Eddie Gomez Trio - Bari, 18.10.2006 – Cinema Royal 
Foto: Adriana Augenti
Per la rassegna “Centromusica Jazz Studio Orchestra”, curata e diretta dal maestro Paolo Lepore, arriva a Bari un ospite d’eccezione, il portoricano Eddie Gomez. Il celebre contrabbassista, storico collaboratore nientemeno che di Bill Evans, è accompagnato per l’occasione dal pianista svedese Stefan Karlsson e dal batterista americano Nasheet Waits.
Data la notevole differenza di età tra il decano Gomez ed i suoi due giovani compagni di viaggio, sarebbe stato facile immaginarsi che il celebrato musicista facesse da chioccia a questi ultimi due, indirizzandoli verso un percorso musicale congeniale al proprio stile. I fatti hanno in parte smentito questa ipotesi, dal momento che, perlomeno Waits, hanno evidenziato una discreta personalità. A dir la verità, risulta difficile esprimere un giudizio obiettivo su Karlsson, dal momento che, per lunghi tratti del concerto, è stato davvero difficile riuscire ad ascoltare il piano, il cui suono era totalmente soverchiato da quello degli altri due strumenti. Siffatto problema di natura tecnica, ha dunque condizionato l’ascolto, facendo perdere al pubblico alcuni passaggi del pur bravo Karlsson. Il pianista svedese ha potuto mettersi in luce durante qualche assolo, in cui ha evidenziato un’impostazione abbastanza classica : particolarmente interessante, a tal proposito, è stato il riarrangiamento del “Preludio n.4” di Chopin (curato dallo stesso Karlsson), il quale, dopo un inizio fedele all’originale, è stato rielaborato dal trio in chiave jazzistica. Apprezzabile comunque il risultato.
Per il resto, il combo ha messo in luce un interplay molto particolare : in certi momenti infatti i tre musicisti sembravano sviluppare linee melodiche indipendenti le une dalle altre, che si riallacciavano con improvvisi cambi di ritmo ; si aveva quasi l’impressione che ognuno cercasse l’elemento armonico, e che in alcuni frangenti mancasse quasil’accompagnamento. D’altronde Gomez si è sempre mostrato molto attento all’armonia, facendo risaltare sulle sue corde ogni singola nota e non limitandosi agli aspetti puramente ritmici. A conferma di quanto detto va ricordato l’uso dell’archetto, adoperato sia in “Never let me go” di Nat King Cole che nel bis “Three kings”.
Il grande contrabbassista portoricano si conferma quindi uno dei più riusciti interpreti delle lezioni evansiane, e non si dimentica dell’amico Bill, dedicandogli due dei suoi pezzi più riusciti, “On green Dolphin Street” (in cui è stato Karlsson ad accompagnare Gomez) e soprattutto la struggente “We will meet again”, in cui si raggiunge l’apice dell’intensità emotiva.
Per il resto, spazio anche a due composizioni di Karlsson : “The spider song”, caratterizzata da ritmi latineggianti e fraseggi “tarantolati”, e “Illusions”, simbolicamente dedicata dal trio alla città ed al pubblico barese (per la verità stasera numericamente scarso). Se non altro, in questo modo il musicista svedese ha potuto dimostrare la propria abilità in fase compositiva.
Più spazio ha invece avuto la batteria del giovane Waits, che ha esibito una notevole tecnica e si è fatto apprezzare in pregevoli assoli (specialmente quello all’interno di “Illusions”), confermando un teorema molto diffuso nel mondo jazzistico, quello che vuole i batteristi afroamericani più inclini ad esprimere la propria fisicità nell’utilizzo dello strumento.
In definitiva, un’esibizione penalizzata dai succitati problemi relativi al sound, che ha comunque messo in evidenza un trio che, forte di un notevole bagaglio tecnico, ha fatto intravedere solo in parte quali possano essere le sue potenzialità, a patto di osare un po’ di più.