Sulle tracce del pianista che viene dal freddo
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Bobo  Stenson Già qualche settimana dopo la pubblicazione di “Sart”, Stenson era proiettato nuovamente verso altre soluzioni estetiche, dentro nuove intuizioni espressive dalle quali elaborare quel suono, quell’emozionante intreccio di visioni e libere suggestioni che altri pianisti di quell’area (non solo geografica) tentavano con differenti esiti, di dare corpo. Da Keith Jarrett a John Taylor, da Art Lande a Rainer Brüninghaus, quella che poi venne definita l’estetica ECM, stabilisce (mai in modo definitivo), i propri parametri di confronto, le proprie personali tesi, le proprie aperture verso altri mondi sonori mai limitativi di successive intuizioni. Sulla scorta di imput provenienti da molteplici colorazioni progettuali, “Underwear”, disco inciso nel 1971 con Arild Andersen e Jon Christensen, si staglia come l’inizio di un’avvincente avventura che raccoglie le esplosioni di Ornette Coleman o la coesa unità d’intenti proferita da Miles Davis, senza dimenticare l’interazione tra melodia (si ascolti la purezza di Luberon) e improvvisazione estemporanea (intrigante l’escalation di Underwear), esposte tra profonda liricità e intensa libertà delle forme. Dovremmo attendere ben venticinque anni per saggiare, non senza incantevoli brividi emozionali, il grande ritorno solista di questo pianista volutamente mai leader ma sempre al servizio di inarrestabili laboratori di idee. Tra questi figura quello attuato al fianco del sassofonista Charles Lloyd, col quale incide tra il 1990 e il 1996, lavori imperdibili come Fish Out Of Water, Notes From Big Sure, The Call, All My Realtions e Canto. Altra importante quadrilogia sarà per il pianista svedese un poker d’incisioni realizzato nel periodo di permanenza con varie formazioni guidate dal trombettista Tomasz Stanko (“Bosonossa And Other Ballads” - inciso per la Gowi nel 1993 – “Matka Joanna”, “Leosia” ed il bellissimo “Litania: The Music Of Krzysztof Komeda”, progetto-omaggio al dimenticato pianista e compositore polacco). Con il fido Christensen ed il contrabbassista Anders Jormin in “Reflctions” (1996), avviene il miracolo della riconferma di un’artista versatile ma scostatosi sempre dai facili riflettori o dai gratuiti abbagli discografici. Composizioni come NOT, Q o l’incantevole Minidiatyr stanno a testimoniare l’universalità propagata dalla sua genuina arte. La magia pura di un pianismo ellittico, urgente pur nella scansione di melodie minime, cantabili, che rimangono nell’aria per giorni e notti interminabili, risiede tra i solchi di quel lavoro che suggerisce ulteriori momenti di maturazione. È il caso di “War Orphans” (1998), velato omaggio a Ornette Coleman ma cedevole ad una apparentemente inconciliabile coesistenza evansiana. In maniera garbatamente sommessa e con una presenza quasi spirituale, qui s’individuano alte intuizioni melodiche di assoluta eleganza, armonie non prive di pulsioni ritmiche che si scontrano con imprevedibili stati dell’anima. La sola apertura affidata a Oleo De Mujer Con Sombrero, scritta da Silvio Rodrìguez - geniale esponente della nueva cancion cubana - o Eleventh Of January, pezzo a firma di un ispirato Jormin, vale l’essenza stessa di una parola esaustiva sulla densità illusoria di quell’incanto.
Altra dimensione di grande suggestione, spesso tumultuosa - specie nel primo volume - di seguito crepuscolare e prosaica sarà “Serenità”, il doppio concept album (una volta si chiamavano così), contenente dinamiche tra le più svariate e concettuali, sebbene intrise di malinconiche profondità lessicali. A differenza di altri lavori, a parte la ventosa alchimia cromatica di El Mayor (altra romanticissima composizione di Rodrìguez), si assiste alla rottura arbitraria di parametri in precedenza collaudati. C’è solitudine e profonda riflessione anche nei momenti di libera improvvisazione collettiva (vedi North Print e East Print). Irrompe così stranamente dolce la Die Nachtigall di Alban Berg, la triste e cupa notturnità di Serenity (scritta dal grande compositore Charles Ives), ma anche il mitigato folklore tradizionale di Polska Of Despair di Lorens Brolin, compresa una poco riconoscibile shorteriana Swee Pea. Disco magnifico insomma, replicabile solo e unicamente dal suo straordinario e inimitabile autore.

BOBO STENSON SU ECM

COME LEADER
  • Underwear (1971; ECM 1012)
  • Reflections (1996; ECM 1516)
  • War Orphans (1998; ECM 1604)
  • Serenity (2000; ECM 1740/41)
COME CO-LEADER
  • Sart con Jan Garbarek, Bobo Stenson, Terje Rypdal, Arild Andersen, Jon Christensen (1971; ECM 1015)
  • Dona Nostra con Don Cherry, Lennart Åberg, Bobo Stenson (1994; ECM 1448)
COME SIDE-MAN
  • Terje Rypdal / Omonimo (1971; ECM 1016)
CON CHARLES LLOYD
  • Fish Out Of Water (1990; ECM 1398)
  • Notes From Big Sur (1992; ECM 1465)
  • The Call (1993; ECM 1522)
  • All My Relations (1995; ECM 1557)
  • Canto (1997; ECM 1635)
CON TOMASZ STANKO
  • Leosia (1997; ECM 1603)
  • Litania – The Music Of Krzystof Komeda (1997; ECM 1636)
  • Matka Joanna (1995; ECM 1544)
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Gianmichele Taormina - Jazz Convention year 2005