DIARIO APOCRIFO
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La sindrome di Vincenzo Mollica

Caro Diario,

Sulla rivista francese Jazz Man, il nuovo album di Aldo Romano (Chante, uscito per la Dreyfus) è stato oggetto di un Pour / Contre che ha messo a confronto l’opinione di due recensori. Uno che ha assegnato all’album quattro stelle. L’altro che ha assegnato all’album una stella ed ha espresso considerazioni molto negative, ai limiti del sarcastico.

Non entro nel merito del giudizio sull’album. Non mi interessa in questa sede. Quello che mi interessa sottolineare è come la rivista ed i recensori non si siano assolutamente fatti intimorire dall’importanza del musicista e/o della casa discografica. Il diritto di critica è stato esercitato in piena libertà.

Trasferiamo il tutto in Italia. Immaginiamoci la scena. Esce un nuovo album di uno dei senatori del jazz italiano. Supponiamo che sia di scarsa qualità (può succedere). Quale rivista, quale recensore, lo stroncherà? Nessuno.

Ed anche se dai senatori passiamo ai giovani emergenti, ai quarantenni affermati, ai carneadi, lo scenario non cambia. In Italia, le riviste che si occupano di jazz sembrano tutte affette da quella che si potrebbe definire sindrome di Vincenzo Mollica.

Vincenzo Mollica è quel giornalista che cura la “pagina” degli spettacoli nei telegiornali Rai, e che tesse lodi sperticate su qualunque disco, concerto, evento che venga sottoposto alla sua attenzione. Analogamente, sulle riviste italiane che si occupano di jazz si leggono solo recensioni più che positive. In condizioni normali, solo una piccola parte dei CD recensiti (il 10-15%?) dovrebbe ricevere 4-5 stelle. La grande maggioranza (un 60-70%?) dovrebbe ricevere 2-3 stelle, ed il rimanente 20% dovrebbe ricevere una stella. Sulle riviste italiane invece le valutazioni basse (1-2 stelle) sono state bandite. Troviamo solo CD da tre, quattro, cinque stelle. Perché?

Alcune motivazioni, facilmente intuibili, possono essere relative al potere di pressione delle case discografiche (che comprano pagine pubblicitarie sulle riviste stesse), o al rapporto di amicizia tra musicisti e recensori. Ma … Forse che queste cose non esistono anche in altri paesi?

Non ci si stupisca, dunque, se oggi in Italia l’opinione dei recensori non viene tenuta in alcun conto né dai musicisti né dal pubblico. Per conquistare uno spazio ed un ruolo, giornalismo e critica musicale devono innanzitutto acquisire in autorevolezza. E l’autorevolezza si acquisisce con la competenza e l’indipendenza di giudizio. Non certo con la piaggeria o il volemose bene.

Paolo Peviani - Jazz Convention year 2006