Maria Schneider, vera novità tra molti pretendenti - Pescara Jazz 2008 - Pescara, 15-20.08.2008
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L’ultima edizione di Pescara Jazz sarà archiviata come "Il festival delle superstar", non solo per i nomi di rilievo presenti sul palco dell’anfiteatro D’Annunzio, quanto per gli atteggiamenti di alcuni musicisti nei confronti di pubblico e stampa. Pianisti e vibrafonisti a confronto: Jarrett e Hancock - Burton e Hutcherson.
Keith Jarrett (peraltro personaggio assai noto per i suoi atteggiamenti da dio in terra) del 15 luglio, aveva addirittura imposto all’organizzazione la chiusura delle strade circostanti l’anfiteatro. La musica, perlomeno, è stata all’altezza della situazione, con un Jarrett ispirato e convinto, distante anni luce dal triste ricordo di Umbria jazz dell’anno passato. Il suo rodato trio completato da Gary Peacock e Jack De Johnette, ha deliziato la platea riproponendo standard e original, ma con una dinamica e una sensibilità alla quale il pianista ci aveva un po’ disabituati. Molto bene è andata anche venerdì alla ripresa del festival con il Gary Burton Quartet Revisited. Un gruppo all stars composto da Gary Burton al vibrafono, Pat Metheny alle chitarre, Steve Swallow al basso e Antonio Sanchez alla batteria. Musica raffinata e superlativa che è andata oltre il mero "amarcord", sottolineando un interplay tra Burton e Metheny di rara intesa e sicuro affiatamento.
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La struttura armonica è poggiata magnificamente sulle peculiarità ritmiche di Swallow, mentre Sanchez è apparso troppo metronomico, con poca fantasia, ma c’era da aspettarselo vista la stazza dei suoi tre compagni. Ad essere pignoli, gli unici momenti poco felici della serata sono stati quelli nei quali Metheny ha usato una "chitarrona" amplificata all’eccesso, dal suono ridondante. Chissà perché ogni sua esibizione debba essere martoriata da queste, per fortuna brevi, performance elettroniche. Anche qui le bizze da primadonna non sono mancate come i fotografi tenuti a debita distanza e nessun ammiratore ammesso al termine del concerto. Ciò potrebbe anche starci, ma dovrebbe perlomeno corrispondere un certo buon gusto per far digerire sia al pubblico che all’organizzazione simili atteggiamenti. È apparso infatti molto "stonato" vedere Gary Burton presentarsi sul palco vestito da capo dei boy scout, con pantaloncini coloniali, sandali e camicia penzolante.
Poco da aggiungere invece alla grandezza di Hutcherson che sabato scorso, con la classe e la tecnica che possiede, ha dimostrato quanto la scuola Blue Note incida anche in questo secolo sui velleitarismi e le acrobazie tecniche, comprese quelle del gruppo di "Mr. Grammy" Herbie ===2=== Hancock che tra chiari e scuri non si è stagliato da una prova opaca che ha offuscato anche la buona volontà di Dave Holland, del chitarrista Lionel Loueke e della cantante Amy Keys. Gran finale domenica con l’omaggio a Chet Baker (Rava, Catherine, Del Frà, Romano), ma soprattutto con la straordinaria orchestra di Maria Schneider, la vera novità, capace di trasformare la lezione di Gil Evans in un nuovo capitolo aperto sul jazz.