Bobo Stenson: piccola biografia di un grande pianista
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Bobo  Stenson Considerato a ragione uno dei più creativi e indiscutibili capiscuola del moderno pianismo europeo, Bobo Stenson è attivo sulle scene sin dalla fine degli anni Sessanta. Il musicista svedese (nato a Västerăs col nome di Bo Gustav Stenson il 4 agosto del 1944), aveva però iniziato a suonare il pianoforte classico sin dall’età di cinque anni. Spinto dalla passione del fratello batterista, di sei anni più grande, Stenson a dodici anni si avvicina al jazz, non abbandonando più quella musica che lo farà lasciare le lezioni di pianoforte all’età di quindici anni.
In quel periodo Stenson entra in contatto con musicisti della sua area, nello specifico con il contrabbassista Ivar Lindell e col trombettista Lars Färnlöf. In seguito, nel 1963, il pianista conosce il tenorista Börje Fredriksson col quale suona a Stoccolma durante i tempi dell’università. Trasferitosi con quest’ultimo a Parigi, fonda un quartetto stabile esibendosi in vari clubs per poi proseguire la sua carriera parigina insieme al vibrafonista Gunter Hampel (al Blue Note), e, col sassofonista statunitense Andrew White III, al Chat-qui-pêche. Subito dopo Stenson prosegue la sua esperienza, stavolta in Germania, insieme alla vocalist Inge Brandenburg. Copn lei inciderà a Berlino nel 1965 il suo primo disco in assoluto.
Tornato in Svezia ed espletato parzialmente il servizio militare nel corso del quale conosce il contrabbassista Palle Daniellson, Stenson fonda con quest’ultimo un trio completato dal batterista Rune Carlsson. Insieme a Carlsson, torna nuovamente in Germania costruendo un altro trio stavolta al fianco del grande contrabbassista statunitense Red Mitchell.
Bobo  Stenson Ritornato in patria, in quegli anni accompagna prestigiosi musicisti di passaggio nel suo paese come Sonny Rollins, Don Cherry, Stan Getz e Gary Burton. Dopo una seppur breve ma proficua collaborazione con George Russell all’interno della sua Nordic Orchestra, Stenson diverrà artista di punta della neonata ECM, incidendo durante il corso degli anni Settanta al fianco di numerosi musicisti europei (tra questi citiamo Jan Garbarek, il tenorista connazionale Bent Rosengren, Terje Rypdal, Arild Andersen e Jon Christensen). Il pianista svilupperà così notevoli sensibilità interpretative riconducibili alla poetica di Bill Evans, ricreando da questa, un originalissimo approccio verso nuove forme espressive. Nel 1971 Stenson con Rypdal e Garbarek incide lo storico “Sart” (insieme a Jan Garbarek, Tspace=5 width="146" height="185" lowsrc="Bobo%20Stenson"> di ardita sperimentazione e assunto a modello dall’emergente generazione di musicisti vicini all’estetica del jazz elettrico. Nello stesso anno con la ritmica di “Sart”, inciderà “Underwear” (vedi recensione su Rarities), primo lavoro a suo nome realizzato alla guida di un trio. Sempre intorno alla metà degli anni Settanta il pianista svilupperà ulteriormente il suo linguaggio all’interno del Jan Garbarek-Bobo Stenson Quartet.
Alla fine di quella decade, Strenson fonda nel suo paese il progetto Rena Rama, band comprendente Jon Christensen o Bengt Berger, Lennart Äberg e Palle Danielsson, poi sostituito da Anders Jormin, con la quale incide gli oramai introvabili “Rena Rama” (Caprice, 1973) e “Landscapes” (ECM/Japo, 1977).
Ricevendo prestigiosi consensi dalla critica (Down Beat in testa) e proseguendo la sua carriera tra le fila del quartetto del sassofonista Charles Lloyd e del trombettista polacco Tomasz Stanko, a metà degli anni Novanta, Stenson tornerà alla testa di un nuovo trio, pubblicando altri tre lavori per la ECM che lo incoroneranno di diritto tra le più raffinate e colte personalità del jazz di questi tempi.

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