Intervista a Giovanni Guidi - 12 Points! 2008 - Dublino, 6.3.2008
Abbiamo incontrato Giovanni Guidi il giorno dopo il suo debutto irlandese al 12 Points! Europe Jazz Festival.
Jazz Convention. Come è andata ieri sera Giovanni?
Giovanni Guidi Ieri devo dire è andata bene. C’era un bel pubblico e si sentivano anche tanti italiani. Il festival è assolutamente una cosa interessante e anche abbastanza unica nel suo genere. Sarebbe una cosa bella esportarlo un po’ ovunque. Penso ce ne sia bisogno. Adesso c’è tutto questo establishment del jazz che è abbastanza stabilito quando invece ci sono tante cose nuove e diverse che meritano attenzione.
JC. Una particolarità del 12 Points! è quella di portare sul palco i giovani musicisti europei. Uno sguardo rivolto quindi alla nuova scena musicale del vecchio continente, da cui gli americani sono stati “tagliati fuori”. Che impressione ti ha fatto questo tipo di idea?
GG. Storicamente il jazz è stato fatto dagli americani però in realtà tanta musica oggi proviene da Europa e Giappone. Non è più come trenta o quaranta anni fa dove ogni anno c’era una novità che veniva dall’America, anzi, tanta musica oggi sta crescendo prevalentemente in Europa, soprattutto a livello di giovani che non hanno niente da invidiare agli americani. Poi questa è anche un’arma a doppio taglio. Da un lato è positivo. Ad esempio qui riesci a entrare perché fai parte di un gruppo giovane, però spesso vieni invece solo considerato come un giovane quando invece io ho sentito ieri della musica che non mi faceva pensare che fossero giovani a suonare. Probabilmente si capiva da un certa verve che non avevano ottanta anni però solo da quel punto di vista, dopodiché la maturità artistica è la stessa che senti in altri gruppi di quarantenni e cinquantenni. L’importante in assoluto, ma qui non accade, è che la cosa dei giovani non diventi segregazionista per cui il fatto che ci sia un festival dedicato ai giovani europei è assolutamente positivo e come detto andrebbe esportato.
JC. Partecipando anche a festival importanti come Umbria Jazz o Villa Celimontana a Roma, come vedi la scena del jazz italiano oggi? Esiste un movimento che può portare a un nuovo mainstream italiano?
GG. In questo momento si parla tantissimo del jazz italiano. Credo che ci sia una nuova ondata con dei musicisti straordinari, che soprattutto creano bei gruppi con una progettualità importante che secondo me già vent’anni fa non era così diffusa. Chiaro, ci sono sempre stati Enrico Rava, Enrico Pierannunzi e Paolo Fresu, però devo dire che questa progettualità così diffusa prima non c’era. Dopodiché è vero che ci sono tanti italiani alla ribalta nel mondo, ma ce ne sono tanti altri da scoprire. E per i miei gusti sono anche più interessanti. Ad esempio c’è tutta la scena di questa etichetta nuova indipendente che si chiama El Gallo Rojo guidata da Zeno De Rossi e Danilo Gallo, di cui fanno parte Francesco Bigoni e Stefano Senni, il bassista che suona con me. È vero che ci sono tutti i vari Rava, Bollani e Fresu, ma dopo di loro c’è tutta una generazione nuova. Tante cose devono ancora uscire per cui questa cosa del jazz italiano alla ribalta c’è, ma secondo me siamo solo al trenta per cento. Poi nei vari festival si potrebbe dare ancora più spazio a questi musicisti. Penso comunque che l’inversione di tendenza stia arrivando. Un ricambio c’è, ma non nel senso che allora Rava non deve più suonare. Il primo che da sempre coinvolge musicisti giovani nei suoi gruppi è Rava. Enrico è una persona molto intelligente ed essendo un vero amante del jazz sa che il jazz funziona con questa interazione e non accetterebbe mai di suonare solo e soltanto con dei suoi coetanei.
JC. E per quanto riguarda i tuoi prossimi impegni in questo inizio di 2008?
GG. La settimana scorsa ho finito di registrare il mio nuovo disco con il quartetto per CAM che si chiamerà The House Behind This One che è il titolo di una poesia di Raymond Carver. Uscirà probabilmente a luglio e faremo la presentazione a Umbria Jazz. Dopodiché ci sono molte cose in prospettiva, per esempio un gruppo di undici elementi insieme a Gianluca Petrella. Poi, con Rava, un altro gruppo fatto da lui e nove giovani e verrà presentato ad aprile a Correggio dove ci sarà un festival che si chiama Enrico Rava Special Edition e sarà dedicato a lui che se lo merita.