DIARIO APOCRIFO
Ashley Kahn: "A Love Supreme, Storia del capolavoro di John Coltrane".
E' un libro ricco di testimonianze e dettagli inediti, che racconta il processo che ha dato vita ad uno dei dischi più importanti della storia del jazz.
Il metodo di Kahn (già sperimentato in un analogo libro dedicato a Kind Of Blue di Miles Davis) consiste nel ricreare la biografia di Coltrane, lo 'spirito del tempo' e l'eco suscitata dall'uscita dell'album, sia attraverso interviste a personaggi che hanno accompagnato il musicista lungo il suo percorso artistico, sia attraverso il racconto di come il disco è stato percepito dal pubblico, dalle radio, da altri musicisti (non necessariamente contigui al jazz). Un libro scorrevole ed anche molto ben documentato.
E però … Il primo ingrediente di un libro che parla di musica dovrebbe essere, appunto, la musica. Qui, invece, la musica è in sottofondo. In primo piano ci sono il 'personaggio Coltrane' ed il 'fenomeno A Love Supreme'. Di ciò che rende speciale tale fenomeno, ovvero della musica in esso contenuta, non c'è invece quasi menzione. E' una descrizione che si limita a poche righe, peraltro cariche di aggettivi suggestivi ma distanti dalla minima parvenza di analisi.
Molta emozione, poca comprensione (nel senso di comprendere, capire).
Giovanni Falzone Quartet Folk Songs (Gheroarté, Corsico, 22 Gennaio 2005)
Giovanni Falzone è sicuramente uno dei maggiori talenti apparsi sulla scena del jazz nazionale degli ultimi anni. Con il quartetto Folk Songs (Francesco Pinetti, Tito Mangialajo, Ferdinando Faraò), il trombettista rende omaggio alle musiche della Sicilia (sua terra natale) recuperandone in chiave jazzistica le splendide melodie.
Il ritorno alle origini, la riscoperta delle musiche tradizionali della propria terra, è ormai diventato luogo comune nel jazz. Ciò nonostante, il lavoro di Falzone è molto convincente. Il nostro riesce infatti davvero ad appropriarsi di queste musiche popolari, trasfigurandole ed avvicinandole a quelle concezioni musicali (cambi di tempo e di ritmo, aperture all'esplorazione strumentale ed all'estrema libertà esecutiva, echi eurocolti) che ritroviamo nei brani scaturiti dalla sua penna e nei suoi album da leader.
Questo progetto non è ancora stato registrato e per ora viene vissuto dai musicisti più come un gioco che come un possibile sbocco discografico. Noi che abbiamo avuto il piacere di ascoltarlo (un sentito grazie al Gheroarté, ormai uno dei pochissimi locali dell'area milanese dove è possibile ascoltare buona musica dal vivo), pensiamo che debba assolutamente essere registrato e pubblicato.
Verso gli album multimediali?
Ci vorrà ancora parecchio tempo prima che il cambiamento prenda piede. L'evoluzione tecnologica sta però offrendo nuove modalità di fruizione della musica. L'ultimo lavoro di Bill Frisell (Richter 858 - Music by Bill Frisell - Songlines - Distr. IRD), ad esempio, che prende spunto dall'opera del pittore Gerhard Richter, si presenta come un'opera multimediale che - grazie ad una traccia CD-Rom - ci permette di ascoltare la musica ed al tempo stesso di vedere i quadri di Richter che l'hanno ispirata (aiutandoci quindi a comprendere meglio ciò che stiamo ascoltando).
Facile prevedere ulteriori sviluppi di questa tecnologia. Altrettanto facile prevedere che, in un futuro prossimo, tutti i CD saranno in realtà dei DVD con musica e video (magari con riprese delle sessioni di registrazione, oppure delle performance live, oppure - come in questo caso - di ciò che ha ispirato la musica) con conseguenze importanti non solo sulla fruizione dell'album, ma anche sul processo creativo che dà vita all'album stesso.
Sviluppi potenzialmente affascinanti, virtualmente senza limiti (gli unici limiti sono in realtà quelli della creatività degli artisti). Naturalmente sperando che i jazzisti smettano di diffidare delle nuove tecnologie.