CAROLINA BRANDES 
Original Musical Paint
Non solo jazz. Nel suo ultimo lavoro Carolina Brandes si conferma una delle più belle realtà nel panorama delle contaminazioni musicali.
“Original Musical Paint” mette in luce l’abilità di quest’artista nell’oltrepassare costantemente e sapientemente i confini del jazz. Si susseguono, infatti, incursioni in territori che spaziano dal rap di “Awakening” al ritmo reaggaeggiante di “La-la-la”. Tuttavia, il disco mantiene sempre una sua linearità e omogeneità. Anche quando il ritmo cambia e potrebbe correre il rischio di smarrirsi, la Brandes riesce a seguire sempre un proprio filo conduttore.
Fondamentale, da questo punto di vista, il ruolo svolto da Siniscalco al basso e da Pettirossi alla batteria: i due musicisti sembrano quasi giocare col ritmo, riuscendo a divincolarsi, anche all’interno di uno stesso pezzo, tra sonorità che richiamano influenze funky e progressive (come in “As if” e “Haze”, nel quale si rintracciano inizialmente echi di bossa).
Questo aspetto di ricerca viene ancora più accentuato dall’utilizzo di suoni ottenuti con il loop (a questo proposito sono da notare i richiami elettronici all’inizio de “L’urlo romano” e in “Ice in cremation”) e dall’utilizzo a volte elettronico delle tastiere (per es. “Un mythe par minute”).
Nonostante queste divagazioni, i brani tendono spesso a distendersi, per consentire alla Brandes di mettere in mostra una voce profonda e suadente (“Dr solitude”, “Hidden” e “Skipper”); potrebbe sorprendere, in questo senso, l’inaspettata scioltezza nel rap di “Awakening” (anche se la Brandes ha sicuramente potuto sfruttare l’attività di attrice, nonché il suo passato in formazioni funky). La volontà di divertirsi con le proprie capacità vocali contraddistingue questa poliedrica artista anche nella scelta della lingua : in “Un mythe par minute” riesce a passare con facilità dal francese all’inglese (e viceversa), mentre in “Awakening” a queste due lingue aggiunge una strofa in italiano, con l’effetto di fondere i diversi idiomi in maniera assolutamente complementare (ad un ascolto superficiale potrebbe addirittura sembrare che si tratti della stessa lingua).
Per concludere, Original Musical Paint si presenta (parafrasando il titolo) come un affresco vivace, in cui colori e stili si fondono ripetutamente ed in cui, altresì, è sempre visibile il tocco dell’autore, che conferisce costantemente all’opera la propria identità multiforme.