MITO Settembre Musica all'insegna del jazz - Milano, 1-25.9.2008
Foto: Roberta Guzzetti


Si sono concluse con un pieno successo le oltre tre settimane stracolme di concerti della rassegna "Mito Settembre Musica", il festival nato l'anno scorso che unisce la città di Torino (dove il festival ha, in realtà una lunga tradizione di successi) e Milano sotto il comune denominatore della musica, e in particolare della musica classica. Una quantità spropositata di concerti (quasi cento solo a Milano) hanno mosso praticamente l'intera città, facendo registrare quasi sempre il tutto esaurito nei concerti a pagamento, nonché code chilometriche (e a volte diverse persone escluse dalla sala) per i concerti a ingresso gratuito. Dalle musiche del rinascimento italiano a composizioni di musica contemporanea in prima esecuzione assoluta, il cartellone della rassegna ha accontentato tutti i palati. Ma non solo quelli più indirizzati alla musica classica: nella rassegna c'è stato spazio anche per il jazz, con una decina di concerti dedicati a questo genere (oltre a diversi concerti mattutini guidati da Enrico Intra), molti di più rispetto allo scorso anno.
Gli appuntamenti per gli amanti della musica improvvisata sono iniziati fin dal terzo giorno di festival, con il quartetto di Antonio Zambrini, uno dei più apprezzati pianisti milanesi: in concerto, in compagnia di Michael Gassman alla tromba, Tito Mangialajo Rantzer al contrabbasso e del pirotecnico Ferdinando Faraò alla batteria, Zambrini è sorprendente per la sua capacità di fondere linguaggi diversi in una sintesi vigorosa e determinata. Abbiamo dedicato al pianista un'intervista a parte.
Quasi all'opposto, invece, il secondo appuntamento della rassegna, che ha visto salire sul palco l'Orchestra Cantelli, diretta dal M° Mattia Rondelli, e Michele Di Toro, per un'esecuzione di due brani per pianoforte e orchestra di Gershwin: la celeberrima Rhapsody In Blue e il Concerto in Fa. Tra l'una e l'altra c'è stato il tempo per un set più propriamente jazzistico, in cui Di Toro si è fatto accompagnare da Marco Zanoli e Yuri Goloubev in una rilettura di brani di Gershwin ormai diventati degli standard tra i jazzisti. Qualche problema di audio ha un po' penalizzato l'esecuzione in trio, comunque ottimamente supportata dalle eccellenti qualità dei tre, mentre l'esecuzione con l'orchestra è stata decisamente convincente. In conclusione, alcune improvvisazioni del solo Di Toro, che ha dato libero spazio al suo virtuosismo incantando il pubblico.
La settimana successiva è stata la volta di quello che si potrebbe forse definire il concerto più riuscito (anche da un punto di vista organizzativo) della rassegna, in ambito jazz: quello del quartetto di Giovanni Falzone, vero genio nostrano della tromba e del jazz elettrico, formato oltre che dal leader da Valerio Scrignoli (chitarra elettrica), Michele Tacchi (basso elettrico) e Riccardo Tosi (batteria). Un jazz "chimico" e molto contemporaneo nella suggestiva ambientazione dell'Officina Teodosio, il reparto verniciatura dell'ATM: azzeccatissimo.
Qualche giorno dopo è stata la volta della "Maratona Jazz": si sono avvicendati sul palco del teatro Manzoni Lee Konitz, Michael Blake e William Parker. In realtà i tre concerti sono stati forse tra i meno riusciti: Lee Konitz si è presentato in compagnia di un altro mostro sacro, Martial Solal, ma entrambi sembravano svogliati, forse - si vociferava - a causa di problemi audio. Il concerto è stato statico e senza buone idee. Michael Blake, invece, è stato decisamente gradito dal pubblico in sala, ma a noi è parso francamente totalmente incentrato sull'impatto sonoro (la batteria di Calvin Weston e la tuba di Marcus Rojas fanno decisamente effetto) e poco su vere idee musicali, nonostante i soli al sassofono del leader siano a volte molto originali. In chiusura invece il mai abbastanza lodato William Parker, alla guida di un sestetto denominato Raining on the Moon, con cui il contrabbassista si lancia all'esplorazione di mix inediti tra soul, jazz e funky, in compagnia, tra gli altri, della talentuosa Eri Yamamoto al pianoforte, della voce di Leena Conquest e della dirompente macchina ritmica di Hamid Drake.
A chiudere questa nostra incursione su MiTo Settembre Musica, il raffinatissimo duo tra Renato Sellani e Danielo Rea, che si sono letteralmente incontrati in un confronto generazionale che ha fatto scintille: a metà strada tra gli standard jazz e la canzone d'autore italiana, il primo ha trovato campo libero per esprimere tutta la raffinatezza della sua esperienza, sostenuta mirabilmente dall'energia del secondo, in un concerto di altissimo livello.
La chiusura propriamente detta della rassegna è stata affidata a John Zorn, al quale però abbiamo deciso di dedicare un articolo a parte.
Nel complesso, dunque, il bilancio di questo festival è assolutamente positivo e il riscontro di pubblico crediamo ne sia la principale testimonianza. Basti guardare la quantità di pubblico presente ai concerti di musica contemporanea - notoriamente non di facile presa sul pubblico -, che hanno spesso registrato ottime presenze. La musica di qualità (non parliamo solo del jazz, ovviamente), inserita all'interno di un festival a cui è stato dato ampio risalto pubblicitario, ha conquistato il pubblico, permettendo di "fare cassa", come si dice, anche su nomi "minori", che forse raramente si sono trovati di fronte a una tale quantità di pubblico. Questo dimostra che iniziative aperte, sensibili alle nuove tendenze della musica e non ammuffite sui soliti grandi faciloni da botteghino, sono in grado di rendere anche dal punto di vista economico, per quanto, a nostro parere almeno, questo non dovrebbe essere necessario.

Diego D’Angelo - Jazz Convention year 2008