La redazione di Jazz Convention vuole onorare la memoria, il talento, la persona di Giovanni Finizii mantenendo nel sito le sue lezioni e il suo corso di chitarra jazz così come lui lo aveva concepito.
É il nostro modo per ringraziare Giovanni, per ricordarne la sua opera come musicista e il suo lavoro come insegnante e organizzatore di eventi culturali.


PRESENTAZIONE DEL CORSO
 

Generalmente mi definiscono una brava persona. Per alcuni versi mi riconosco in questa veste tranne che in un caso specifico: quando mi chiedono di essere sintetico nel mio campo. È infatti proprio sulla didattica musicale che la mia indole si ribella alla sintesi proprio perché l'apprendimento serio di una disciplina non può che passare attraverso l'analisi. Ed io non voglio cadere in un eccesso di barbiturici cercando di scoprire una formula improbabile che renda un'analisi sintetica; inoltre non ho certo fatto dell'enigmistica una ragione di vita.
Ciò vuol dire, in parole povere (o dovrei dire in sintesi), che una lezione non può lasciare nulla di insoluto per l'apprendista. Fosse anche per una sola minuscola nozione, più cose si mettono a fuoco e meglio è per tutti: per chi insegna (che dorme meglio sapendo di aver fatto bene il proprio lavoro) e per chi apprende (che si ritrova in mano un argomento chiaro, correlato da quanto serve per avere tutto sott'occhio ed assimilare in fretta). Ecco come la penso. Sarà il prossimo futuro a decidere se instaurerò un buon rapporto con il WEB ed il suo maggiore imperativo che dice (povero me): parla poco.
Tutto ciò che a riguardo posso promettere ai malcapitati lettori è che sarò un analitico simpatico.
Ecco il piano: partiamo da un primo livello che ci consentirà di stabilire un buon rapporto con lo strumento, razionalizzando al massimo ogni acquisizione, da quelle primordiali che riguardano il diatonismo fino alla formazione di quegli accordi che non trovate nelle canzoni di Orietta Berti ma un po' più in là. Nel frattempo organizzeremo insieme degli esercizi, dapprima solo tecnici per visualizzare gli schemi fondamentali e subito dopo musicali, in modo da sentire l'esercizio che smette di essere tale e diventa gradualmente vera musica.
Non intendo dare al programma che svolgeremo un andamento intensivo poiché preferisco accompagnarvi in tutte le fasi di un lavoro (il vostro) che si preannuncia non facile ed in molti casi noioso (altrimenti che lavoro è?) ma che comunque consentirà finalmente di scoprire se la chitarra ci piace veramente o se si tratta di una foschia che svanisce al sorgere del sole.
Ai sopravvissuti infliggerò il secondo livello, che subirà una stasi dal punto di vista tecnico perché approfondirà le nozioni apprese in senso esclusivamente musicale: sarà questo il momento in cui affronteremo i primi passi da soli nel mondo dell'improvvisazione, dalla formazione personale di frasi semplici, fino ad un utilizzo più cosapevole del periodo musicale meglio scandito da pause e cadenze, ma soprattutto diventeremo davvero competenti nel trattare i suoni opportunamente in modo che essi dicano esattamente ciò che noi vogliamo dire.
Nel terzo livello (che chiameremo colpo di grazia), i miei già tramortiti lettori agonizzeranno su sequenze di accordi e scale molto più sofisticate, che se da una parte cominceranno davvero ad assomigliare a ciò che sentiamo sui dischi dei nostri musicisti preferiti (di jazz, mi auguro), dall'altra ci chiederanno molto più tempo e pazienza, sia dal punto di vista tecnico che da quello teorico-analitico. Questo sarà anche il momento in cui prenderemo seriamente in considerazione il nostro primo repertorio, in una fedele simulazione di ciò che potrebbe avvenire in un vero concerto. Si tratterà soprattutto di familiarizzare con strutture, tempi ed espressioni degli standard che ci forniranno un'ottima occasione per assimilare definitivamente quanto studiato ai livelli precedenti e di aggiungere via via elementi più complessi e di maggior rilievo estetico.
Non è neanche il caso di anticiparvi i contenuti del quarto e quinto livello, perché durante il nostro cammino tutto può accadere: può darsi che rimanga da solo a riempire schermate, oppure che le vostre osservazioni mi conducano su una strada completamente diversa per cui questo piano di lavoro andrà a farsi friggere. Di sicuro accadrà che, a dispetto del tono con cui vi parlo, tutto sarà terribilmente serio e se c'è qualcuno di buon cuore che mi prende alla lettera, arriverà a buoni risultati. Fosse anche uno, tanto mi basta.
Un'ultima parola sulle tecniche. Ne viene fuori una al giorno; tutte valide, espressive e sofisticate. Allora qui facciamo una cosa: sceglietela voi, sulla base del vostro gusto personale. Per quanto mi riguarda, io utilizzo una tecnica a plettro alternato sempre; a volte la mano dx senza plettro; a volte il plettro per i bassi e le tre dita rimanenti per le corde alte. Non sarà un granché in termini di varietà espressiva, ma mi consente di non avere nessun calo di rendimento quando alterno diverse tipi di chitarra (classica, elettrica, folk, synth), inoltre così posso concentrarmi a fondo sulla resa di un unico potenziale tecnico. L'indicazione che sento di darvi è che a mio avviso un esecutore ha il dovere di farsi ascoltare chiaramente da tutti e che quindi la sua tecnica sarà finalizzata alla produzione di un suono chiaro, trascrivibile e privo di eventi casuali ed incontrollati ma, soprattutto, precisissimo sull'articolazione del tempo: ogni suono sul suo tempo, in rapporto alla velocità metronomica.
Agli indenni che sono arrivati fino a qui auguro buon lavoro ed a me stesso auguro di riuscire ad esservi di aiuto.


Giovanni Finizii - Jazz Convention Year 2000