DIARIO APOCRIFO
Al festival, al festival!
Arriva la bella stagione e, puntuale come ogni anno, parte la programmazione festivaliera.
Per un paio di mesi, la nostra penisola sembra trasformarsi nella patria del jazz. Concerti in ogni dove. In piazza, in spiaggia, in funivia, al parco … Venghino, venghino, signore e signori!
Ed il povero jazzofilo, costretto a fare la fame nei mesi invernali, e a sfogare le proprie crisi di astinenza su Radio Tre (meno male che c’è Pino Saulo!), si trova improvvisamente a dover fronteggiare un fitto calendario di concerti, magari con sovrapposizioni di date spiacevoli (due concerti molto interessanti e che si rivolgono allo stesso tipo di pubblico, programmati per la stessa serata a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro).
Le considerazioni (e contro-considerazioni) che si potrebbero fare sono infinite. Non staremo certo a ripeterle. Auspichiamo qui soltanto che il jazz sappia cogliere l’opportunità che i festival estivi offrono (presentarsi ad un pubblico più vasto) e riesca a trasformare parte degli occasionali compagni di viaggio della stagione jazzistica estiva in pubblico stabile. Pubblico che si vede anche quando il concerto è in periferia, in una sala non troppo modaiola. Pubblico che si vede anche quando bisogna pagare il biglietto.
E già che ci siamo, vorremmo darvi anche qualche dritta su come affrontare questa stagione festivaliera.Fatte queste “raccomandazioni”, non mi resta che augurarvi una buonissima estate nel segno del jazz. E se vorrete farmi sapere com’è andata, in alto trovate il mio indirizzo email.
- Suggerimento banale (ma non troppo): andate ad ascoltare i musicisti che vi piacciono. Non ne rimarrete delusi. I jazzisti hanno una preparazione musicale notevole. Dal vivo, rendono sempre più che su disco.
- Andate ad ascoltare nomi nuovi, formazioni sfiziose, musicisti che non conoscete e che vi incuriosiscono. Nei festival estivi i concerti sono spesso gratuiti. Quale migliore occasione per ampliare le proprie conoscenze e prendere contatto con artisti sconosciuti?
- Privilegiate gli ambienti raccolti. Il jazz richiede concentrazione e non è propriamente musica da ascoltare all’aperto (All’aperto si gioca a bocce, diceva un grande compositore). Ascoltare jazz in una grande piazza, rumorosa, con via-vai di gente e motorini che scorrazzano, può essere frustrante.
- Privilegiate quei festival che hanno una programmazione coerente, una linea musicale ben definita. Sono, questi, segni di una direzione artistica accorta, che fa le cose con cura, che sceglie con discernimento i musicisti da proporre al proprio pubblico
- Speculare al punto precedente: attenzione ai cosiddetti pacchetti, ovvero nuclei di musicisti che transitano da un festival all’altro. Non c’è niente di male in questo. E’ una pratica che permette agli organizzatori di ottimizzare i costi. Ma se un festival propone solo pacchetti, allora la direzione artistica non sta facendo molto bene il suo lavoro. Il singolo concerto può essere interessante. Il festival nel suo complesso no.
- Complemento al punto precedente: diffidate dei festival che propongono in cartellone stelle del pop o del rock. Non siamo puristi e non lo siamo mai stati, ma certe operazioni puzzano di marketta lontano un miglio. Il jazz non ha nulla da guadagnare dalle rockstar. Al limite, può essere vero il contrario (partecipare ad un festival jazz significa, implicitamente, apporre un bollino di qualità alla propria musica).
- Comprate i CD dei musicisti che vi sono piaciuti. Spesso nei festival sono i musicisti stessi a venderli. Acquistare i loro CD è un modo per sostenere la musica che vi piace e gli artisti che la fanno.