Ostiano (Cremona)15.05.05 - Progetto Jazz 2005 - Omar Sosa![]()
Foto di Danilo Codazzi
Se dovessimo trovare un personaggio che racchiuda in sé l’esatta concezione del termine world music non avremmo senz’altro dubbi e diremmo Omar Sosa. Il grande pianista cubano, avvolto da un alone di spiritualità che va di pari passo con la sua straordinaria verve musicale, ha incantato e scaldato il pubblico che ha riempito il Teatro Gonzaga di Ostiano per il quarto appuntamento del cartellone di Progetto Jazz. Sosa è tornato in terra cremonese alla testa di un trio, dopo essersi fatto conoscere in forma più allargata in un affollato concerto al Teatro Ponchielli qualche anno fa; e questa forma più cameristica ha accentuato le incredibili qualità di miscelatore di musiche: influenzato sia da Monk che da Chopin, lo sperimentale pianista ha voluto esprimere il suo concetto di musica urbana dale molteplici sfaccettature, coadiuvato da una coppia affiatata composta dal cantante e bassista elettrico Jose Julio Tomàs, nativo del Mozambico e dal percussionista Anga
Diaz, come Omar di Cuba, ex Irakene, tanto per intenderci. Il suo stile pianistico molto percussivo, evolutosi grazie agli studi fatti in Patria prima di arrivare al pianoforte, gli permette di essere perfettamente a suo agio con tempi che strizzano l’occhio all’antica cultura africana, ma anche a quella più moderna del rap e del jazz contemporaneo. Queste forme ritmiche molto spezzate, sostenute dal potente e ostinato basso di Tomàs, scaldano l’atmosfera e ci sbalzano senza soluzione di continuità da dolci momenti intimistici sulla tastiera a esplosioni funkeggianti o reggae dub. Sosa usa con discrezione anche un campionatore facendo ascoltare voci o semplicemente loops dei suoi accordi che a seconda del momento aumentano o diminuiscono di volume fino a scomparire. Grazie ai molteplici concerti che ha fatto in Europa e nel mondo la sua musica lascia un alone di pura energia che attraversa, nella miglior definizione della world music, le sonorità di un enorme quantità di Paesi, ma sempre con Cuba nel cuore. Sosa, assimilando come un onnivoro tutti suoni del pianeta, si è creato un personalissimo stile, che ha senz’altro rinvigorito e rivitalizzato il concetto pianistico della musica afrocubana, da sempre legata a standard classici, Un lungo brano finale, dapprima percorso sui binari di una dolcissima melodia, si trasforma poi in una entusiasmante salsa, e Sosa, sostenuto dall’energia della sezione ritmica si congeda raccogliendo cori e applausi.