JAZZ LIBRI 2007-2008: cinquanta in un colpo solo!
Foto: da internet


Da quando il jazz si è più o meno capillarmente diffuso nel nostro Paese, ossia grosso modo dal secondo Dopoguerra, ci si è spesso lamentati dalla cronica assenza di libri e manuali che approfondissero i diversi settori della musica afroamericana: in effetti a ben guardare, la bibliografia sul jazz risulta abbastanza esigua, a livello sia numerico sia qualitativo, almeno fino agli anni Novanta del secolo scorso: poi, magari a rilento, alcune case editrici hanno iniziato a far tradurre e quindi pubblicare qualche testo importante, altri, soprattutto i cosiddetti piccoli editori, hanno persino scommesso su collane specifiche o comunque su qualche forma di continuità e divulgazione nei confronti di un argomento, il jazz, che, in Italia, ha ora, in effetti, un seguito notevole soprattutto ai concerti, in rete, sulle riviste e in parte anche con i dischi, per non parlare di una scuola nazionale di italian jazz musicians che sta finalmente riscuotendo i giusti riconoscimenti a livello mondiale.

Tuttavia, in rapporto all’enorme quantità di nuovi solisti, di CD stampati e soprattutto di recital, festival, rassegne e manifestazioni, sul jazz di libri se ne sono visti finora abbastanza pochi, almeno fino a un paio d’anni fa, quando d’improvviso, non si sa bene per quale intrinseca ragione, l’editoria italiana sta licenziando una mole davvero ragguardevole di volumi sull’argomento. Dalla fine del 2006 a metà del 2008, dunque nell’arco di tempo di una ventina di mesi, addirittura ecco 50 libri sul jazz; la cifra non è errata: cinquanta in un colpo solo! E l’elenco è in fondo approssimativo, poiché, esclude le pubblicazioni localistiche, spesso di ottimo livello, ma difficilmente reperibili. Che dire quindi di questa mole, quasi sterminata, di libri sul jazz a cui attingere per studi, informazioni, analisi, notizie, immagini, riscontri, critiche, discografie e altro ancora? Nell’impossibilità, in questa sede, di recensirli a uno a uno, occorre tentare una divisione tematica, ovviamente tenendo conto altresì che molti testi sono polivalenti o multifunzionali, nel senso che potrebbero rientrare comodamente in più categorie.

Partendo dunque, secondo un vezzo squisitamente letterario, dalla classicità, ecco finalmente tradotti in Italia due testi americani fondamentali: L’arte imperfetta. Il jazz e la cultura contemporanea (Excelsior 1881) di Ted Gioia e La musica dei neri americani dai canti degli schiavi ai Public Enemy di Eileen Southern: di estetica il primo, omnicomprensivo il secondo, non possono mancare in qualsiasi seria biblioteca di studi jazzistici. Ai due si può aggiungere un'altra coppia di testi ormai classici: da un lato il Dizionario del jazz (Mondadori) di Philippe Carles, André Clergeat e Jean-Louis Comolli, già uscito altre due volte in Italia, ma ora aggiornato al 2008 (forse un po’ frettolosamente, senza tener conto soprattutto degli esordienti e degli europei). Dall’altro esaustivo resta invece The House That Trane Built. La storia della Impulse Records (Il saggiatore) dell’americano Ashley Kahn che conclude un ideale trittico iniziato con le storie di Kind Of Blue e A Love Supreme.

Si può quindi passare ai volumi prettamente teorici, fra i quali spicca l’eccellente I segreti del jazz. Una guida all’ascolto (Minimum Fax) di Stefano Zenni (con cd-rom annesso), al quale può far da pendant l’ostico Esperienze di analisi del jazz (L.I.M.) di Vincenzo Caporaletti con un approccio musicologico non da tutti condiviso. Simili perplessità, tra i jazzologi (e jazzofili) suscita pure il trittico Suoni inauditi. L’improvvisazione nel jazz e nella vita quotidiana (Il Mulino), Musica in nero. Il campo discorsivo del jazz (Bollati Boringhieri), Il corpo sonoro. Oralità e scrittura nel jazz (Il Mulino ) di Davide Sparti, trittico assai rilevante comunque per essere il primo corposo tentativo italiano di coniugare jazz e filosofia. Addirittura collegato alla ricerca cognitiva e alle discipline neurologiche è Fatti di musica. La scienza di un’ossessione umana (Codice) dello statunitense Daniel J. Levitin, già produttore rock, che qui spazia da Listz a Coltrane.
 
Stando però sul versante della Storia riletta spesso con taglio ‘ideologico’ non mancano scritti notevoli a partire dal riuscitissimo Jazz! Appunti e note del secolo breve (Costa & Nolan) di Franco Bergoglio, attualizzazione dei discorsi su musica e politica di alcuni decenni fa. Come sempre ideologica, sia pur innestata da profonde radici musicologiche, la riflessione culturologizzante di Confusamente il Novecento (Clueb) di Giampiero Cane, raccolta di saggi intelligenti e illuminanti. Senza dubbio più storico che politico, anzi con forti impronte musicologiche, benché il periodo si presti ad essere al centro di roventi polemiche, Free jazz (l’Epos) del tedesco Ekkehard Jost rivaluta la musica d’avanguardia. Fra storia, teoria e soprattutto divulgazione può infine venir considerata la collana Breve introduzione alla storia della musica afroamericana dell’I.S.U. dell’Università Cattolica di Milano, al momento arrivata a sei volumetti, di cui il quinto Analisi del jazz di Arrigo Cappelletti, Laura Conti, Guido Michelone e Simona Frasca presenta alcuni spunti d’attualità. Ancora divulgativo il botta e risposta col pubblico di Jazz. Istruzioni per l’uso (Laterza) di Massimo Nunzi, big band leader, che nell’annesso DVD spiega il tutto con la propria orchestrona.

Per restare in un ambito di studio, occorre adesso traghettare dalle parti delle musiche afroamericane tangenti al jazz medesimo: il didascalico Ragtime, jazz & dintorni. La musica sincopata da Scott Joplin al terzo Millennio (Sugarco) di Gildo De Stefano riprende i suoi precedenti lavori sul rag. Da una prospettiva filmologica arriva invece Broadway. New York, l’età del jazz e la nascita di un mito (II Saggiatore) dell’americano Jerome Charyn, che ha il merito di raccontare la storia di un tipo di teatro musicale, le cui canzoni sono servite da stimolo a intere generazioni di jazzmen. Con Chega de saudade. Storia e storie della bossa nova (Angelica) del brasiliano Ruy Castro si ha il puntuale resoconto cronachistico dei primi vent’anni dello stile carioca che più di tutti influenza il sound nordamericano. C’è poi il discorso sulle radici del Continente Nero: da un lato L’africa e il blues (Fogli Volanti) dell’austriaco Gerhard Kubik compendia magnificamente antropologia, etnologia, musicologia alla ricerca dell’elemento comune, dall’altro Lo swing del camaleonte. Musiche e canzoni africane dal 1950 a oggi (Epoché) del francese Frank Tenaille è un bel saggio giornalistico su un percorso culturale inverso al precedente. Forse, però, lo sforzo maggiore di rappresentare le musiche afroamericane nella loro complessa totalità è dato da un’editrice, Turtle, che pubblica agili libretti sulle diverse musiche nere, tra cui Prewar folk. The Old, Weird America 1900-1940 di Stefano Isidoro Bianchi, Scritti nell’anima. Storie di soul, di blues, di jazz di Eddy Cilia, Swingin’ Canterbury. Viaggio nella provincia del progressive britannico di Michele Coralli.

Tornando al jazz-jazz, sia pur con qualche eccezione, la biografia è ben presente grazie alle traduzioni di Lady Day. La vita e i tempi di Billie Holiday (Il saggiatore) della britannica Julia Blackburn, Nina Simone. Una vita (Kowalski) del francese David Brun-Lambert, e le nuove edizioni di Frank Zappa. La vita e la musica di un uomo Absolutely Free (Feltrinelli) di Barry Miles, e l’autobiografico La musica è la mia signora (Minimum Fax) di Duke Ellington. Gli studiosi italiani invece preferiscono compiere analisi musicologiche attorno al jazzista, ed ecco infatti Charlie Parker. La nascita della tradizione moderna del jazz (Musica Oggi) a cura di Maurizio Franco, Friedrich Gulda. Lo scandalistico (Zecchini) di Piero Rattalino, mentre in Miles e Juliette. Una storia d’amore a ritmo di jazz (Perrone) di Walter Mauro il flirt tra Davis e la Gréco è al centro dell’attenzione.

Scuola a sé fa il libro fotografico, in una nazione, l’Italia, che può vantare un buon numero di grandi o grandissimi fotografi, spesso penalizzati dalla mancanza di pubblicazioni librarie che ne documentino il valore estrinseco anche lungo percorsi cronologici assai lunghi. Ben vengano quindi, anche se i formati sono un po’ riduttivi, eleganti illustrated books come Jazzin’. A photographic story (Klipper) di Luca Buti, Tirait! (Quaderni d’Archivio Friuli) di Luca d’Agostino, Jazz from A to Z (Mediane) di Carlo Verri e 25th Anniversary Jazz Festival Bolzano (Jazzmusic Promotion) curato dagli organizzatori medesimi, che si sono giovati dei propri archivi colmi degli scatti dei maggiori fotografi. Un po’ fuori tema, ma comunque bellissimi, anche sotto il profilo grafico, altre tre libri: From The Hip (Damiani) dell’inglese John Hoppy Hopkins è quasi lo specchio del fotografo per eccellenza della swinging London tra hippies e beatnicks. La Casa del Jazz a Roma (Electa) di Guido Ingrao è un volume di architettura che racconta, anche per immagini, il recupero di Villa Osio. Siena Jazz Eye (Mazzotta) a cura di Enzo Gentile e Francesco Martinelli è il catalogo della mostra di storiche copertine di LP all’interno di Siena Jazz.

Il percorso termina con i libri sul jazz italiano, a costituire una ghiotta novità nell’ambito del panorama editoriale nostrano: anche qui di ogni tipo e per ogni gusto. Due anzitutto le autobiografie, un po’ in forma di puzzle: da un lato La poesia della chitarra. Dialoghi in jazz (Lampi di Stampa) del chitarrista Piero Pollone, dall’altro Enter Eller e Odwalla. Vent’anni tra jazz e ricerca (Lampi di Stampa) del multistrumentista Massimo Barbiero. Tre invece le biografie: per immagini Armando Trovajoli (Mediane) di Maurizio Baroni e Marco D’Ubaldo, con le locandine delle colonne sonore; decisamente musicologica Franco D’Andrea. Profumo di swing (Siena Jazz) di Francesco Carta, rivolta invece alla memoria Gianni Basso. Una vita con il sax (Fabiano) di Armando Brignolo, il quale con Una sottile linea rossa (Hasta) completa una storia del jazz ad Asti assai ben documentata. Ci sono pure altri due testi di veterani del jazz italiano: con Billie Holiday che palle! (Coniglio) del banjoista Carlo Loffredo si narrano, come avverte il sottotitolo, Cinquant’anni di jazz italiano tra sorrisi, malignità e cose belle, mentre con Una vita in quattro quarti (Siena Jazz) del critico Giuseppe Barazzetta vengono evidenziati incontri, vicende, testimonianze e aneddoti di un’esistenza tendenzialmente jazzistica. Non manca infine la fiction con i racconti surreali dal ritmo sincopato di Sfogliar Verze (Exceklsior 1881) del cantautore ma anche gitan swinger Giorgio Conte; e non mancano neppure i contributi al vocalismo da parte di due egregie cantanti: da un lato A nuda voce. Vocalità, inconscio, sessualità (Antigone) di Laura Pigozzi è un saggio completo, dall’altro Master in canto jazz (Ricordi) di Laura Conti è un manuale tecnico assai innovativo.

Guido Michelone - Jazz Convention year 2008