Live at the Village Vanguard - Una storia per immagini.
Foto: You Tube


Ci sono luoghi e storie che, al pari di musicisti, produttori, etichette e festival, hanno contribuito in maniera decisiva a rendere il jazz qualcosa che va ben oltre un particolare genere musicale. Al 178 della Seventh Avenue South di New York, nel cuore del Greenwich Village, nel 1935 Max Gordon trasformò un buio scantinato in un piccolo club d’avanguardia con in cartellone prevalentemente musica folk, jazz e letture di poesie beat, quel che in pochi anni non tarderà a divenire uno dei palchi più leggendari nell’immaginario di ogni appassionato di jazz: il Village Vanguard. Dal 1957, anno in cui passò ad un cartellone di eventi unicamente jazz, la tradizione fu quella di ingaggiare gli artisti per una settimana lasciando loro carta bianca in sei serate divise in due set, una alle nove di sera e la successiva alle undici, con un terzo aggiuntivo set a mezzanotte e mezza il fine settimana, mentre dal 1966 il lunedì fu riservato alla Vanguard Jazz Orchestra, in cui figuravano tra gli altri Thad Jones e Mel Lewis.
La fortuna del Vanguard è sicuramente legata alle intuizioni del suo fondatore (non cambiò mai gestione e a tutt’oggi, dalla morte di Gordon nel 1989, è controllato dalla moglie Lorraine) e dagli artisti che calcarono quel palco in memorabili esibizioni. A voler fare una lista di chi negli anni è passato di lì ne verrebbe fuori un elenco interminabile che comprenderebbe tutti i più grandi nomi dalla fine degli anni ’50. Per farsene un’idea basti pensare che più di un centinaio di dischi portano come titolo: Live at the Village Vanguard, in molti dei quali è possibile ascoltare gli stessi brani suonati in set differenti. Nel 1957 Sonny Rollins decise di non scritturare nessun pianista presentandosi accompagnato soltanto da un contrabbasso e una batteria, rivoluzionando la vecchia concezione del quartetto standard per un fiato e da cui fu tratto un meraviglioso doppio album. Sunday at the Village Vanguard del 1961, in cui figura il giovane talento prematuramente scomparso Scott La Faro, è da molti indicato come il miglior disco di Bill Evans, mentre dello stesso anno era anche l’esibizione, registrata in un altro famosissimo album, del quartetto di John Coltrane con ospite Eric Dolphy al clarinetto basso.
Come detto testimonianze audio fortunatamente non ne mancano e sono tutte di altissimo livello anche dal punto di vista squisitamente tecnico della qualità audio delle registrazioni. Più complicato invece reperire qualche traccia video di quelle storiche serate anche se tuttavia qualcosa di interessante è possibile scoprire. Se infatti dei primi anni non c’è ad oggi nessuna speranza che qualcosa sia stata catturata, dalla metà degli anni ‘80 sono stati realizzati dei filmati che ben ci fanno cogliere quella che è l’atmosfera che si respira in questo storico angolo di New York. Da molti di questi sono stati tratti dei Dvd, altri invece è possibile consultarli facilmente in rete. Ve ne consigliamo qualcuno iniziando da una storica performance di David Murray del 1986 accompagnato da John Hicks al piano, Fred Hopkins al contrabbasso e dalla batteria Ed Blackwell in questa Morning Song.
Di qualche anno prima, siamo nel 1982, sono Ugetsu, Happy Times e Fantasy in D di Freddy Hubbard con Cedar Walton, Ron Carter e Lenny White.
Del 1984 è invece Waltz New, protagonisti Michel Petrucciani e Jim Hall con Palle Danielsson e Elliot Zigmund rispettivamente al contrabbasso e batteria (a questo link è possibile vedere l’intero concerto).
In The Still Of The Night è il titolo del brano eseguito dal Bill Charlap Trio con Peter Washington al contrabbasso e Kenny Washington alla batteria.
Stessa ritmica per Tommy Flanagan nella struggente Lament di J.J. Johnson, dedicata al grande trombonista.
Infine All alone e Fire Waltz sono altre due tracce catturate al Vanguard dal concerto del quintetto di Mal Waldron con Woody Shaw alla tromba, Charlie Rouse al flauto e tenore, Reggie Workman al contrabbasso e Ed Blackwell alla batteria.
Questi sono solo alcuni dei filmati girati durante i concerti del Village Vanguard e che sono reperibili in rete: uno spunto per iniziare a navigare tra i video che ripercorrono la storia di uno dei club più importanti nella storia del jazz.

Luca Labrini - Jazz Convention year 2007