Ornette Coleman 2 Bass Quartet: Contrabbasso e Basso - Milano, Teatro Manzoni - 3.11.2008
Foto: Roberta Guzzetti


Ornette Coleman: sassofono contralto, violino, tromba
Albert McDowell: basso elettrico
Anthony Falanga: contrabbasso
Denardo Coleman: batteria


Dopo quattro anni Ornette Coleman, uno dei mostri sacri del sassofono ancora in attività, è tornato a Milano, ricevendo ricchissime ovazioni dal pubblico. L'evento, nell'ambito della rassegna “Aperitivo in Concerto” del teatro Manzoni, ha fatto registrare fin dai primi momenti il tutto esaurito. Un successo di pubblico sicuramente più che meritato: il sassofonista è ancora in grado di infiammare letteralmente il suo sassofono, pur avendo raggiunto una purezza di intenzioni rara, a cui probabilmente si riesce ad arrivare solo dopo una vita intera dedicata alla musica.
Come succede almeno dai tempi di “Sound Grammar”, tuttora l'ultima sua incisione discografica, a far da contraltare al leader ci sono il figlio Denardo, che ha costruito uno stile batteristico individuale pur prendendo certamente spunto dalla poetica del padre, e due bassi. Come scrive Claudio Sessa nelle puntuali note introduttive al concerto riportate nel programma di sala, il basso è sempre stato uno strumento centrale nella carriera di Ornette Coleman, e non stupisce che oggi sia arrivato ad usarne due. La peculiarità risiede nella diversità nel trattamento dei due strumenti: al contrabbasso è riservato infatti il posto che tradizionalmente occupa, ovvero di sostenere ritmicamente e armonicamente, in modo solido, il resto della band; invece il basso elettrico di McDowell si inserisce in un contesto armonico più vicino a quello normalmente affine alla chitarra (lavoro che, tra l'altro, McDowell compie magistralmente).
Il concerto, comunque, ha conquistato letteralmente tutti, dai più smaliziati conoscitori dell'opera colemaniana ai neofiti; sicuramente, per i primi è stato un momento indimenticabile l'attacco di “Lonely Woman”, con un filo di fiato nel sassofono, come bis. Ma tutto questo senza far scendere in secondo piano i brani più recenti, sempre energici e ottimamente eseguiti. Eccellente anche l'intesa tra i musicisti, cosa che permette al leader di sprizzare energia quando lo ritiene opportuno, come anche di poter riposare tra un intervento (al sassofono, alla tromba, o al violino) e l'altro.

Diego D’Angelo - Jazz Convention year 2008