utilizzare, a proprio piacimento e in modo proficuo, anche il virtuosismo... Una ricetta semplice, ovviamente, se si dispone degli ingredienti...
Il suono del quintetto si concentra nel registro alto e squillante della tromba: l'abilità dei due musicisti e gli spazi ristretti, delimitati dal timbro simile, mettono in evidenza, con una sottolineatura particolare, le differenze di stile e di approccio. Il risultato è in un confronto accesso e brillante, nella declinazione di energia, brio, melodia offerta da Boltro e Bosso.![]()
"In realtà, afferma Fabrizio Bosso, parliamo un linguaggio simile: ognuno può apportare le sue particolarità e ci sono delle differenze tra di noi, ma abbiamo lo stesso background e amiamo gli stessi trombettisti. C'è un denominatore comune, un qualcosa che ci unisce in maniera forte e permette di avere una stessa pronuncia nella esposizione dei temi: non sarebbe lo stesso, se avessimo gusti totalmente diversi, se avessimo in testa suoni completamente diversi".
Il legame tra suoni e attitudini diventa evidente, per paradossale sottrazione, nei due brani eseguiti in quartetto: con un solo trombettista sul palco, ci si rende conto di quanto sia rilevante il lavoro congiunto di Boltro e Bosso. L'amalgama e la vicinanza dei due strumenti, uniti alle differenze, alle pronunce, ai dialetti, se si vuole, creano una situazione sonora ampia e diversificata, sfaccettata dall'incontro creato nota dopo nota, resa viva dalla partecipazione, dalle tante inserzioni che si intrecciano nel suono delle due trombe. Il confronto tra le due personalità mette in risalto la maggiore tendenza a legare del primo e gli scatti e gli strappi più accesi del secondo, la disposizione energica e frontale di Bosso, la vena riflessiva quanto determinata di Boltro.
Il repertorio del gruppo unisce l'amore per il jazz classico e la forza dei musicisti: la scelta di brani meno eseguiti e tagliati, per scrittura o elezione, sulle necessità e sulle peculiarità espressive della tromba, permette di proseguire il lavoro avviato dalle composizioni originali. E, sia negli scambi serrati che negli spazi più distesi, la "strana coppia" trova soluzioni coinvolgenti ed elettrizzanti, intercetta i riflessi offerti dal lavoro di Mannutza, Bulgarelli e Tucci.
Nel parlare del concerto, ci siamo soffermati maggiormente sui due solisti. Come è ovvio, il meccanismo funzionerebbe in modo meno efficace se non fosse presente una ritmica che unisce affiatamento, energia, esperienza e una forte propensione a suonare il materiale proposto. Mannutza, Bulgarelli e Tucci non hanno certo bisogno di presentazioni; se si aggiunge la reciproca frequentazione musicale, una consuetudine che, concerto dopo concerto, aumenta l'affiatamento e che, anche nella serata foggiana, è stato resa in modo evidente da richiami, sguardi e risposte. La naturalezza nel partecipare e nel dare supporto a un materiale basato sulla tradizione, la capacità nel rispondere all'energia e alla liricità dei solisti e nel farsi avanti per gli assolo, completano una situazione sonora poco usuale, resa normale e praticabile dai cinque musicisti.