Jazz'n'Fall 2008 - Pescara, Auditorium Flaiano - 23-25.10.2008
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Quattro concerti in tre serate. Il filo conduttore dell'edizione 2008 di Jazz'n'Fall si può ricercare nel rapporto tra le matrici statunitensi e le connessioni con gli accenti musicali provenienti dalle altre regioni del mondo: l'approccio agli standard e ai linguaggi del jazz filtrato attraverso il sentire europeo, la ricerca delle radici africane nelle necessità ritmiche.
Jazz dall'accento francese e un forte afflato melodico, tipicamente italiano, hanno caratterizzato i concerti della prima serata. Anne Ducros conduce il suo quartetto in un elegante percorso attraverso standard e canzoni. Sexy Sadie, dei Beatles, e The Dock of the bay, di Otis Redding, entrano nel repertorio della cantante per dare una connotazione più ampia e leggibile del suo modo di interpretare: insieme agli standard, anche se in modo differente, sono brani che fanno parte di un immaginario sonoro diffuso e consolidato e, trattati in modo analogo agli standard, permettono al quartetto di esplorare risvolti sonori e stilistici.
Il repertorio, ampio e trasversale, offre ai quattro il terreno per esprimere le rispettive caratteristiche: Benjamin Henocq, pirotecnico ed essenziale allo stesso tempo, colpisce per la fantasia e la capacità di legarsi a tutti le voci della formazione: in primo luogo, al contrabbassista per formare una sezione ritmica di grande solidità, ma anche in grado di dialogare con la cantante e il pianista per dare il proprio contributo alla dimensione melodica della musica. Voce e pianoforte hanno guidato le interpretazioni dei brani: forza espressiva e attenzione alle esigenze sceniche, simpatia e calore, da una parte, e rigore esecutivo hanno dato sempre mordente all'esibizione e l'abilità dei solisti ha permesso di muoversi con naturalezza tra le diverse pieghe del repertorio.
Angelo Valori ha presentato il suo nuovo lavoro Dove volano gli angeli. Il compositore pescarese ha affidato i suoi brani ai musicisti del M. Edit Ensemble (Pierpaolo Pecoriello, Angelo Trabucco, Maurizio Rolli e Roberto Desiderio), con la presenza di Antonio Onorato. Valori compone secondo un dettato melodico molto marcato: i musicisti mantengono viva la linea melodica e la colorano con le proprie derive stilistiche e uno sguardo rivolto in modo particolare alle esperienze del jazz elettrico e della fusion, sia per i suoni che per lo stile improvvisativo.
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Christian Escoudé, Lorent Gac e Jean-Philippe Viret hanno reso omaggio alla musica di Django Reinhardt e Stephane Grappelli, in occasione del centenario della nascita del violinista. Una formazione ridotta per cause di forza maggiore visto che, in origine, il concerto era programmato con Florin Niculescu al violino e Rocco Ziarelli alla batteria: nonostante le assenze, lo spirito dell'Hot Jazz de France è risuonato nell'auditorium pescarese. La leggerezza ritmica e la forza interpretativa dei tre, la lunga consuetudine al suonare insieme e la lezione dei due maestri del jazz francese portano i tre a suonare il repertorio degli standard in un modo che Django e Grappelli avrebbero gradito. come si dirà nell'intervista realizzata con Escoudé il giorno dopo il concerto: vale a dire un omaggio evoluto, rispettoso della lezione ma non supino sugli stilemi, attento alle personalità dei tre musicisti e alle successive esperienze della musica jazz.
Colori e ritmi della tradizione africana. Randy Weston segue il percorso delle deportazioni schiavistiche dei popoli africani per tessere il proprio discorso musicale: le percussioni di Neil Clark e le scansioni ritmiche del trio; il contrabbasso imbracciato in modo non convenzionale da Alex Blake e le tante influenze possibili nello suo stille percussivo - dal Mali ai riflessi latino-americani; la visione ampia e onnicomprensiva di Randy Weston, dall'Africa a Monk, dagli standard e dai musical di Broadway alle avanguardie. un concerto energico e coinvolgente, una propulsione continua
Colori africani, gestione ritmica trasversale, tradizione ed eccentricità: Randy Weston, nel suo rapporto stretto e organico con gli aspetti ritmici, richiama Monk e ne approfondisce le possibili interazioni con gli impulsi di una ritmica diversa nei suoni e nelle modalità. In questo modo supera l'influenza delle letteratura strettamente jazzistica e rende attuali e personali i molteplici risvolti espressivi e linguistici di un pianismo estremamente moderno e affascinante. Una performance costellata dalle lunghe improvvisazioni solitarie della ritmica e dalla costante predisposizione del trio a scambi e dialoghi serrati di grande impatto.
Una gran parte del jazz di inizio secolo si muove in un costante confronto tra la centralità statunitense e possibili interpretazioni differenti, portate da ritmi, sonorità e tradizioni delle altre parti del mondo. L'edizione 2008 di Jazz'n'Fall ha interpretato questa direzione in modo originale e ben centrato, dando spazio a molte delle possibilità espressive oggi a disposizione.