Multiculturita Summer Jazz Fest, Capurso, 8.07.05 - Girotto – Servillo – Mangalavite
Foto tratte da internet
La Reale Basilica come sfondo, tante persone (anche fuori dalle recinzioni) come pubblico, un trio inusuale ed elegante sul palco. Gli ingredienti per una gradevole serata ci sono tutti. Ed infatti il progetto Multiculturita, promosso dalla vivace associazione “Porta del lago”, ha portato a Capurso una delle collaborazioni più interessanti in circolazione.
Il secondo appuntamento del Multiculturita Jazz Festival 2005 è all’insegna della musica d’autore, grazie al trio formato da due musicisti argentini, il pianista Natalio Mangalavite e il sassofonista Javier Girotto, accompagnati dal cantante napoletano Peppe Servillo. Per tutto il concerto i tre mostreranno tutta la propria abilità nel riuscire ad intrecciare suoni e parole, con una formazione che non prevede le tradizionali componenti ritmiche. In alcuni momenti Servillo sembra insinuarsi tra i morbidi drappeggi disegnati dalle melodie dei due sudamericani, mentre in altri frangenti sono questi ultimi a dare l’impressione di appoggiarsi alle liriche, profonde ma sempre ironiche, del cantante partenopeo.
Nel dettaglio, Mangalavite e Girotto si confermano raffinati esecutori, il loro suono è sempre pulito e distinto, non eccedono in preziosismi, ma scandiscono con precisione le singole note, come avviene in Buen Dia, traccia d’apertura del concerto, tratta dall’album Colibrì. Mangalavite, poi, mette in mostra anche le sue doti canore, esibendosi in preziosi vocalizi, come quelli che introducono Novedad. Dal canto suo, Girotto ostenta la propria maestria anche con clarinetto e conil caratteristico flauto andino. La peculiarità del sassofonista argentino (ma ormai italiano d’adozione) è quella di rimanere apparentemente sullo sfondo, lasciando le luci della ribalta ai suoi compagni d’avventura, per poi inserirsi con melodie accattivanti e mai banali. D’altra parte, Servillo ribadisce una volta di più la propria vocazione per una parola che non è solo cantata, ma, a suo modo, recitata : questa teatralità consente spesso al cantante della Piccola Orchestra Avion Travel di rafforzare il significato dei versi, come avviene nella divertente Canzone dei fiori e nell’autobiografica Il chiacchierone. L’ostentata espressività del volto ammalia il pubblico, che riconosce in Servillo un’artista istrionico, dotato di un’ironia sottile, poetica e mai fuori dalle righe, erede di un modo di intendere la napoletanità che ha avuto come caposcuola il grande Eduardo.
Naturalmente, vista la carta d’identità dei due musicisti, non possono mancare echi della tradizione latina, con un omaggio ad Antonio Carlos Jobim (Che senso ha?, rivisitazione di How insensitive) ed un’affascinante Vuelvo al Sur, accompagnata dalla voce di Pablo Neruda. Ritmi latini che ritornano anche nella spigliata La separazione. Il pubblico capursese sembra gradire, e allora il trio offre un’ultima chicca, la leggiadra Ninna nanna del Gra (Grande Raccordo Anulare, nda), una favola metropolitana in cui si condensa l’apparentemente semplice, ma ricercata, liricità di Servillo e la nitida dolcezza sonora di Girotto e Mangalavite, degna conclusione di una serata che contenta proprio tutti.