Cirié Arts & Jazz Festival - Cirié, Taurus - 26.9.2008/24.10.2008
Foto: da internet


Tra i tantissimi pregiudizi che adombrano Torino e il suo territorio - sebbene la situazione sia attualmente migliorata rispetto a un passato neanche così lontano - possiamo annoverare anche l'idea che alcune Amministrazioni locali hanno della musica jazz, vivendola come 'poco aggregante', 'scostante', in alcuni casi 'progressista' (troppo divertente, qui davvero si vorrebbe approfondire la semantica!). D'altra parte esistono alcune menti illuminate che si divertono ad andare controcorrente riuscendo a creare dal nulla rassegne come il 'Cirié Arts & Jazz Festival', ponendosi sul territorio come vere e proprie eccellenze. In questo caso preciso si sta parlando di Domenico e Federico Marchesano, di Sabino Pace e del suo 'Taurus' all'interno del quale si è allestita la maggior parte dei concerti.
Un inizio sfavillante con il New Quartet del pianista Franco D'Andrea (Andrea 'Ayace' Ayassot al sax alto, Aldo Mella al contrabbasso e Zeno De Rossi alla batteria) e una chiusa ideale con il batterista Mattia Barbieri insieme a Max Carletti alla chitarra, Stefano Risso al contrabbasso e Mirco Mariottini al clarinetto trattengono la creatività dell'attore Michele Di Mauro e del trombettista Giorgio Li Calzi ne 'L'Innocenza selvaggia del Sogno' dove il teatro sposa il jazz, e successivamente il lirismo della chitarra in solo di Roberto Taufic.
E ancora, l'energia dei 3QuietMen (Ramon Moro alla tromba elettrica, Federico Marchesano al basso e Dario Bruna alla batteria) insieme al pianoforte di Stefano Battaglia. E' questo un concerto davvero strabiliante, che parte da un'idea assai complessa che i Nostri hanno deciso di intitolare 'Bartokosmos'. La crasi è rappresentata dall'attenzione del gruppo per l'estetica musicale di Béla Bartók e dall'approfondimento di una delle opere notevoli del compositore, ossia 'Mikrokosmos'. La passione per questo progetto nasce dalla matrice popolare che segna la produzione di Bartók e dall'attrazione per alcune linee melodiche che il gruppo ha cercato di adattare e arrangiare, in un modo così insolito e profondo da auspicare al più presto l'uscita di un disco. La performance è in qualche modo teatrale, con Battaglia in grande serata pronto a percuotere i tasti del pianoforte anche con una bottiglia, facendone scaturire un suono singolare e perfetto per l'interplay, Marchesano che con le sue bellissime imponenti mani si alterna al contrabbasso e al basso elettrico, Bruna che muove conchiglie e cubetti di ghiaccio per simulare suoni liquidi e alla batteria è davvero notevole: secco, preciso, 'seriamente implicato'. Ma soprattutto è il gioco della tromba di Ramon Moro a dare un senso di suono sospeso, un bellissimo fruscio che in un attimo diventa un tema tiratissimo mentre sotto accade di tutto e la sezione ritmica è scatenata, un'improvvisazione sapiente e geniale sulle pedaliere che non permette al cervello alcuna codificazione. Può solamente scaturire l'idea di una sorta di 'metal jazz', e a loro peraltro non dà fastidio se evoco gli Apocalyptica nel complimentarmi...
La sperimentazione - una tra le parole chiave di questo progetto - non dà la sensazione di essere in sala di registrazione ma arriva diretta e precisa allo spettatore, grazie anche a un'amplificazione molto accurata. In questo senso il pubblico è totalmente conquistato e richiede un doppio bis. E c'è anche chi sussurra che varrebbe persino la pena di approfondire la musica di Béla Bartók: dunque potenzialità di link mentali, forte impatto, conoscenza. Obiettivi non facili da perseguire, ma tutti raggiunti. Altro che 'Quiet' men...

Lorenza Cattadori - Jazz Convention year 2008