Pat Metheny Group a Villafranca (VR)![]()
Foto di Barbara Rigon
Toccava a Villafranca (VR) l’onore di aprire la tournče italiana del Pat Metheny Group, e nello splendido scenario del Castello cittadino si č perpetrato l’ennesimo successo di questo eterno ragazzo di Kansas City. A differenza degli ultimi tour, questo č sicuramente il piů impegnativo e ambizioso di tutta la sua carriera: innanzitutto perché si basa sul suo recente lavoro, “The Way Up”, una vera e propria suite di quasi settanta minuti, divisa in quattro movimenti. E come aveva detto lui stesso prima di iniziare la tournče mondiale, rifare dal vivo questo album sarebbe stato molto complesso e faticoso. Bč, il risultato č stato a dir poco eccezionale, grazie ad un gruppo che č una macchina ben oliata e con nuovi innesti straordinari: accanto alle colonne storiche del PMG, vale a dire il co-leader Lyle Mays al piano e Steve Rodby al basso, e agli altri due punti fermi, il batterista Antonio Sanchez e il trombettista Cuong Vu ecco Nando Lauria alla chitarra e percussioni e soprattutto Gregoire Maret, approdato alla corte di Metheny dopo aver lavorato in tempi recenti con Cassandra
Wilson e con Charlie Hunter. Dopo una breve introduzione per sola chitarra di Metheny, che riprende “This is not America”, ecco arrivare tutto il gruppo per la stesura “live”di “The way up”, una non-stop che dura piů di un’ora, dove, in un crescendo simile ad un’opera rock, i magnifici sette si avventurano in un’avventura polistrumentistica, infatti salvo il solo Rodby, che usa il basso, tutti gli altri sono alle prese con diversi strumenti. Metheny cambia la chitarra spessissimo, a seconda dei movimenti della suite, Maret e Lauria suonano con disinvoltura da armonica, vibrafono, chitarra e percussioni, Vu lancia assoli alla tromba con effetti speciali, ma anche Mays e addirittura Sanchez li vediamo alle prese anche con chitarre. Un’onda sonora senza precedenti che si riversa sul pubblico, estasiato da questo turbinio di suoni e colori. E dopo una performance cosě uno pensa che sia tutto finito e invece no, il buon Pat inanella nella seconda, lunghissima parte una serie di vecchi successi eseguiti in duo, in trio, in quartetto o tutti assieme, com’č il caso di “James”, oppure di “Lone Jack” dal primo disco del PMG , quasi trent’anni fa!, la sempreverde “Last Train Home”o ancora una visionaria versione di “Are you going with me?” e la torrida elettrica “Roots of coincidence”. Voti alti per tutti, con una menzione speciale per Maret, che si č ritagliato ampi spazi con la sua armonica arricchendo il suono-puzzle del PMG di un nuovo gradito tassello.