DIARIO APOCRIFO
Romano - Sclavis – Texier: African Flashback
Caro diario,
Fare il critico / giornalista musicale è, talvolta, un mestiere ingrato. Si è esposti ad una quantità di musica impressionante. E questo è senz’altro positivo. Ma alla quantità non sempre corrisponde la qualità. Ho spesso assistito a concerti di assoluta mediocrità. Ascoltato CD di musicisti che, se avessero preso un diploma di geometra, avrebbero fatto del bene alla musica e (forse) all’edilizia. Tutto questo genera a volte una certa frustrazione. Vi sono però musicisti che non sbagliano un colpo, album che ti riconciliano con il jazz.
E’ questo il caso del trio Aldo Romano - Louis Sclavis – Henri Texier, e del loro nuovo album intitolato African Flashback, in uscita il prossimo 27 Ottobre. Un album indispensabile, da avere assolutamente nella propria discoteca, come del resto i due album precedenti del trio: Carnet de Routes e Suite Africane. E come i due album precedenti, anche African Flashback sarà corredato dalle belle ed evocative immagini di Guy LeQuerrec.
Contrariamente ai Carnet de Routes ed alla Suite Africane, tuttavia, African Flashback non nasce da un recente viaggio in Africa. Nasce, piuttosto, dal ripercorrere con la memoria gli antichi viaggi, da una serie di flash-back, appunto. E la musica proposta è dunque simile a quella di allora, filtrata però da quel distacco emotivo, da quella serenità, da quella pacatezza con cui si guarda alle esperienze passate e distanti nel tempo. Se i Carnet de Routes e la Suite Africane erano così sanguigni e diretti da sembrare – a tratti – persino irruenti, qui c’è più meditazione, consapevolezza, pace interiore.
Intendiamoci: non mancano i momenti torridi, quasi free, così come i pedali ostinati di ispirazione vagamente rock. Ma su tutto c’è, sempre ed ancor più che negli album precedenti, una meravigliosa tensione melodica. Dolcissima ed articolata nelle composizioni di Texier, nervosa e tormentata in quelle di Sclavis, cantabile e mediterranea nei brani a firma di Romano. Sono spunti melodici che, indipendentemente dalla complessità strutturale, catturano l’attenzione sin dal primo istante e vanno diretti al cuore, forti di una tensione emotiva e malinconica non comune (esemplare, a questo proposito, il titolo dell’ultimo brano: Dieu n’existe pas).