Rarities: Gli LP rari della ECM non ancora ripubblicati in CD

Bobo Stenson trio
Underwear
ECM 1012, 1972
 


Bobo Stenson: pianoforte / Arild Andersen: contrabbasso / Jon Christensen: batteria

Sin dalle prime note di “Underwear” – lavoro discografico che sancisce il debutto artistico a nome di Bobo Stenson presso l’ECM – si avverte la valenza artistica, il nitido spessore contenutistico di un pianista dotato e dal tocco sicuro.
Dal tema omonimo posto in apertura del disco, si avvisano immediatamente taluni punti di riferimento cardine che narrano la storia e l’estrazione del grande pianista svedese. Dinamica di chiaro stampo europeista, derivazione accademica, esplosioni concettuali vicine al Jarrett di quel periodo Atlantic che già all’epoca faceva scuola. Eppure il suono era diverso, la lezione tyneriana (ma anche il Chick Corea di dischi come “Now He Sings, Now He Sobs”) per Stenson rappresentavano una sicuro punto di partenza per chi aveva assunto la libertà espressiva come condizione essenziale per lo sviluppo della propria visuale, proiettata logicamente verso una nuova svolta.
L’interplay è gioioso e il leader guida come un valoroso condottiero il giovane trio, completato da Arild Andersen al contrabbasso (poderoso e deciso il suo solo all’interno del pezzo) e Jon Christensen alla batteria, in europa una delle più accreditate ritmiche dagli anni Settanta sino ad oggi.
Luberon, amabile composizione evansiana, spiazza tutti per la dolcezza intimista e la volatilità del tema, non netto, non preciso ma pervaso da un alone sfuggente e gentile. Medesimo clima si respira in Tant W, dove le spazzole e i piatti immateriali di Christensen planano agili come una sorta di lunga poesia mancata, incompleta, aeriforme. Andersen sfugge invece al controllo, inventa microtematiche modali dall’incisivo fascino pittorico mentre Stenson distilla gocce di superlativo pianismo.
Rudolf è invece un blues dalla caratteristica misteriosa e ciondolante. Andersen lievita immediatamente le sue ipotesi ondeggianti con un controcanto ironico e in continua lievitazione. Altrove, episodi come Test rappresentano quel breve sviluppo modale che non prosegue e si scioglie nell’ariosa ironia dettata dal trio.
Resta infine Untitled, metafora liberatoria e “mosca bianca” nel ricco scenario rappresentato sul disco. Composta da Ornette Coleman, la traccia ravvisa quel dolore asimmetrico, quella forza ricca di slanci labirintici sciolta da vincoli che trovano le misure nella sola pronuncia del tema, breve e brillante come da sempre il sassofonista ci ha abituati. Untitled non è solo un doveroso omaggio a Coleman ma rappresenta la necessità quotidiana del pianista di esprimere se stesso nella duplice veste armoniosa di candore e ribellione, di grazia fiabesca e disgregazione materica.
Il pezzo - l’unico tratto da “Underwear” del quale restiamo in attesa di pubblicazione su cd - è stato saggiamente inserito tra le dodici tracce di “Selected Recordings”, una delle acclamate antologie di “:rarum” (ECM, VIII, 014214-2, 2002) che narra la vicenda splendente e riconoscibile di un artista come Bobo Stenson.

Per un quadro completo sull’arte di Bobo Stenson, vai in ECM Story

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