Pietro Condorelli Quintet, Gioia del Colle (BA), 04.05.2006 - Ueffilo Jazz Club
Foto: Maria Sportelli



Pietro Condorelli Lo Jazz club Ueffilo – Cantina a Sud, in collaborazione con Jazzitalia, porta in terra pugliese una delle formazioni più interessanti del momento. Fresco di registrazione del cd “Easy”, il quintetto guidato da Pietro Condorelli offre sul palco di Gioia del Colle una prova decisamente convincente.
Al secondo lavoro da leader, il chitarrista milanese presenta un progetto ambizioso per la composizione del gruppo. Alla sezione ritmica, infatti, composta da Pietro Ciancaglini al basso e Pietro Iodice alla batteria, si aggiungono Francesco Nastro al piano, Fabrizio Bosso alla tromba e, naturalmente, Condorelli alla chitarra. Sin dal primo attacco, si intuisce subito che Condorelli preferisca una posizione più defilata, quasi da regista delle operazioni, piuttosto che assumere il ruolo di protagonista: il suo obiettivo appare quello di concentrarsi sull’aspetto d’insieme, preoccupandosi più di dare unità alla band che di mettere in mostra le proprie pur innegabili qualità.
Posizione peraltro condivisa dal resto dell’ensemble: il piano di Nastro, molto abile nei passaggi dall’accompagnamento ritmico alla costruzione di melodie intriganti e mai banali; la batteria di Iodice, a tratti molto esuberante (vedi alcuni assoli che denotano grande abilità anche nella gestione dell’elemento poliritmico) ma sempre “pulita” nel suono; il contrabbasso di Ciancaglini, poco appariscente ma fondamentale per l’equilibrio del gruppo, fa risaltare ogni singola nota, dimostrandosi molto efficace soprattutto in fase di accompagnamento ora a Condorelli ora a Bosso. Ed è proprio di Bosso il ruolo di front man: la sua tromba regala sprazzi di classe cristallina, con fraseggi sempre freschi e brillanti, che conferiscono alla melodia un ritmo travolgente ed allegro, ma allo stesso tempo emozionante e riflessivo (specialmente quando passa al flicorno).
Senza dimenticare ovviamente l’ottima prova di Condorelli, chitarrista elegante e dalle sonorità ricercate, che dimostra un accurato lavoro soprattutto in fase di composizione e arrangiamento. Il Pietro Condorelli suo è un tocco leggero, a tratti quasi impercettibile, ma ben ancorato al sound del quintetto, e dà sempre l’impressione che note e accordi siano perfettamente lì dove dovrebbero essere.
La perfetta padronanza che i cinque hanno dei propri strumenti permette un continuo rimescolio di posizioni all’interno dell’impianto complessivo, anche perchè il tutto si avvale di una compostezza dettata da un equilibrio costantemente ricercato, e che viene spezzato solo da alcuni straripanti assoli di Bosso e dai cambi di ritmo di Nastro.
L’esibizione ripercorre fondamentalmente i temi che hanno caratterizzato gli ultimi due lavori del quintetto, l’osannato “Quasimodo” ed il già citato “Easy”, con una netta preponderanza per i brani originali, composti dallo stesso Condorelli, dal blues di “Ask me why” alla bossa di “M.L.Samba” , dall’emozionante “Finjang” fino alla toccante “Evening prayer”, che segna il punto emotivamente più intenso della serata: il motivo è infatti dedicato alla memoria di Giulio Capiozzo, compianto percussionista degli Area, band con la quale Condorelli ha collaborato tra il ’94 ed il ’96.
Nel complesso il concerto risulta altamente gradevole, confermando la maturità ormai raggiunta da Condorelli nella triplice veste di musicista – compositore – direttore d’orchestra, e la bontà dei risultati raggiunti da un quintetto non convenzionale e tra i più propositivi nel panorama nazionale odierno.

Alberto Francavilla - Jazz Convention year 2006