Gallarate Jazz Festival 2008 - Gallarate, Teatro Condominio - 10-12.10.2008
Foto: Roberta Guzzetti e Davide Strada


Quinta edizione per il Gallarate Jazz Festival, che ogni anno di più si configura come un punto di riferimento ormai stabile per il pubblico della zona nord di Milano grazie alla ricchezza e all'originalità delle proposte. Anche quest'anno, il festival è stato "spalmato" su tre serate consecutive, alle quali vanno aggiunti un seminario (con John Taylor, in apertura di festival), e un particolare concerto la mattina di domenica, che ha visto il duo di Luciano Zadro (chitarra) e Alberto Gurrisi (organo Hammond) suonare (davanti a un folto pubblico) nella suggestiva cornice della Galleria di Arte Moderna di Gallarate.
La serata di apertura ha visto sul palco, in un primo momento (tutte le serate, tranne l'ultima, hanno ospitato un doppio concerto) l'attesissimo duo di John Taylor e Diana Torto. Il pianista inglese non ha certo bisogno di presentazioni e a Gallarate ha dato sfoggio al suo miglior lirismo, contrastando con le raffinatezze armoniche di cui è capace la pirotecnica voce della Torto, indicata dalla critica specializzata già tempo addietro come una delle voci più interessanti del panorama italiano, giudizio che confermiamo in pieno. Il duetto è stato originalissimo e scoppiettante; speriamo che presto la collaborazione possa essere documentata su disco.
La serata di venerdì è poi proseguita con il trio composto da Enzo Favata (sassofoni), Daniele Di Bonaventura (Bandoneon e pianoforte) e U. T. Gandhi (batteria): un progetto fortemente suggestivo, dagli andamenti a climax, forse necessitante di ancora qualche momento di rodaggio (purtroppo non sempre la tensione musicale e l'atmosfera erano a livello ottimale), ma sicuramente di grande presa timbrica ed emotiva.
Sabato sera, invece, ad aprire la serata è stato il gruppo (che oseremmo definire "emergente") Marta Raviglia Quartet, in cui la cantante è accompagnata da Simone Sbarzella (pianoforte), Stefano Cantarano (contrabbasso) e Alessio Sbarzella (batteria). Il gruppo aveva già pubblicato un disco qualche tempo fa, ben recepito, e in concerto emerge bene tutta l'energia della (giovanissima) cantante, che si destreggia bene anche con leggere intromissioni di elettronica. Uno stile molto personale ma validissimo, che può trovare ulteriori aperture per la sperimentazione e l'originalità: le idee e il coraggio non mancano.
A chiudere il sabato sera, il nonetto del batterista Ferdinando Faraò, impiegato in una sorta di "jazz-opera" intitolata Pollocksuite (Giulio Martino e Germano Zenga: sassofoni; Luca Calabrese e Giovanni Falzone: trombe; Michele Benvenuti e Beppe Caruso: tromboni; Yuri Goloubev e Tito Mangialajo Rantzer: contrabbassi): un piccolo gioiello di jazz italiano, con una estrosità ai limiti del pensabile, in cui il leader ha modo di slanciarsi in tutta la sua foga percussiva, coadiuvato da un gruppo di professionisti rigorosi e propositivi, quando non di veri e propri campioni (eccezionale Giovanni Falzone, irrispettoso e geniale come sempre). Al termine, c'è stato spazio per una jam-session nel ridotto del teatro, alla quale ha preso parte, con la sua armonica, anche Max De Aloe, vivacissimo organizzatore del festival.
Domenica, in chiusura, dopo un "imprevisto" duo voce (Elena Binda) e pianoforte (Roberto Olzer) impegnato in un omaggio ai Pink Floyd, è stata la volta di Anna Maria Castelli (voce), e del suo quartetto (Simone Guiducci, chitarra; Carmelo Leotta, contrabbasso; Kyle Gregory, tromba), che ha proposto un omaggio delicato e riuscitissimo, a tinte pastello, al grande Chet Baker: perfetta la voce della Castelli, vigorosa ma anche malinconica dove necessario, senza mai scadere nel manierismo, e la tromba di Gregory, perfettamente a suo agio nel repertorio.
Max De Aloe anche quest'anno è riuscito nell'impresa di avvicinare un pubblico considerevole a gruppi italiani non molto noti, e a dare spazio a un grandissimo del jazz attuale. Il livello della programmazione del Gallarate Jazz Festival è sempre entusiasmante, e permette anche agli esperti del settore di conoscere realtà musicali non così frequentate. Un ottimo lavoro.

Diego D’Angelo - Jazz Convention year 2008