David Sanborn - Live at Blue Note Milano![]()
Foto di Roberto Cifarelli
Rispetto a molti suoi altri colleghi musicisti, le incursioni di David Sanborn nel nostro Paese, soprattutto negli ultimi anni non sono state poi molte e quindi l’occasione non era da perdere: il sassofonista americano, che ha da poco compiuto sessant’anni, era ospite per due serate consecutive al Blue Note di Milano, martedì 18 e mercoledì 19 ottobre. Noi abbiamo assistito al primo concerto, in una sala praticamente esaurita, che ha accolto con il calore che si merita questo grande artista del sax, che è stato ed è tuttora un maestro per la sua tecnica e per il suo “suono”. Con alle spalle più di trent’anni di carriera,
molti album da solista e moltissime partecipazioni in qualità di special guest, ( da James Brown a David Bowie, da Gil Evans a Miles Davis, solo per citarne alcune), Sanborn si è presentato sul palco alla testa di un quintetto che annoverava il fido Ricky Peterson alle tastiere, Derrick Hodge al basso, Kendrick Scott alla batteria e il sempreverde Don Alias alle percussioni. Da “Taking Off” del ’75 a “Closer”, uscito quest’anno il repertorio da cui pescare era vastissimo, ma condensare tutti i successi in poco più di un’ora era praticamente impossibile, quindi il grande alto-sassofonista ha pescato fra cose vecchie e nuove, balzando con leggerezza da impulsi funky, il suo grande amore, a brani lenti e ballad che lasciavano senza fiato. Da “Smile”, tratta dall’ultimo album, a “Chicago song”, uno delle sue hit più famose, passando per una lunghissima versione di “Lotus Blossom”(firmata da Don Grolnick), Sanborn ha esibito ancora una volta tutta le sua straordinaria gamma di variazioni tecniche, dai quarti di tono, ai suoni multipli fino all’estensione di quattro ottave. Coadiuvato e spalleggiato soprattutto dalle tastiere di Peterson e dalle congas di Alias, il musicista americano ha fornito una prova più che buona, anche se i guizzi degli anni migliori sembrano però persi per strada.