Tommy Emmanuel Guitar Solo - Gioia Del Colle (Ba), 25.04.2006, Ueffilo Jazz Club 
Foto tratte da internet
“Evento unico per il Sud Italia”. Così recitava il comunicato stampa e non ci sono parole migliori per descrivere un concerto veramente “unico” nel suo genere. Sul palco del jazz club Ueffilo di Gioia del Colle si è esibito infatti Tommy Emmanuel, una leggenda vivente del mondo della chitarra.
Esuberante, travolgente, istrionico, guascone, non basterebbe forse un intero dizionario per riuscire a descrivere le mille sfaccettature di questo artista – viaggiatore, australiano trapiantato a Nashville, capace di esibirsi su più di 300 palchi in un anno!
Maestro del fingerpicking, il chitarrista australiano assolve da solo ai tipici compiti di una formazione tradizionale. Per questo all’inizio dell’esibizione si diverte nella presentazione della “sua band” : basso, batteria, chitarra ritmica e chitarra armonica, i cui suoni sono fedelmente riprodotti con il solo ausilio di due mani ed una chitarra acustica! Sembrerebbe fantascienza, invece il pubblico può soltanto stropicciarsi gli occhi e spellarsi le mani per acclamare questo virtuoso delle sette note. Eh si, perché parlare di virtuoso della chitarra sarebbe riduttivo per un musicista che ha voluto rivoluzionare i paradigmi tradizionali nell’uso di tale strumento.
Praticamente perfetto nel raggiungimento dell’equilibrio tra componente ritmica e armonica, Emmanuel va oltre: nella celebre Mombasa, composta in onore delle popolazioni africane, si lascia andare a sfrenati ritmi percussivi, facilitato da particolari membrane applicate sulla chitarra, creando sonorità che riescono magicamente a fondersi con la pulizia armonica dei fraseggi. A condire il tutto la simpatia di un artista che non si nega mai al pubblico e che fa veder chiaramente di divertirsi ancora, nonostante i numerosi premi e i riconoscimenti unanimi da parte di pubblico e critica.
Indipendenza di dita, un’incredibile scioltezza nei movimenti, Tommy Emmanuel si conferma chitarrista poliglotta, capace di leggere tutti i linguaggi del variegato universo musicale. Impeccabile nell’esecuzione di tutti i fondamentali, in alcunifrangenti sembra seguire delicate linee melodiche, utilizzando la tastiera alla stregua di un piano, per poi sprigionare tutta la sua energia in riff potenti ed esplosivi, che avrebbero fatto impallidire il più “hard” dei rocker.
Il concerto travolge come una cavalcata tutta la storia della musica, dal country al jazz, dal rock’n roll al blues, dalla musica popolare alle colonne sonore, passando per psichedelica e fusion. Non mancano omaggi ai maestri Chat Atkins, Jimmy Reed e Robben Ford, ma anche a Eric Clapton e i Beatles, anche se il vero leit motiv della serata è rappresentato senz’altro dal riarrangiamento tutto personale di temi country. Proprio da questo punto di vista, Emmanuel evidenza l’influenza che ha avuto su di lui il trasferimento a Nashville. Recatosi in Tennessee per seguire le orme del suo mentore Atkins, questo eclettico musicista ha evidentemente voluto conferire dignità ad un genere, quello country, da sempre considerato popular, anzi sarà proprio lui stesso a definirsi un “pop guitar player”. I suoi motivi uniscono le scansioni ritmiche country a melodie che oggi definiremmo fusion, ma che in realtà ribadiscono la grande abilità di Emmanuel nel riuscire ad attingereda fonti diverse per dimostrare che nella musica (e nell’arte, più in generale) non dovrebbero esistere paletti. E per chiarire ancor meglio il concetto, ecco invitata sul palco la compagna dello stesso Emmanuel (di Nashville, nda), per dar vita ad un duetto chitarra – voce che ripercorre in chiave country alcuni brani tipici della tradizione statunitense.
Esemplificativa di questi continui mutamenti è l’interpretazione di Invitation, composizione storica del chitarrista e pezzo di chiusura del concerto (bis escluso): in particolar modo nell’intro Emmanuel ottiene degli effetti molto simili a quelli di un sintetizzatore, richiamando atmosfere psichedeliche tali da rimembrare alcuni classici dei Pink Floyd!
Il concerto ripercorre dunque i tratti fondamentali della musica moderna, con un occhio di riguardo per i classici americani e i Beatles, ma non mancano tutti i principali successi di Emmanuel, dalle citate Mombasa e Invitation a Borsalino e ai nuovi brani (Walls).
Il bis è però dedicato al quartetto di Liverpool, con un medley dei maggiori successi dei ragazzi di Abbey Road, che si conclude con una versione di Imagine che sembra avere più i contorni di un manifesto ideologico che una spiccata valenza artistica (in precedenza invece, il pubblico aveva potuto apprezzare una versione molto particolare di Michelle). Alla fine tutti contenti : il pubblico, che ha potuto assistere ad un evento impareggiabile, gli organizzatori, che sono riusciti a portare in Puglia uno dei maggiori esponenti della world music, e lo stesso artista, il quale , dal palco, non ha potuto fare a meno di rimarcare la bontà del vino pugliese…