DIARIO APOCRIFO
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Weather Report

L’ultima volta che ho ascoltato i Weather Report risale a molto tempo fa. Come per tutti i jazzofili della mia generazione, la premiata ditta Zawinul & Shorter ha rappresentato un punto fondamentale della mia formazione musicale. Ma poi i tempi cambiano, il gusto si evolve. E certi album ascoltati decine di volte sono ormai assimilati e non si sente più la necessità di ascoltarli.

Un paio di recenti uscite discografiche hanno però re-imposto i Weather Report alla mia attenzione.

Footprints, The Life And The Music of Wayne Shorter (Columbia Legacy), in modo diretto. Mysterious Voyages (ESC Records) attraverso un omaggio che un variegato nucleo di musicisti (da Marcus Miller a Jim Beard, da Terje Gewelt a Rachel Z) rende a quelle musiche.

Questi ascolti, uniti al recupero di qualche impolverato vinile (tra cui il meraviglioso live 8:30), hanno stimolato un paio di considerazioni:
  • A tutt’oggi, la musica dei Weather Report è il punto più alto mai raggiunto dalla ‘fusion’. Probabilmente Joe Zawinul preferirebbe chiamarla ‘world music’, genere di cui si sente l’ideatore assoluto, ma questo non è importante. La sostanza è che dopo i Weather Report la fusion ha ‘girato a vuoto’ senza produrre nulla di nuovo. Da oltre vent’anni continuiamo ad ascoltare gli stessi stilemi, trovando come unico elemento di novità le timbriche messe a disposizione dall’elettronica. Un po’ poco, mi pare.
  • La musica dei Weather Report non è interpretabile. Ovvero, Shorter & Zawinul hanno dato, di quelle composizioni, la migliore interpretazione possibile. Affrontare quel materiale è peggio che tentare di suonare A Love Supreme. E’ una battaglia persa in partenza.

L’operoso Nord-Est (Caligola e Artesuono).

Il cosiddetto “operoso Nord-Est” si conferma tale anche in ambito jazzistico. Due etichette, in particolare, si stanno imponendo alla nostra attenzione: la Caligola Records e la Artesuono.

Hanno profili diversi, orizzonti diversi e si rivolgono ad un pubblico con esigenze diverse (più amante del linguaggii tradizionale quello della Caligola, più aperto al nuovo quello della Artesuono). In entrambi i casi, però, mi pare ci sia da segnalare quella che una volta si definiva ‘voglia di fare bene le cose’, con cura e con amore. Che non significa solo un suono curato od una coerente linea editoriale. C’è anche questo, naturalmente (lo studio di Artesuono è ormai diventato un punto di riferimento per tutti quei musicisti che tengono in alta considerazione la qualità della registrazione).

Fare bene le cose significa però anche molto di più. Significa anche (soprattutto?) saper pubblicare musicisti di varia estrazione, senza preconcetti e senza chiusure. A conferma di ciò, vorremmo quindi segnalarvi, per entrambe le etichette, un album ‘fuori dallo schema pre-costituito’.

Viola Trio di Paolo Botti (con Salvatore Maiore e Anthony Moreno) per la Caligola, un album introverso e per nulla rassicurante. Oblivion, del duo Loris Calmaor/ Leandro Camerotto, un mix di Piazzolla, Bernstein, Gershwin, di gusto cameristico, per l’Artesuono. Bellissimi entrambi, un piacere per le orecchie e per la mente. 

Paolo Peviani - Jazz Convention year 2005