Scorch Trio - Roma, Casa del Jazz - 13.10.2007
Foto: Fabio Ciminiera


Raoul Björkenheim: chitarra elettrica
Håker Flaten: basso, electronics
Paal Nilsen-Love: batteria, percussioni

Purtroppo questioni di pratica utilità hanno impedito a Raoul Björkenheim di portare con sé la viola elettrica da gamba. A questa mancanza il chitarrista finlandese ha supplito utilizzando l'archetto sulla chitarra elettrica, in un'immagine che riporta alla memoria le esibizioni di Jimmy Page, chitarrista dei Led Zeppelin, durante gli anni '70.
L'immagine può servire per provare a dare le coordinate del trio. Lo Scorch Trio propone una chitarra hendrixiana, dedita soprattutto alla ricerca dei suoni, a giocare con la leva sul ponte, a suscitare suoni e atmosfere dalla combinazione di note, movimenti, effetti, inneschi e distorsioni. La ritmica è la combinazione dei suoni acustici della batteria con il suono trattato, filtrato dagli effetti del basso.
Per entrare ancor più nel dettaglio possiamo parlare dell'atteggiamento evocativo di Paal Nilsen-Love: totalmente acustico nel suono, il batterista ha usato oltre ai pezzi tradizionali della batteria, oggetti di varia provenienza e ha molto spesso "preparato" il suono combinando le due tipologie di elementi, poggiando oggetti sulle pelli, strisciando bacchette e quanto potesse risultare utile sui piatti. La dimensione elettrica del bassista, al contrario, è talmente spinta da aggiungere alla tradizionale pedaliera un secondo set di effetti, poggiato su un banchetto posto di fronte a Håker Flaten, seduto su uno sgabello. Chiacchierando con Raoul Björkenheim, prima del concerto. lo stesso chitarrista ha ammesso: "Håker utilizza più effetti di me".
Battute a parte, la concezione dello Scorch Trio è, allo stesso tempo, semplice e cerebrale. Semplice perché parte dal presupposto che i tre strumenti sono liberi di muoversi nella stanza sonora creata dagli interventi diversi, a volte indipendenti tra loro, e rispettosi dei ruoli che solitamente i tre strumenti hanno. Cerebrale perché la libertà c'è ed è tanta, ma non è totale: il meccanismo dello Scorch Trio è costituito da un gioco di risposte e di interazioni, in cui musicisti e pubblico entrano poco a poco. Prima e dopo l'esibizione, consideravamo con Björkenheim come un concerto basato in modo così essenziale sull'improvvisazione possa essere influenzato dalla natura stessa della sala e dalla possibilità di movimento di musicisti e pubblico.
Il concerto si apre con una lunga performance sonora: i suoni e gli atteggiamenti dei tre protagonisti si intrecciano, si allontanano per tornare ad unirsi in groove ritmici serrati e travolgenti. La dinamica più rilevante è la variazione della distanza tra basso elettrico e batteria: in funzione di questo elemento, muta la direzione della chitarra, per creare, a seconda dei casi, una visione lirica, rumoristica, rock-oriented della musica.
La stessa gestualità dei tre musicisti mette in evidenza tre diversi approcci. Il più insolito è sicuramente Håker Flaten: seduto, con il banchetto degli effetti davanti, ma sempre in movimento tra i pulsanti da manipolare, il ritmo da seguire con tutto il corpo. L'atteggiamento di Raoul Björkenheim è tutto concentrato sulle diverse parti della chitarra: tasti, leva e corde vengono utilizzate per esplorare con i suoni e con le risonanze, la risposta della sala, la voce propria dei muri e degli oggetti. Paal Nilsen-Love è il più acustico dei tre, ma anche il meno legato a un utilizzo canonico dello strumento: percuote oggetti di varia provenienza, li agita, li sventola, li piazza sulla batteria per modificarne il suono, stride sui piatti con le bacchette.
La prima pausa permette a Björkenheim di presentare il trio, di scusarsi per non aver portato la viola elettrica da gamba e prendere l'archetto da usare sulla chitarra elettrica. Un passaggio rarefatto tra echi classici ed etnici e sospensioni stranianti. Anche in questa veste, l'idea dello Scorch Trio è muovere in modo indipendente per cogliere e far scaturire la musica dalle differenze e dai contrasti, oltre che dalle consonanze e dalle convergenze
La definizione di stanza sonora riflette la visione del trio. Non si può certo dire che la proposta dello Scorch Trio sia una novità assoluta; rappresenta, però, una costruzione sonora aperta ad inserire intenzioni di varia provenienza e rivolta alla ricerca di un equilibrio tra libertà e rigore. Una stanza delimitata da polarità differenti ed opposte: il confronto tra suono acustico ed elettrico, il confronto tra suoni costruiti ed evocati, le distanze estremizzate ed accorciate in modo repentino, il contrasto tra la rarefazione dei pianissimo e la presenza massiccia e compatta dei fortissimo.
Una stanza sonora dove stili e generi entrano in modo diretto - addirittura prorompente in alcuni casi - oppure delicato e suadente. C'è stato un momento, nella prima parte della lunga performance iniziale, in cui la ritmica è emersa dalla disgregazione libera in un pedale rock sul quale la chitarra ha potuto liberare suoni e derive hendrixiane. Se si vuole, il momento del passaggio, la coesistenza degli elementi di partenza e di quelli d'arrivo, rappresenta più propriamente il senso della musica del trio: un contenitore aperto al cambiamento e alla ricerca di una sintesi tra le tante possibilità offerte dalla musica e dagli strumenti moderni, tra le tante possibilità a disposizione delle necessità espressive di un musicista di oggi.

Fabio Ciminiera - Jazz Convention year 2007