Atessa in Jazz 2008 - Atessa, 12 agosto 2008.
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La diciottesima edizione di Atessa in Jazz si è conclusa martedì 12 agosto con l'esibizione del Matino-Deidda Bass Project e del quartetto "italiano" di Stefano Di Battista.
Il trio composto da Pippo Matino e Dario Deidda, entrambi al basso elettrico, e Claudio Romano, alla batteria, attraversa le stagioni del jazz in modo del tutto personale. L'assenza di altri strumenti e la propensione alla leadership dei due musicisti rende curiosa la formazione: il virtuosismo diffuso dai due bassisti diventa utile. Il repertorio proposto dal trio da la misura della poliedrica disposizione del progetto. Zawinul e Ellington, Jimi Hendrix e Django Reinhardt, la chiusura con Pastorius: tutto rivisto sulle corde spesse, implementate da effetti (usati maggiormente da Matino) e da una applicazione funzionale dei due bassisti.
La costruzione musicale, la ripartizione dei ruoli, armonici e melodici, la difficoltà di fondo di ridurre tutto il materiale sonoro a due linee molto vicine nelle frequenze, impegna i due bassisti a mettere a norma tutti gli elementi solitamente suddivisi tra strumenti e voci diverse. Deidda e Matino sono sempre consapevoli e concentrati sul discorso musicale e questo permette al set proposto da Deidda, Matino e Romano di scorrere in modo fluido: il trio riesce a dare corpo al progetto particolare della formazione e una propria visione dei brani affrontati. Sarà un paradosso, ma è proprio nell'esecuzione di Teen Town, il brano di Jaco Pastorius, che la formazione soffre maggiormente: viene applicato un lavoro inverso rispetto al resto del concerto e la linea, concepita per le evoluzioni di un solo musicista, diventa un terreno troppo risicato per la presenza dei due bassisti. Di grande impatto, invece, l'omaggio a Reinhardt con Oci Ciornie, introdotta da una versione di Nuages, eseguita, in solo, da Dario Deidda.
Il quartetto italiano di Stefano Di Battista dimostra tutta la sua amalgama e la validità dei suoi quattro elementi. Prima di tutto, e al di sotto delle pirotecniche evoluzioni dei due solisti, va sottolineata la solidità della ritmica formata da Marcello Di Leonardo e Dario Rosciglione: sempre attenti e presenti, pronti ad intervenire in ogni direzione presa da Mazzariello e Di Battista, capaci di dare ad ogni sviluppo ritmico e ad ogni figurazione una dimensione espressiva di alto livello e, soprattutto, al servizio delle idee dei solisti.
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Stefano Di Battista e Julian Oliver Mazzariello hanno spaziato in lungo e in largo (il sassofonista anche, in senso fisico, sul palco): l'apertura con My favourite things, Under her spell, The Serpent's Charm, due originali tratti da Trouble shootin' e interpretati con le sonorità acustiche del quartetto, The Jody Grind di Horace Silver, presente nello stesso disco... Il filo del discorso si aggancia e si allontana dalla letteratura degli standard: i due solisti citano Autumn Leaves e Summertime, si percorre la pratica del call and response, si rilancia con sempre maggiore impatto il vigore degli assolo. In particolare, emergono la capacità di guida del leader e la straordinaria vena di Mazzariello: il sassofonista riesce a trasmettere a tutti i protagonisti del concerto la propria impronta forte, a fare comunicare e in modo immediato le anime del quartetto, a coinvolgere il pubblico con le evoluzioni sonore e empatiche; il pianista è in serata di grazia e inserisce nei brani intuizioni, citazioni e scherzi, cambia le carte in tavola nell'accompagnare e suggerisce nuove possibilità.
L'amalgama del quartetto, ormai stabile da diversi anni e attivissimo nei contesti più vari, dai festival internazionali alle trasmissioni televisive, rende possibile tutti gli equilibri e le acrobazie dei quattro. Il gruppo riesce ad essere sempre centrato e convincente nella sua prova: la dimensione espressiva si dispiega con equilibrio e tranquilla maturità, in una serie di brani lunghi e rivolti, con disposizione aperta, alle necessità e al gusto delle improvvisazioni.
E, alla fine, prima ancora di scendere dal palco, Stefano Di Battista chiama sul palco Pippo Matino, Dario Deidda e Max Ionata: Footprints e In a sentimental mood rese in maniera festosa e variopinta. Una occasione possibile grazie anche alle diverse collaborazioni tra i vari musicisti: anche in questo caso, Mazzariello e Dario Deidda veri protagonisti della scena, in una situazione che chiude, in maniera allegra e scanzonata, la rassegna che si era aperta domenica 10 agosto con il concerto del trio di Mulgrew Miller ed era proseguita, lunedì 11, con i concerti del quartetto di Antonio Ciacca e del quartetto guidato da Miles Griffith e Toni Pancella.