DIARIO APOCRIFO
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Anthony Braxton e Dave Douglas: "Six Standards (Quintet) 1996".

Standard o non standard, questo è il dilemma … Chi vi scrive non ama particolarmente gli standard, ma le sue convinzioni hanno vacillato non poco ascoltando Six Standards (Quintet) 1996, album a nome di Anthony Braxton e Dave Douglas, recentemente pubblicato dalla Splasc(H). Nel jazz si sente affermare "non è importante cosa si suona, ma come lo si suona", e spesso tale affermazione ci è sembrata più dettata da una nascosta (talvolta addirittura evidente!) volontà di giustificarsi (non suono composizioni originali ma …), piuttosto che da autentica convinzione.

Qui però il discorso è differente. Innanzitutto perché Anthony Braxton è uno dei massimi compositori del '900 e la scrittura di Dave Douglas, nel jazz di oggi, ha pochi rivali. Difficile dunque pensare a lacune creative. E poi perché il materiale musicale viene affrontato con un approccio molto libero, e suona dunque fresco, contemporaneo.

Certo, e proprio per i motivi appena sopra accennati, avremmo preferito ascoltare Braxton e Douglas impegnati su composizioni originali, ma anche in questo contesto ascoltarli è un vero piacere. E poi questo album ci propone Braxton nell'insolita veste di pianista. Una scoperta che da sola giustifica l'acquisto del CD.



Tommy Smith : "Evolution".

Una delle voci nuove del sax d'oltreoceano è Tommy Smith. Di lui i colleghi dicono ogni bene possibile. Recentemente la ESC gli ha pubblicato Evolution, realizzato in sestetto con Joe Lovano, John Scofield, John Patitucci, Bill Stewart, John Taylor (ebbene sì, lo stesso John Taylor partner di Kenny Wheeler e John Surman).

Guardando la formazione (ad esclusione di John Taylor, nessuno degli altri membri della band è esente da derive di dubbio gusto), temevamo un album ammiccante, magari con qualche scivolone nella fusion. In realtà si tratta di un album di ottimo jazz contemporaneo, con brani solidamente strutturati, dalle atmosfere varie e, cosa che non guasta mai, suonati con bella grinta. La scrittura di Smith è sempre (fatta eccezione per la quinta traccia) molto felice ed in fase solistica mostra un'ottima proprietà di linguaggio. Strumentalmente, è forse ancora un po' troppo agganciato ad alcuni modelli di riferimento (che noi abbiamo individuato in Brecker e Marsalis), ma il talento c'è, e la giovane età gioca tutta a favore di Smith.



A Milano non succede mai nulla

A Milano non succede mai nulla. Lo dicono tutti, a Milano: musicisti, organizzatori, giornalisti, pubblico. Naturalmente senza rendersi conto di essere, oltre che vittime, anche causa del problema. Viene in mente un'analogia con il basket. Negli anni '80 Milano aveva uno squadrone dominante in Italia e in Europa. Negli anni '90 c'è stato un graduale disimpegno. Investimenti sempre minori sulla squadra, risultati in calo, poco pubblico alle partite. Milano pensa solo al calcio, si diceva. Il basket non interessa più. Fortunatamente nel 2004 è intervenuto Giorgio Armani, imprenditore più lungimirante (e più legato a Milano e al basket) di altri, che ha deciso di investire sulla squadra. Ebbene, oggi il basket è di nuovo al centro degli interessi sportivi della città, la squadra ottiene buoni risultati, il pubblico affluisce alle partite molto numeroso.

Ecco, per rivitalizzare il jazz milanese (anni fa, Milano era detta 'la città del jazz') ci vorrebbe un altro Armani. Perché se è vero che ognuno deve fare la sua parte (i musicisti proporre cose originali, i giornalisti dare ampio spazio alle iniziative che si svolgono in città, il pubblico andare ai concerti), è altrettanto vero che il primo passo spetta a chi organizza e promuove i concerti. La città, se vede progetti interessanti, risponde bene. In tal senso, i buoni risultati di pubblico degli Aperitivi in Concerto al Teatro Manzoni oppure, su un segmento più di nicchia, del Gheroarté di Corsico, parlano chiaro. C'è qualcuno in città che vuole farsi avanti?

Paolo Peviani - Jazz Convention year 2005