Barletta Jazz Festival 2005, Barletta, 14.07.05 - The Zawinul Syndacate
Foto tratte da internet
Il castello svevo di Barletta riapre i battenti per ospitare il Jazz Festival 2005. E riapre col botto. Grazie ad un cartellone ricco, pronto a soddisfare qualsiasi esigenza, la rassegna si presenta, senza retorica, come uno degli appuntamenti più interessanti e completi dell’estate musicale.
Dopo l’apertura, affidata allo John Scofield Quartet, la suggestiva cornice della rocca barlettana accoglie uno dei mostri sacri del panorama mondiale, il tastierista Joe Zawinul, accompagnato dal The Zawinul Syndacate. Votato da Downbeat come miglior tastierista per ben 21 volte negli ultimi 23 anni (!), Zawinul è certamente uno dei musicisti da sempre alla ricerca di nuovi linguaggi e nuove forme, con un notevole gusto per la sperimentazione e il melting pot; una miscela che l’ha portato non solo a travalicare continuamente il terreno della divisione dei generi, ma ad adottare un vero e proprio ensemble multietnico (The Zawinul Sindacate, appunto), che lo accompagna ormai da quasi 20 anni. L’esplorazione verso nuovi mondi sonori è dunque facilitata proprio dalle origini dei componenti di questo jazz combo, capace di ammaliare il pubblico fino a far ballare anche lo spettatore più pigro e ritroso. E viene spontaneo lasciarsi andare, al ritmo travolgente delle percussioni di Aziz Sahmaoui e Arto Tuncboyacian, la “colonia maghrebina” della band, assieme al batterista Karim Ziad.
Il concerto si apre con un brano dall’andamento incalzante, quasi drum’n’bass, nel quale emergono le qualità (che saranno confermate in seguito) di Ziad, batterista pirotecnico che picchia duro su piatti e rullante. Ma anche raffinato suonatore disitar, quando viene chiamato in causa per un delicato arpeggio. La cantante Sabine Kabongo denota invece un’impostazione soul, una voce profonda e suadente evidenziata ancor più dai duetti che si concede con Zawinul. L’esibizione si snoda quindi in due ore senza tregua, durante le quali incessanti ritmi tribali si integrano perfettamente con atmosfere latine (il chitarrista Alegre Correa è brasiliano) e melodie orientali si innestano sul tessuto di alcune composizioni di impostazione jazzistica. Il tutto magistralmente condotto dal gran cerimoniere, questo vecchietto, austriaco di nascita ma cosmopolita per vocazione, che a settant’anni suonati non perde l’occasione di lanciarsi in una sfrenata danza a fine concerto!
Rimane poco da dire, ovviamente, dal punto di vista tecnico. Cosa si può appuntare ad un maestro nell’uso di piano, tastiera e sintetizzatori, un uomo che vanta nel proprio curriculum l’onore di aver dato il titolo, con due suoi brani, ad altrettanti dischi del grande Miles Davis?
Grazie al Fender Rhodes, inoltre, Zawinul ricostruisce quegli scenari “seventies” che riportano alla memoria i tempi dei Weather Report, con i quali rivoluzionò il panorama musicale mondiale. Un effetto reso ancora più efficace dall’apporto del bassista mauriziano Linley Marthe, che, a mio modo di vedere, merita una citazione particolare. Abilissimo nel cambiare i tempi anche all’interno di uno stesso brano, pressocchè perfetto nell’intesa con Zawinul e Ziad, Marthe regala uno dei momenti più belli e intensi della serata : accompagnato solo dalle percussioni, si concede un assolo durante il quale, provando a chiudere gli occhi, ho avuto l’impressione che sul palco, come per magia, ci fosse l’indimenticabile e indimenticato Jaco Pastorius! Una somiglianza incredibile ed emozionante, che sicuramente non è casuale, considerato che Zawinul e Pastorius, insieme a Wayne Shorter, sono stati la colonna portante dei Weather Report.
Nonostante alcuni problemi tecnici, il concerto fila via tutto d’un fiato e il pubblico ammira ammaliato le prodezze di questo gruppo che, oltretutto, sul palco si diverte e fa divertire. Chiamatela fusion, chiamatela world music, ma, aldilà delle classiche etichette, a Barletta è andata in scena una vera e propria festa di suoni.