Jazz & Dintorni 2008
Foto: Federico Zavagnin


Paolo Botti & Dimitri Grechi Espinoza Duo / Paolo Fresu & Uri Caine Duo - 21 luglio
Nicola Fazzini Quartet / David Binney Quartet featuring Brian Blade - 24 luglio
Tommaso Genovesi Quartet / Joey Calderazzo Trio & Jerry Bergonzi - 28 luglio
Piazzetta del Teatro / Auditorium del Collegio Astori - Mogliano Veneto (TV)

Il Circolo Caligola da oltre vent’anni si batte per diffondere la cultura musicale jazzistica (e non solo quella) nell’area veneziana. Per questo si merita almeno due premi: il primo è il "Davide contro Golia" per il coraggio con cui - piccola nave nel procelloso mare dei festival estivi - ha sfidato delle vere e proprie "corazzate" nel campo dell’organizzazione degli eventi musicali in grado di mettere in campo risorse finanziarie di gran lunga superiori e di allestire rassegne tanto roboanti sul piano dello spettacolo quanto discutibili dal punto di vista del progetto artistico. Aggiungiamo il premio "Brava Massaia" per l’oculatezza delle scelte che da anni va praticando nella programmazione delle proprie rassegne pur tra mille difficoltà, selezionando con passione proposte di qualità e non sempre "di cassetta", mantenendo prezzi accessibilissimi (per non dire "ridicoli") al pubblico che di questi tempi fatica a sborsare decine di euro per un singolo concerto.
Poiché la concisione in un festival è fondamentale per evitare "sbrodolamenti", la tredicesima edizione di di "Jazz & Dintorni" si è condensata anche quest’anno in tre appuntamenti, con la sola novità del doppio concerto. E pazienza se ad aprire le serate sono stati alcuni dei gruppi prodotti proprio da Caligola Records (l’etichetta fondata dal Circolo), saliti sul palco per presentare le loro più recenti fatiche discografiche: si tratta di ottimi musicisti, tutti meritevoli di spazi ben più ampi di di quelli a loro riservati in genere e un po’ di pubblicità non fa mai male. E poi, scusate, se il "conflitto d’interessi" non l’ha risolto il nostro amato Presidente, vogliamo fare tanto i sofisticati?
C’è dunque chi guarda dritto avanti a sé, verso il futuro, e chi, come Paolo Botti, si volge indietro e guarda a modo suo al passato. "Looking Back" è il titolo di un progetto che Botti ha voluto dedicare al blues delle origini, quello del Delta del Mississippi, registrato dal vivo nel corso di Jazz Groove, rassegna organizzata sempre dal Circolo Caligola. Il disco, suonato dal quartetto di Botti, è bello, pieno di pathos, ma i nuovi arrangiamenti pensati per il duo con Dimitri Grechi Espinoza non hanno colto nel segno: mancando l’apporto ritmico di Tito Mangialajo Rantzer e Filippo Monico, è mancata la giusta tensione e l’accompagnamento di Botti al banjo e al dobro è apparso grigio, spento e privo di quello spessore e di quella brillantezza che nel disco esaltano la verve del sassofonista (peraltro molto lucido anche in quest’occasione), in bilico tra blues e free jazz. Magari l’esibizione non è stata preceduta da molte prove (come alcune incertezze nelle chiusure lascerebbero a intendere): sospendiamo il giudizio in attesa che questo "esperimento" trovi la propria identità.
Mattatore della stessa serata è stato un altro duo che non ha bisogno di tante presentazioni, quello ben più collaudato formato da Paolo Fresu e Uri Caine. Il programma proposto dal trombettista sardo e dal pianista di Philadelphia è stato grosso modo lo stesso, basato sul fortunato "Things" pubblicato da Blue Note, che i due portano in giro da un paio d’anni a questa parte: temi sfruttati fino all’osso come "Dear Old Stockholm", "I Loves You Porgy", "Cheek to Cheek", "My Funny Valentine", "Doxy", "A Night in Tunisia" sui quali due musicisti, così diversi (lirico e stilizzato Fresu, più istrionico e vulcanico Caine) eppure così simili per gusto e "appetiti" musicali, hanno trovato un terreno fertile per dialogare. Pronti a breve ad entrare in studio per registrare un nuovo disco insieme, i due sono riusciti - complice un magico interplay - ad aggiungere ancora una nuova pagina all’interpretazione del songbook americano, in modo talvolta poetico, talvolta ironico, spesso originale, senza forzature o "ruffianerie", concedendosi appena qualche piccolo "vezzo" (Fresu con la respirazione circolare e i delay elettronici, Caine con alcune sortite al piano elettrico). Oltre agli standard si sono potute apprezzare anche la delicata aria monteverdiana "Sì dolce il mio tormento" e due composizioni originali, "Metamorfosi" e "Sonia said".
Coinvolgente anche il set di Nicola Fazzini che con il suo quartetto tutto triveneto ha introdotto nel migliore dei modi la seconda serata. Il trentottenne sassofonista milanese, trapiantato da molti anni nel Veneto dove è diventato membro stabile della Thelonious Monk Big Band ed ha fondato il quartetto Palo Alto con Dario Volpi, Zeno De Rossi e Danilo Gallo, è da poco uscito con un pregevole disco, "Watch your step", il primo a suo nome. Il quartetto, formazione stabile da qualche tempo con gli ottimi Riccardo Chiarion alla chitarra, Tommaso Cappellato alla batteria e Andrea Bombardini al basso elettrico (che ha preso il posto di Stefano Senni, presente nel disco) ha impressionato positivamente per la pulizia delle linee melodiche, il sound soffice e levigato, le ottime doti dei solisti e la qualità dell’ascolto reciproco, perfetto nelle medley di alcuni brani (segnatamente quella con "For Joe", dedicata a Lovano, e "Steps", omaggio a John Coltrane).
Ormai non fanno più notizia, li abbiamo sentiti in tutte le salse possibili, sono venuti più volte in Italia, ciascuno a capo della propria formazione oppure come accompagnatori di lusso nei gruppi dei loro amici-colleghi. Ma come si fa a non spellarsi le mani dagli applausi quando si ascolta un "dream team" esaltante come il quartetto di David Binney? Basterebbe dare la formazione (come nelle partite di calcio) per fare un mezzo infarto: Binney al sax alto, Craig Taborn al pianoforte, Scott Colley al contrabbasso e Brian Blade alla batteria. Il meglio del meglio in circolazione per creatività, sensibilità, capacità di leggere la situazione e improvvisare. Guardi loro e capisci cosa vuol dire veramente "composizione istantanea". Questo gruppo è la prova vivente che il risultato della fusione di alcuni musicisti fuori dal comune è di gran lunga superiore alla somma delle singole parti. E così è stato. Pur mantendendo ciascuno riconoscibile la propria personale cifra musicale, Binney, Taborn, Colley e Blade si sono trasformati in un collettore unico di un flusso musicale potentissimo, pura adrenala. Le composizioni non hanno ancora un titolo: si tratta di originali di Binney freschi di scrittura che più volte (quasi ogni serata, a dire la verità, come ci ha confessato Scott Colley nel backstage) hanno cambiato fisionomia nel corso del tour, a testimonianza della grande apertura e dello sperimentalismo di questo gruppo. Brani della durata di venti minuti che sono sembrati durare un attimo oppure un’eternità, quasi senza soluzione di continuità, circolari nella loro partenza lenta e ipnotica, nel raggiungere un climax vertiginoso e tornare all’iniziale "quiete" apparente: stupefacente!
Perché affannarsi a cercare tracce di vita su Marte: gli extraterrestri vivono qui in mezzo a noi e suonano il jazz!
Credete che qualcuno dei gruppi "di casa" abbia patito il complesso d’inferiorità nei confronti delle vedette internazionali? Manco uno! Nemmeno Tommaso Genovesi che con il suo quartetto ha aperto la terza e conclusiva serata, incassando alla fine del suo set i complimenti di un ammirato Joey Calderazzo al quale ha scaldato il palco per benino.
Cinque brani estratti da "Never Knows", l’ultimo lavoro pubblicato da Caligola Records, hanno fatto comprendere quanta strada abbia fatto il pianista di Noto (ormai "naturalizzato" veneto) dall’ultima prova discografica, quel "Night Funk" che risale a quattro anni fa’. La direzione intrapresa è quella di un contemporary jazz con venature funk e sonorità prese a prestito dagli anni ’70, il tutto amalgamato da un compositore disciplinato, serio e preparato, molto maturato anche sotto il profilo dell’esecuzione. Tiratissimi i primi due brani grazie al dinamismo impresso da U.T. Gandhi e Danilo Gallo che in mezzo agli innumerevoli impegni - il batterista friulano è parte dei progetti di Enzo Favata e Miroslav Vitous oltre che con Dino Saluzzi, mentre Gallo è impegnato nei mille gruppi del collettivo El Gallo Rojo - trovano sempre il tempo per suonare con i vecchi amici: "Vertigo" e "Battiti" sono molto più "hot" e "sporche" che nelle rispettive versioni da studio, con guizzi ispirati di Genovesi e Nevio Zaninotto, vigoroso, profondo e tagliente al sax tenore quanto tenero ed affettuoso al soprano (ma sempre capace di accendersi fulmineo) nella medley di "Clouds" e "Nena".
Dicevamo di Joey Calderazzo. Lui gioca a fare il modesto e a schermirsi dietro il ritratto di "pianista di Michael Brecker" per cui è diventato famoso, ma dopo quello sfolgorante periodo durato dal 1987 al 1991 la sua carriera non si è certo interrotta e ha continuato a sfornare dischi ben più che dignitosi dimostrando di non essere una meteora ma un artista completo. Il set di Mogliano ne ha confermato in pieno le doti di esecutore estroverso ma asciutto, senza fronzoli, e di leader autorevole anche quando i musicisti da dirigere sono a loro volta leader originali e dalla spiccata personalità come Adam Nussbaum (già partner nel gruppo di Brecker) alla batteria e l’ospite Jerry Bergonzi al sax tenore. Se Calderazzo è quel che abbiamo detto poco sopra, Nussbaum è la turbina che conosciamo bene, capace di far andare su di giri (eccome se lo fa!) la macchina e Bergonzi è un maestro di cui forse non si è ancora celebrato abbastanza l’importanza, vale la pena di raccontare la favola del giovanissimo contrabbassista A.J. Brown, ragazzone del North Carolina e allievo dei corsi di Nussbaum, tanto bravo da sbalordire Calderazzo e convincerlo ad offrirgli un posto nel gruppo in mezzo a questi "giganti".
E se le favole ci aiutano un po’ a sognare e a rendere la vita meno amara, speriamo di poter continuare a sognare anche l’anno prossimo grazie a "Jazz & Dintorni".

Roberto De Virtis - Jazz Convention year 2008