Moody Jazz Café, Foggia - 13.10.2008
Frank Gambale: chitarra acustica
Alain Caron: basso acustico fretless
Otmaro Ruiz: pianoforte
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La nuova stagione del Moody Jazz Café si è aperta con il concerto del Natural High Trio, guidato da Frank Gambale. Una partenza di grande impatto, sostenuta dalla scelta del doppio set e dalla presenza del seminario tenuto dai tre musicisti nel martedì successivo.
Il Natural High Trio è una sintesi equilibrata tra le inclinazioni proprie dei protagonisti e la volontà di mostrare un approccio diverso dal solito. Due esponenti importanti della fusion degli anni '80, due indiscussi virtuosi dello strumento elettrico alle prese con strumenti acustici, un trio dalla formazione inconsueta, il linguaggio degli standard del jazz come presupposto di partenza: questi gli ingredienti dell'ebbrezza naturale che Frank Gambale ha voluto associare al repertorio e alle dinamiche di questo trio formato dal chitarrista, da Alain Caron al basso acustico e Otmaro Ruiz al pianoforte.
Partiamo dagli standard e dalla composizione. Buona parte del materiale proposto dal trio affrontata argomenti sonori ed espressivi tipici degli standard, ma senza eseguire i brani nella forma consueta: si tratta invece di omaggi - a Wayne Shorter, The Long and the Short of it, e a Thelonious Monk, Monkey wrench - oppure di nuove composizioni basate sulle strutture armoniche di temi come I remember april, All the things you are, Have you met Miss Jones. In pratica, invece di seguire una routine potenzialmente pericolosa, il virtuosismo applicato al tema celebre, c'è uno scarto forte che costringe il trio a rimanere concentrato sul brano, a confrontarsi con un punto di vista proprio, diverso ma non lontano dall'originale, senza perdere il sapore del linguaggio e mantenendo alta la possibilità di inserire elementi personali, in modo non capzioso né banale.
La scelta della formazione e della strumentazione acustica si rivela altrettanto funzionale. Un organico tradizionale, con la presenza di un batterista, avrebbe sbilanciato, in termini di forza e impatto sonoro, di originalità e di possibilità espressive, la situazione: ci si trova, in ogni caso, di fronte a tre personaggi - e a un trio - di grande presenza sonora, ulteriori presenze avrebbero reso soverchia e sovrabbondante il già importante volume di fuoco dei tre. Lo stesso vale per la scelta acustica: Gambale avrebbe potuto scegliere una chitarra elettrica più vicina alle tradizioni del jazz standard (a prescindere da questioni di marca e sponsorizzazioni), ma questo difficilmente lo avrebbe reso indipendente da tutti gli effetti aggiuntivi, dalle successive modifiche del suono e dalle tecniche proprie dello strumento elettrico. La scelta acustica è drastica e radicale: è funzionale alla dimensione dellaformazione e vuole esplorare le tematiche del jazz mainstream in modo diretto, personale e aperto a suggestioni particolari e mette in evidenza, frenandone le derive più estreme e ridondanti, il virtuosismo dei solisti. Caron lo segue con una analoga scelta acustica pur mantenendo fede alle sue tradizioni: strumento fretless a sei corde che il bassista suona seduto con il manico quasi in verticale. Il suono e alcune soluzioni portano Caron vicino alle dimensioni del contrabbasso e mantiene la fluidità e la praticità del basso.
Acustico, ovviamente, resta anche il pianoforte. Otmaro Ruiz si lega in maniera essenziale alla visione generale del progetto e riesce ad esprimere al massimo il suo stile, pirotecnico e lirico, e l'accento latino del suo suono: il pianista dialoga con Gambale in serratissimi scambi tra chitarra e pianoforte, simili, per equilibrismi e velocità, agli inseguimenti dei migliori film polizieschi, asseconda e rilancia le diverse atmosfere, lavorando direttamente sulle corde per creare situazioni intime e liriche e forzando in modo energico nei crescendo e in alcune vigorose esecuzioni, si presta alle necessità degli unisono spesso presenti nella scrittura del chitarrista. Un richiamo, questo, alle dinamiche della fusion, ma anche a certe atmosfere progressive, a volte presenti nel veloce e incalzante incedere della musica proposta dal trio.
La serie di scelte operate in sede di progettazione della formazione, rende poi organico e ben equilibrato il concerto. Una miscela di elementi, protagonismo e grande capacità, l'estrema ampiezza dinamica del contesto acustico, realizzata grazie alle potenzialità tecniche e all'abitudine di sfruttarle. La scelta di esplorare anche situazioni lievemente diverse, come i riflessi nordici di Scottish Highlands, le influenze latine di Living Pictures, composta da Ruiz, e di Grand Café, composta da Caron, completa il quadro di un concerto di alto livello, dove i tre musicisti hanno modo di presentare, in una forma diversa dal solito, le loro già conosciute caratteristiche.