La spiga
La presentazione de La spiga, il nuovo disco di Fabrizio Mandolini, è stata l'occasione per vedere di nuovo insieme sul palco quattro musicisti abruzzesi che sin dall'inizio degli anni '90 formavano un ensemble di notevole spessore: Fabrizio Mandolini, appunto, ai sassofoni, Paolo Russo al pianoforte, Luca Bulgarelli, al contrabbasso e Marcello Di Leonardo alla batteria.
L'atmosfera fresca, anche troppo, per una serata di fine aprile, è stata ben temperata dalle sonorità calde dei quattro, dalla vena e dallo spirito degli assolo, dei cambi e dei passaggi all'interno dei diversi brani, dall'apporto presente e sempre ben calibrato della sezione ritmica e dalla vocazione descrittiva e narrativa che viene delineato nella scrittura di Mandolini; il piccolo Teatro Saliceti, ricavato nei locali di un palazzo nobiliare di campagna, con i suoi mattoni a vista, il soffitto a volta, ha accolto le suggestioni della musica e restituito agli ascoltatori il racconto del disco del sassofonista.
I due danesi - Russo e Mandolini vivono da lungo tempo a Copenhagen - hanno pubblicato, all'inizio di quest'anno, due lavori, entrambi per etichette italiane, in cui mettono in relazione le radici italiane e le esperienze nordiche, già a partire dai musicisti coinvolti (Bjarne Roupè e Palle Danielsson ne La Spiga, Bo Stief e Jarkko Hakala in Alchemy, il disco di Paolo Russo, Andrea Marcelli in entrambi i lavori), dai titoli dei brani, come Northern Lights o A rush of Italian blood in my head, e dalla miscela naturale di suoni e suggestioni che appartengono alle due regioni.
Il concerto si è perciò sviluppato sul repertorio del lavoro di Mandolini, è questo ha fatto si che il sound generale della serata fosse molto omogeneo e compatto, e d'altro canto i brani, concepiti per una formazione diversa, hanno sostenuto con disinvoltura la prova del rigore del quartetto senza chitarra e le tastiere; anzi, le forme ben articolate della scrittura di Mandolini, che accompagnano e indirizzano anche gli assolo, hanno goduto della coesione messa in mostra dai quattro. Nonostante fosse un repertorio, tutto sommato, nuovo, almeno per i due italiani, la resa è stata perfetta e l'interpretazione dei brani fatta propria con naturalezza, con il risultato che, nel dialogo e negli scambi tra i musicisti sul palco, il concerto ha colto l'essenza della musica presente ne La Spiga: brani dal timbro pacato e rotondo, dalla visione lirica, che permettono l'inserimento, nelle parti lasciate all'improvvisazione, di slanci e interpretazioni forti, che possono crescere in modo naturale e raccogliere la voce e l'energia del solista. Volendone fare una sintesi geografica è la melodia italiana che si fonde alle tonalità rarefatte del Nord Europa attraverso l'ascolto e la passione per i musicisti americani.
Come in una rimpatriata, la serata di Bellante ha evidenziato ed esaltato i pregi dei quattro musicisti, dando evidenza alla crescita artistica di ciascuno, attraverso le diverse esperienze musicali, le strade diverse intraprese, e ne ha tratteggiato lo sviluppo delle personalità artistiche: Paolo Russo ha colorato le sue parti soliste con gli accenti della musica argentina, che provengono dai viaggi in Sud America e dalla pratica del bandoneon, e ha dato prova di una splendida vena nel corso della serata e del valore del suo spessore musicale, la sezione ritmica composta da Bulgarelli e Di Leonardo è ormai una garanzia per raffinatezza e precisione delle soluzioni e del timbro sonoro e, d'altronde, basta ripercorrere l'elenco dei lavori ai quali hanno preso parte, Fabrizio Mandolini, infine, con le sue composizioni dalla visione narrativa, le sue improvvisazioni sempre in sintonia con il brano e ben costruite nello sviluppo, che proseguono il racconto del tema e l'approccio ampio che riconduce alle esperienze americane del sassofonista.