John Zorn: Il Cantico dei Cantici Oggi - Teatro degli Arcimboldi, Milano - 24.9.2008
John Zorn: ideazione, direzione
Marc Ribot: chitarre
Carol Emanuel: arpa
Greg Cohen: contrabbasso
Kenny Wollesen: vibrafono
Laurie Anderson: voce recitante
Lou Reed: voce recitante
Lisa Bielawa, Martha Cluver, Abby Fischer, Kathryn Mulvihill, Kirsten Sollek: voci
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John Zorn torna a Milano con un progetto decisamente poco zorniano. Se si dovesse tracciare un linea ideale che, nella produzione (sterminata) del sassofonista americano, porti a questo concerto, si dovrebbe sicuramente fare riferimento ai dischi dei Masada. In realtà questo è vero dal punto di vista degli intenti, e delle radici culturali: sia i Masada, sia il concerto di settembre al teatro degli Arcimboldi (organizzato in collaborazione tra MiTo Settembre Musica e Aperitivo in Concerto) hanno in comune il riferimento alla musica e alla tradizione ebraica. Il Cantico dei Cantici è uno dei libri più poetici dell'Antico Testamento, e narra l'amore tra un uomo e una donna: per quanto il libro sia stato interpretato nei modi più svariati, rimane il fatto che è uno dei più importanti della religione ebraica. Ecco che dunque Zorn decide di omaggiare il 60° anniversario di fondazione dello stato di Israele per l'appunto facendo recitare questo testo da Lou Reed e Laurie Anderson (in inglese), con l'accompagnamento di una intricata (e assai suggestiva) partitura per cinque voci femminili. Al di là del fascino indiscutibile dell'operazione, e della bellezza della scrittura (di Zorn) per le voci, la recitazione di Reed e della Anderson sono state decisamente sotto le righe, facendo più leva sulle voci (essendo note) dei personaggi che su presunte qualità nella recitazione, essendo queste inesistenti. Eccezionale invece l'apporto delle coriste, dotate di tecnica sopraffina nel canto a cappella, cosa che ha nobilitato anche dal punto di vista musicale l'intera operazione.
Ancor più direttamente erede dei Masada invece la prima parte del concerto, che ha visto sul palco un quartetto dall'organico inusuale (chitarra, arpa, contrabbasso e vibrafono): i quattro hanno eseguito musiche evidentemente influenzate dalla tradizione ebraica con grande maestria e raffinatezza, rifuggendo qualsiasi operazione intellettuale.